Andrea s’è perso.. e non può tornare

Da quando è iniziato il blocco negli Stati Uniti, Donald Trump ha interrotto il traffico aereo, da e per l’Italia, danneggiando migliaia di persone, tra cui Andrea: “Rimango qui a lavorare e a buttare sangue, nonostante io abbia da tempo finito il mio servizio. Noi, infatti, diamo la nostra disponibilità lavorativa per un periodo di quattro/ sei mesi, dopo il quale siamo in licenza, ma anche noi siamo stati colpiti dall’emergenza coronavirus e restiamo intrappolati qui” – continua Andrea – “Il problema non è tanto non poter rientrare, ma non poter nemmeno scendere: il passaporto italiano è stato bloccato negli USA e anche col visto di transito, non possiamo fare molto.”

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Un arancino per accogliere

L’arancino è diventato un simbolo di solidarietà e accoglienza. “Avremmo voluto darli ai 177 migranti, ma ovviamente non ce lo hanno permesso” dice una manifestante. “Il cibo da noi in Sicilia è un modo per accogliere gli ospiti” raccontano. “Abbiamo mostrato pacificamente che Catania è aperta, solidale. La città vuol far capire il suo dissenso sugli ostaggi della Diciotti” dichiara uno degli organizzatori. 

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L’umanità che affonda

Sulla nave novecentotrentadue persone, la maggior parte provenienti dall’Eritrea, paese africano che ha subito la colonizzazione italiana per più di cinquant’anni. Alcuni ragazzi si appoggiano nel bordo della poppa, proprio vicino al nome dell’imbarcazione, e guardano la banchina del porto piena di persone aspettando di scendere. Tra questi, uno alza la mano come in un gesto di vittoria. Nel frattempo un operatore porta una barella sopra la nave.

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