martedì, Aprile 21, 2026
Editoriali

Prima le case poi le Olimpiadi

Le grandi città del nord non hanno mai soldi per garantire il diritto alla casa a tutte. I prezzi di case e affitti crescono a dismisura diventando incompatibili con le paghe medie delle lavoratrici. Irraggiungibili per chi un lavoro non ce l’ha. Ai padroni delle case private e ai grossi colossi immobiliari è delegato il compito di dare le case a chi ne ha bisogno: decidono loro se puoi averla, a che condizione e a che prezzo o se non puoi averla.

Le grandi città del nord non hanno mai abbastanza soldi per pagare dignitosamente le lavoratrici esternalizzate dei servizi sociali, dei servizi educativi, delle attività culturali. Un esercito di operatrici, educatrici, impiegate, ausiliarie che tiene in piedi ogni servizio pubblico locale ma percepisce una paga miserabile, che è costretta a contratti precari, che subisce il part-time involontario. Lavoro povero al servizio dell’efficienza delle grandi città.

Le grandi città del nord non hanno mai abbastanza soldi per l’inclusione sociale dei soggetti più vulnerabili. Progetti ambiziosi finiscono sempre troppo presto, perché i fondi pubblici per proseguirli non ci sono mai.

Le grandi città del nord non hanno mai i soldi per riutilizzare i beni confiscati alle mafie. Per trasformarli in case, servizi alla comunità, spazi sociali, posti di lavoro.

Ma le grandi città del nord trovano sempre i soldi per le Olimpiadi. Anche a costo di indebitarsi, anche a costo di deviare ogni finanziamento, anche a costo di naufragare finanziariamente per i decenni successivi, scaricando i costi sulle future generazioni.

Ci dicono che è un grande evento, straordinario, emozionante, che genera un grande indotto economico quando si realizza. Ci promettono pure che sarà sostenibile e che sarà una meravigliosa occasione per fare stare meglio tutte.

Facciamo così. Prima assicuriamo il diritto alla casa a tutte e poi pensiamo alle Olimpiadi.

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