Dove il caos non paga

Il “guru” Grillo vor­rebbe che i grillini fos­sero una setta: lui co­manda, detta i tempi, dice chi può parlare e chi no, dove lo può fare, cosa deve dire e a chi. Gli adepti ubbidi­scono…

Grillo è convinto che anche un minimo tasso di democrazia interna sarebbe lo snaturamento e, dunque, la distruzione del Movimento 5 Stelle.

Chi sa riconoscere che l’M5S ha avuto dei meriti, ad esempio nel portare alla politica molti giovani che non le si erano mai avvicinati e nel costringere gli altri partiti a non includere nelle liste elettorali alcuni “impresentabili”, ha dunque accolto con soddisfazione la notizia che la setta non è monolitica e che non tutti gli adepti si suiciderebbero se il loro capo lo chiedesse.

È accaduto in occasione dell’elezione del presidente del Senato, quando un pugno di senatori grillini, in particolare delle regioni del Sud, ha deciso di disubbidire al diktat di Grillo e votare il candidato di Pd-Sel, Libero Grasso.

Un voto, questo, che non soltanto premiava un magistrato antimafia, ma penalizzava il suo avversario Renato Schifani, il cui passato, in ordine alle cose di mafia, non pare tra i più limpidi.

Questi grillini, una decina al massimo, si sono resi conto che anche loro hanno un mandato elettorale da rispettare: “Come lo spiego ai miei elettori che in occasione del voto per il presidente del Senato, seconda carica dello Stato, non ho scelto tra Grasso e Schifani?”, si sono detti.

Uno di loro non ha avuto dubbi: non solo voto secondo coscienza, ma lo dichiaro apertamente e me ne assumo le responsabilità. Il suo nome è Giuseppe Vacciano, napoletano, che si è autodenunciato in quanto “colpevole di alto tradimento dei principi dell’M5S”, come da anatema del leader, con un video pubblico. Dopo Vacciano, forse perché sollecitati a farlo dal capogruppo Crimi, anche gli altri “reprobi” hanno “confessato”.

Il “caso” costituirà un precedente per una “democratizzazione” del Movimento 5 stelle? Impossibile dirlo ora. Si può, tuttavia, prevedere, che se la strada non sarà questa, l’inziativa dei grillini e il loro avvento in Parlamento risulterà inutile e che con il passare dei giorni la protesta si dimostrerà sempre più sterile.

Non solo: buona parte dell’elettorato, come ha dimostrato lo scontro sulla formazione del nuovo governo, non trovando comprensibile l’integralismo ostruzionistico potrebbe – se l’obiettivo di Grillo è quello di nuove elezioni per aumentare il suo bottino di consenso – non confermare il suo appoggio.

L’impressione è che Grillo soffra di una sindrome paranoide. Dice “siete circondati”, ma è lui che si sente circondato, vede “trappole” ovunque, parla di inciucio continuo Pd-Pdl, laddove Bersani, nella scelta dei candidati alla presidenza delle Camere, ha dimostrato che talvolta questa tentazione non ce l’ha.

Probabilmente Grillo deve rivedere la linea, una cosa è la piazza, un’altra il parlamento, dove il caos non paga, nemmeno per i “rivoluzionari”.

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