1 settembre 1976, quando Francesco Cusano incontrò Lauro Azzolini

Provare a immaginare la scena. Sembra tratta da un poliziottesco degli anni Settanta, di quelli che hanno raccontato a modo loro gli anni di piombo, e invece è vera. È il 1 settembre 1976 e siamo a Biella, nei pressi dei giardini Zumaglini. Lì c’è un poliziotto, un vice questore aggiunto che dirige il commissariato di zona, e si chiama Francesco Cusano. Ha 51 anni e la sua specialità è l’antidroga. Quel giorno non è in divisa, ma veste normalmente perché, insieme all’appuntato Primo Anceschi, sta facendo un servizio di osservazione. E proprio per quello si accorgono di una Fiat 131 che attraversa rapida, troppo rapida, l’incrocio di Porta Torino per andare a fermarsi accanto ai giardini.

Nell’abitacolo ci sono due giovani, avvicinati subito dai poliziotti che chiedono loro i documenti, e qualcosa, sulla patente di guida di uno dei ragazzi intestata a tale Paolo Sicca, non torna al vice questore aggiunto Cusano. È la fotografia, ma prima ancora di poter svolgere qualsiasi accertamento il sedicente Paolo esce dalla 131 impugnando una pistola e ferisce sparandogli al petto il dirigente di polizia, che morirà poco dopo essere giunto al pronto soccorso. Quindi rivolge l’arma contro l’appuntato Anceschi che ha il tempo di reagire lanciandosi dietro un’auto in sosta e rispondendo al fuoco. Quindi i giovani risalgono sul veicolo con cui erano arrivati e scappano.

Con l’omicidio di Francesco Cusano inizia il novero dei morti per terrorismo in Piemonte perché a ucciderlo, sotto le mentite spoglie di Paolo Sicca e insieme a Calogero Diana, è stato Lauro Azzolini, che ai tempi non aveva ancora riportato condanne, ma che già era conosciuto agli investigatori come persona prossima alle Brigate Rosse. Fu catturato insieme ad altri otto brigatisti il 1 ottobre 1978 a Milano, nel covo di Monte Nevoso, dov’era custodito il memoriale di Aldo Moro, rapito il 16 marzo precedente e ucciso 55 giorni più tardi, il 9 maggio.

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