sabato, Maggio 2, 2026

Autore: redazione

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Pistole non ne vogliamo più

Ieri sera hanno sparato a Turi, Salvo, Michael, Seby… a uno dei tanti ragazzini del quartiere.

È l’immagine di una città che ha abbandonato i suoi figli più deboli. Siamo a San Cristoforo, Catania quartiere di artigiani, famiglie, bottegai, studenti universitari, bambini e spacciatori, covi di armi, stalle abusive per i cavalli da corsa, box per i pitbull da combattimento.

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-rete-SocietàStorie

Camminando con Dino Frisullo sarebbe stato un bel 2 Giugno di Pace

L’Italia è una “Repubblica democratica” recita l’articolo 1 della Costituzione Italiana. In democrazia (demos, popolo; kratos, potere) il popolo dovrebbe essere sovrano, esercitando il suo “potere” con strade civili e nonviolente, ripudiando decisamente la legge del più forte e della sopraffazione violenta. La forza militare è l’esatto opposto, il contrario più totale della democrazia.

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-rete-Cronaca

Colpo alla mafia di Tortorici

È una mafia che si sta compattando – continua – che non subisce più da qualche tempo il condizionamento prima egemonico di quella barcellonese. È una mafia che è in rapporti diretti con la ‘ndrangheta e con la mafia catanese, con la quale ha dei rapporti storicamente consolidati determinati dalla configurazione del territorio”.

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-rete-GiornalismoInchieste

L’editoria, i piccioli, Maniaci e Giacchetto

Dal punto di visto giornalistico bisognerebbe chiedersi come mai solo alcune testate e non altre hanno ricevuto dei soldi grazie al “sistema Giacchetto”. Perché allora nessuno si è posto questa domanda e di questo processo si è parlato così poco? Meglio interessarsi alle “mille lire”? E i milioni di euro pagati con soldi pubblici ce li scordiamo?
La parabola della pagliuzza e della trave non renderebbe a sufficienza la disparità di chiarezza nel trattamento delle due vicende. Maniaci e Giacchetto diventano due paradigmi per capire il funzionamento dell’editoria in Sicilia.

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-rete-Cronaca

Riprende il “gioco dell’oca”

Minori eritrei alla disperata ricerca di un’accoglienza degna in Italia

Ieri pomeriggio siamo venuti a conoscenza della deportazione al Cara di Mineo di cinquantadue migranti, rastrellati il giorno prima a Ventimiglia e subito trasferiti con un volo da Genova a Catania. Durante il nostro monitoraggio del transito e delle partenze dei migranti nella zona della Stazione catanese, abbiamo avuto modo di dialogare con sei di questi, che erano minori eritrei non accompagnati, arrivati in Sicilia alcuni mesi fa.

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