Storie siciliane

“Ho conquistato l’America coi miei vini, ma lo Stato mi ha dimenticato”

Marilena Barbera, viticultrice siciliana di Menfi, ha rinunciato a una brillante carriera per riprendere l’azienda del padre. Ha conquistato il mercato. Ma poi è arrivato il coronavirus. E lei è rimasta sola.

C’è un’azienda a Menfi che produce vino naturale e di qualità da più generazioni. L’ultima della generazione è Marilena Barbera, una laurea in Scienze Politiche (indirizzo internazionale) e una tesi con Pino Arlacchi (consulente per le criminalità organizzate presso l’Onu) che la voleva nel suo team. Ma dopo la morte improvvisa del padre, Marilena decide invece di prendersi cura dell’azienda. Una scelta voluta e consapevole, per quanto dura e piena di responsabilità.

Da oltre vent’anni Marilena conduce quindi una casa vinicola, coniugando tradizione e innovazione. Ha studiato ed imparato le tecniche enologiche da esperti, amici e amiche vignaioli, in un confronto continuo e costruttivo.

Il suo è un vino rinomato, di tutto rispetto, annoverato tra le eccellenze della Sicilia. Si vende parecchio negli Stati Uniti, dove va la maggior parte della produzione: Cataratto, Nero d’Avola, Rosato e così via. A poco a poco ha recuperato vitigni autoctoni, che circondano gli ettari – tutti coltivati – dell’azienda.

Marilena insomma è un’imprenditrice vera. E’ una che rispetta i suoi dipendenti, li tiene in regola.  Gente con moglie e figli, coltivatori fondamentali nella conduzione dell’azienda.

Ma quando è arrivata la panedemia coi suoi lockdown Marilena s’è ritrovata davanti giorni difficili, a partire dal blocco delle esportazioni imposto da Trump. Alla fine ha dovuto mettere in cassa integrazione i dipendenti. Tanto – diceva ottimisticamente – lo Stato non lascerà soli né voi né noi. Invece la è stata un’altra, ed è stata amara.

I dipendenti da marzo non hanno ancora ricevuto un euro di cassa integrazione. Col secondo lockdown estivo Marilena ha dovuto sospendere le visite guidate in azienda e le vendite si sono letteralmente bloccate. Nonostante tutto questo, non se l’è sentita di lasciare a casa i suoi due dipendenti, senza un ammortizzatore sociale che supportasse loro e le loro famiglie. Così ha deciso di riassumerli, nonostante le perdite e i debiti con le banche cui è stata costretta a esporsi.

 

Marilena Barbera non è una vignaiola qualunque. Ha sempre creduto nella politica, quella vera, sana e pulita. Ha aiutato con i suoi vini i Siciliani nella campagna Orioles, donando non so quante bottiglie il cui ricavato fu interamente destinato alla campagna di comunicazione. Andò a sue spese nelle Marche, a Senigallia, per portare la testimonianza di un’imprenditrice donna in Sicilia in un incontro (promosso da Anpi, Comune di Senigallia, Liceo E: Medi, Città futura, Libera e altri) con i ragazzi delle scuole, i cittadini e i giornalisti antimafia.

Oggi Marilena non riesce più ad aver fiducia nelle istituzioni. Lei, che avrebbe potuto intraprendere una brillante e sicura carriera accademica e diplomatica, è amareggiata al punto di non voler più sentire parlare di politica e di promesse dei vari governi. L’entusiasmo si è trasformato in sfiducia, anche se si continua, fra mille difficoltà, a lavorare.

“Perché – dice – mi sento lasciata sola. Dopo vent’anni di durissimo lavoro, non ho più l’energia di prima perché non so fino a quando potrò aiutare i miei dipendenti e non so se ripartirà, ma davvero, l’economia.. Finora – continua – dal governo solo chiacchiere e promesse. Nessuna concertazione, nessuna comprensione del dramma che tanti imprenditori e imprenditrici stanno vivendo sulla propria pelle. Se continua così non so come finirà, ma di certo non finirà bene”.

Ma chiudiamo con una nota di speranza. Fra qualche settimana la vedremo a “Lieti Calici”, il primo Critical Wine siciliano dedicato ai Vini Naturali. E speriamo anche sulle prime pagine dei “Racconti del Vino”, il libro che accompagnerà questo evento, dove anche lei potrà raccontare le sue fatiche e le sue battaglie e, se lo vorrà, denunciare la solitudine di un’imprenditrice siciliana che si fidava del suo Stato.

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