Chi offende la morale?

Catania, Gay Pride tra le vie del centro. Il Questore Molino si rivolta nella tomba

“Non ho niente contro di loro, ognuno a casa sua fa quello che vuole”, “Basta che stanno lontani da me”, “Poverini”, “Perché devono farlo davanti a tutti?”.

Puppi, iarrusi, froci, checche, finocchi. Sono tutti in piazza, sfilano, ballano, cantano. Alzano le mani al cielo. Libertà! Libertà! gridano, poi parte un’altra canzone e viene a tutti la voglia di muoversi.

Un bambino si appoggia con la testa al padre che lo stringe dolcemente, porta una maglietta con scritto “famiglia arcobaleno” e guardando bene sembra proprio un tripudio di colori, profumi, sorrisi. “Che bisogno c’è di fare spettacolo?” chiede qualcuno. La folla non risponde, qualcuno spruzza dell’acqua. Un ragazzo abbraccia una sua amica, poi due fidanzati si baciano. Lei ha la bandiera arcobaleno disegnata sulla guancia destra. “Non bisogna essere gay per difenderne i diritti” annuncia un cartellone.

Così prosegue il Gay Pride a Catania. Che siano etero, omosessuali, transessuali, bisessuali, centinaia di persone sfilano per le vie del centro danzando e cantando. La libertà di amare chi si vuole e come si vuole. Catania è immersa nel caldo, ma le vie del centro sembrano svegliarsi dal torpore estivo grazie ad un corteo pacifico, colorato, pieno di felicità. Qualche faccia triste si vede, ma solo ai bordi delle strade. Qualcuno osserva con il volto schifato: “C’è un mondo perso”. Tre anziane amiche si affacciano alla porta e guardano divertite. Dai balconi qualcuno riprende il corteo con il telefonino e sorride, altri invece guardano seriosi tenendo le braccia chiuse, quasi come a volersi proteggere. La felicità e le risate invadono la via e sovrastano qualsiasi mugugno. È la diversità a fare paura.

***

A Catania nel 1939 il Questore Alfonso Molino incominciò una feroce caccia contro gli omosessuali catanesi. Quarantacinque i “puppi” condannati al confino quell’anno, la maggior parte di loro braccianti, camerieri, sarti, analfabeti. In difesa della razza e dell’Italia Fascista.

Dalla relazione del Questore Molino si legge “La piaga della pederastia in questo capoluogo tende ad aggravarsi e generalizzarsi perché giovani finora insospettati, ora risultano presi da tale forma di degenerazione sessuale. Questo dilagare di degenerazione in questa città ha richiamato l’attenzione della locale Questura che è intervenuta a stroncare o, per lo meno, ad arginare tale grave aberrazione sessuale che offende la morale. Ritengo pertanto indispensabile, nell’interesse del buon costume e della sanità della razza, intervenire con provvedimenti più energici perché il male venga aggredito e cauterizzato nei suoi focolai. A ciò soccorre, nel silenzio della legge, il provvedimento del Confino di polizia”.

Fino a pochi anni fa era presente una lapide al Palazzo della Cultura, promossa dall’associazione “Open Mind LGBT Catania”, che ricordava questo tragico evento. Oggi la lapide non è più presente, rimossa dal comune nel 2013 per il fastidio mostrato dai discendenti dell’ex Questore Alfonso Molina. Nello stesso anno arriva in parlamento la proposta del DDL Scalfarotto, riguardante il contrasto all’omofobia e alla transfobia, ferma da quattro anni a causa di continui emendamenti e bocciature da parte del Nuovo Centro Destra.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.