Mandateci un esercito di insegnanti e di assistenti sociali

Il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica si è riunito in Prefettura a Catania e ha chiesto, per bocca del Procuratore, l’intervento dei militari per il controllo della città, l’impiego di più telecamere, un ricorso maggiore al Daspo urbano. Ma sono il degrado sociale, la povertà economica, culturale e affettiva che generano violenza. E non basta un poliziotto per applicare la legge in una società disperata. Serve ristabilire un patto sociale, serve applicare la Costituzione, serve consegnare giustizia. Serve dare un lavoro stabile a chi vive di espedienti.

“Orlando incazzato” a San Cristoforo

Orlando ha trent’anni, non è alla corte di Carlo Magno, non vive fantastiche avventure, duelli o magie. Perché siamo nel 2018 e soprattutto siamo a San Cristoforo, quartiere popolare nel cuore di Catania dove, se hai una spiccata sensibilità, la sopravvivenza diventa un’arte. Ed è proprio qui che Orlando, prima innamorato e dopo furioso, sceglie finalmente di incazzarsi.

Una vita in bottega

“Qui accanto c’è una sede del Comune, da diciannove anni è chiusa –racconta Ciro- In questo vicolo c’erano la sede del municipio, il bar, il sarto, il tipografo, il pellettiere, il gommista, il falegname, il barbiere, il venditore di bibite, l’orefice, il salumiere, la pizzaiola e lo scatolaro. Ora non c’è più nessuno, e tra qualche mese me ne vado pure io. Non c’è più tanto lavoro, e poi tengo un’età. È arrivato il momento di chiudere”. Ciro ha iniziato a fare il calzolaio a Caserta. Nel ’50 è arrivato a Napoli. Dal ’54 si è insediato ai Quartieri Spagnoli.

Il vero degrado è la guerra contro i poveri

Il vero degrado del sud è la mafia, la corruzione, la povertà generata da decenni di politiche predatorie e clientelari. Il degrado non sta nei poveri ma in chi, incravattato e con le tasche piene di soldi, contro i poveri fa la guerra. Invece sono andate in onda le immagini dei poverissimi uomini senza alcun reddito o pensione che dormono sotto i portici di Corso Sicilia o davanti l’ingresso della posta centrale.

Storie di paura e di periferia

Superata la viuzza che separa  via “Poggio Lupo” dall’inizio del quartiere San Nullo, si vede affiancato da due motorini sopra i quali ci sono dei ragazzi, tra i sedici e i vent’anni, che lo insultano e gli urlano contro quasi divertiti .  Lui intimorito e spaesato non sa bene cosa fare. I motorini si raddoppiano: ne spuntano altri due .  Ma questa volta uno dei passeggeri si gira verso Nicola e tira fuori il suo asso nella manica: una pistola a salve.

Baby gang, il silenzio degli educatori e dei ragazzi di strada

Politici e intellettuali, preti e giornalisti, insegnanti e imprenditori continuano a interrogarsi. Hanno davanti agli occhi questa spia che continua a lampeggiare, a segnalare una falla nel sistema a cui tutti sembrano così affezionati. Ma la falla, nessuno di loro può ignorarlo, è l’inevitabile eredità di una metropoli cresciuta sull’esclusione e la disuguaglianza, sull’abbandono declinato in tutte le sue forme, urbanistiche, sociali, politiche, culturali. Tutto questo agitarsi non indica forse in costoro un disagio interiore, una coscienza non proprio immacolata?

Dal letame nascono i fior

Attraversare San Berillo è come varcare un confine. Dalle centralissime via Etnea e Piazza Stesicoro basta percorrere pochi metri per trovarsi in una Catania diversa. Un’anziana prostituta, seduta sull’uscio della sua piccola stanza, ci indica la strada verso il cuore del quartiere, dietro di lei il letto disfatto. Tra le vie che si fanno più strette iniziano ad affiorare colori, fiori, piante..

“E ora parliamo noi”

“Siamo una ventina di famiglie, con quindici bambini, e occupiamo la Cattedrale…”. Disperazione, rabbia, titolano i giornali. Ma non è così. Con lucidità, ragionando, i senzacasa descrivono i meccanismi e le radici della loro emarginazione. Chi ne è responsabile. E cosa si può fare subito per rendere meno inumana la vita in questa città.