“Licenziato, disarmato ma alla fine ho vinto io”

La ‘ndrangheta, i politici e una testa dura 

Non è mafia solo uccidere le persone, è mafia anche togliere la dignità agli uo­mini. È mafia anche mettersi al servizio di un imprenditore che con la mafia, se­condo un prefetto, conduce affari; ma­fia è fare dei favori – magari inconsape­volmente – alla mafia, quella vera.

La mia storia è banale. È la storia di un vigile urbano di un paesino reso famoso dai film di Peppone e don Camillo, che si mette in testa di diventare giornalista. In­contra un certo Roccuzzo, uno dei picciotti di quel Pippo Fava direttore de I Siciliani ucciso dalla mafia catanese; e inizia a scri­vere per la Gazzetta di Reggio. Scrive, il vigile-cronista, di una mega-centrale elet­trica dell’Ansal­do da costruire su terreni agricoli comprati per pochi soldi, terreni che prima del rogito – però – diventano area industriale grazie alla va­riante appro­vata dall’amministrazione. Un guadagno straordinario, con l’Ansaldo ora pronta a pagare i terreni fior di milio­ni; ma al vi­gile-cronista giunge una voce raccapric­ciante: secondo un medico, trop­pa gente a Brescello muore di tumore.

La redazione della Gazzetta di Reggio scrive un articolo dove vengono denuncia­te le impressioni del medico condotto: dal mu­nicipio arrivano strali e minacce al vi­gile-cronista. Ansaldo rinuncia a costruire la centrale e l’imprenditore rimane con i ter­reni “novelli” industriali senza un com­pratore. Il sindaco di Brescello, Ermes Coffri­ni, licenzia il vigile-cronista. L’Ausl conduce un’indagine e scrive che negli ultimi 7 anni il 45 per cen­to degli uo­mini è morto per tumore. Solo impres­sioni?

Intanto l’imprenditore scava abusiva­mente sabbia nel Po, arrivando a de­viare il corso del fiume. L’ex vigile, ora solo cro­nista, filma una draga mentre sca­va nelle acque del Po e Le Iene ci fanno una punta­ta, con la Procura che acquisisce le imma­gini. Una domenica mattina qual­cuno ta­glia le gomme all’auto dell’ex vigi­le: pro­prio davanti alla caserma dei carabi­nieri! La cosa si ripete dopo un po’, di notte.

Il procuratore del tri­bunale di Reggio Emilia, Italo Materia, in­vita il cronista a sporgere denuncia: non dai carabinieri del suo paese ma direttamente da lui. 

L’imprenditore, intanto, invita il cronista a passare da casa sua: «Ho un bel tatami – mi dice Claudio Bacchi –, vie­ni che siste­miamo le cose da uomini».

Antonio Roccuzzo nel frattempo lascia la Gazzetta di Reggio: e la Gazzetta di Reg­gio lascia a casa l’ex vigile, ora solo cro­nista. Lui si trasferisce a Bologna e, ol­tre a fare il tranviere, scrive per Piazza Grande.

La Bacchi riceve un’interdizione dal pre­fetto di Reggio Emilia, per legami con la mafia: non voglio immaginare, a questo punto, chi avrebbe potuto costruire la mega centrale Turbogas di Brescello. For­se, dico forse, le stesse imprese finite nel gorgo dell’operazione Aemilia delle scorse settimane, con un imprenditore edile, Al­fonso Di Letto, accusato di avere legami con la ‘ndragheta e che è stato intercettato mentre “discute” di politica con un consi­gliere comunale di Brescello, Maurizio Dall’Aglio, il quale era stato invitato insie­me ad altri consiglieri tra cui il sindaco Er­mes Coffrini, a recarsi in Portogallo per visionare una centrale Turbogas già co­struita dalla Ansaldo.

Tutto mentre l’attua­le sindaco di Bre­scello, un Coffrini junior figlio del Coffri­ni senior che mi licenziò nel 2002, defini­sce improvvidamente «…una brava perso­na…» il signor France­sco Grande Aracri, suo concittadino con­dannato in via defini­tiva per mafia. A far­gli l’eco, il parroco brescellese, che in chiesa grida: «Brescello non è mafiosa». Dopo un paio di mesi gli elicotteri dei ca­rabinieri volavano all’alba sulla parrocchia brescellese, per arrestare gli ‘ndraghetisti.

Nella mia storia semplice, quasi banale, la mafia non ha ucciso. E nessun brigadie­re ha eliminato il suo superiore. Nessun parroco si traveste da “capo-stazione”.

L’unico a rimetterci sono stato io, Dona­to Ungaro; ci ho rimesso il posto di vigile urbano. E di cronista, perché la Gazzetta mi ha lasciato a casa.

Sono stato così semplicemente disarma­to, perché togliere il lavoro a una persona è privarlo della propria dignità; che è l’uni­ca vera arma civile di un Uomo. L’unica cosa per cui valga la pena di combattere.

2 pensieri riguardo ““Licenziato, disarmato ma alla fine ho vinto io”

  • 24/03/2015 in 21:00
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    Grande Donato! Da vecchio reggiano, sono orgoglioso di te nella mia terra.

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  • 01/05/2015 in 17:21
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    Cara Redazione de ” I Siciliani giovani”,

    Il nostro amico, Donato Ungaro, denuncia sul giornale della Gazzetta di Reggio Emilia quello che avviene nel piccolissimo Paesino di Brescello: legami tra imprenditori e politici locali con la ‘Ndrangheta della potentissima ‘ndrina dei Grande – Aracri di Cutro, Provincia di Crotone, in Calabria.
    Tanto, che sarà la Procura della Repubblica di Bologna, Direzione Distrettuale Antimafia, e le inchieste condotte dal Prefetto della Repubblica di Reggio Emilia, Dotto.ssa Antonella De Miro, oggi a Perugia, a dare avvio alla mastodontica Operazione denominata ” Aemilia” del 28 Gennaio 2015.
    A dimostrazione, una volta di più, di come la politica intrattenga abituali rapporti e si renda a disposizione per una organizzazione criminale di stampo mafioso, come la ‘Ndrangheta, dimostrando quanto sia flebile questa vicinanza rendendo sbalorditivo il comportamento degli attori politici, che danno l’esatto contrario di come nel Nord e Centro Italia è intesa la politica, reminescenza di quella costruita sul sangue caduto sotto i colpi della Resistenza, che ha permesso ad una Democrazia di nascere fondandosi su principi e valori di una Costituzione offesa da un comportamento del tutto privo di ogni fondamento.
    Grazie!…

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