Si sgonfia il “signore del vento” di Sicilia

Turano, Nicastri e soci: il politico, l’imprenditore, e una serie di strani affari

Da elettricista a sviluppatore di parchi eolici. Aveva creato un vero e proprio impero in poco tempo, Vito Nicastri: 1,5 miliardi di euro tra terreni, quote societarie, aziende, immobili, conti correnti e altro. Poi l’operazione “Eolo” e la DIA che sequestra tutto nel 2010. Per gli inquirenti Nicastri sarebbe stato al centro del triangolo mafia-politica-imprenditoria per la realizzazione di impianti eolici a Mazara del Vallo.

Nicastri è di Alcamo, proprio come il Presidente della Provincia di Trapani, Mimmo Turano. Ma la città d’origine non è l’unico elemento in comune. E a Turano la DIA dedica parecchio spazio nella sua informativa.

Turano è uno che sa il fatto suo. Presiede la giunta provinciale dal 2008, eletto con l’Udc. E l’ente che amministra non smette nemmeno in periodi di magra di darsi alle spesse folli. Sull’ultima consulenza esterna contestatagli ha il tono compassionevole: “perché non siete contenti di me?”

Turano Mimmo è figlio di Turano Vito, ex sindaco di Alcamo. Padre e figlio hanno un buon rapporto, parlano di politica, di sanità. Vengono intercettati mentre discutono di come vengono nominati i primari negli ospedali della provincia. “Non basta essere scienziato, devi essere amico di Giammarinaro”, l’ex deputato regionale Dc più volte indagato per mafia. Ma i Turano non denunciano mai i loro sospetti.

Il suocero, Michele De Simone, e Vito Turano spuntano anche in un’indagine antimafia. De Simone viene sospettato di essere l’anello di congiunzione tra l’ambiente politico-economico e quello mafioso di Alcamo e Castellammare del Golfo della famiglia dei Melodia. Sono tanti i parenti di Turano che vengono ricordati nell’informativa della DIA. Lo zio, Pasquale, per esempio, è stato arrestato nel ’75 per corruzione. Un altro zio, Giuseppe Indovina, funzionario all’anagrafe del Comune di Alcamo, firmava false carte d’identità, a volte anche inverosimili. Una volta ne rilasciò una ad un imprenditore con la foto di Matteo Messina Denaro.

“Nicastri? Lo conosco, come conosco molta gente a Trapani”, così Turano giustifica i decennali rapporti col “signore del vento” . Prima di buttarsi nell’agone politico i due erano stretti da rapporti economici. Siamo nei primi anni ’90 quando Mimmo Turano amministra una società edile in cui figura anche la prima moglie di Nicastri. Poi Turano diventa sindaco effettivo di un’altra azienda che si è costituita a seguito della liquidazione della “La Sout Fork”, il cui presidente dell’assemblea era Giovanni Ditta, commercialista trapanese, indicato vicino a Matteo Messina Denaro e al boss trapanese Vincenzo Virga.

Turano, Nicastri e altri sono anche compagni di viaggio. Nel 2007, quando il politico alcamese è deputato regionale, prendono un aereo privato e volano in Tunisia. Non sono soli. C’è Filippo Inzerillo (nel cda della Megaservice, società della Provincia di Trapani), Franco Bogoni (imprenditore nell’eolico nell’operazione Eolo, è lui che paga il viaggio, 25 mila euro), Davide Fiore (socio con Nicastri in diverse società, poi assessore provinciale proprio nella giunta Turano, si dimette dopo il rinvio a giudizio per reati fiscali). Poi c’è Gioacchino Lo Presti, il jolly, uomo di fiducia di Turano. Presiede la Megaservice ed è nel cda dell’Airgest, l’ente che gestisce l’aeroporto di Trapani e di cui la Provincia è azionista di maggioranza. Nei primi anni ‘80 Giovanni Falcone indaga su di lui per associazione a delinquere. Suo fratello Ignazio, parente dei Salvo di Salemi, era un giovane professionista morto di “lupara bianca”. Non si è mai saputo cosa ci andarono a fare.

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