Lavori in corso - I Siciliani Giovani

Lavori in corso

Delle giornate come queste, qualche anno fa: gli appuntamenti che scandiscono le stagioni della civile Catania di minoranza…

Quanti vogliono sentire parlare di li­bera informazione a Catania? Venticin­que anni dopo la morte di Pippo Fava, centinaia di persone si sono incontrate per rendere vivo il suo esempio. E con i giornalisti di base della città hanno par­lato di come renderne viva la memoria e l’impegno, tutti insieme. Sono ormai tante le esperienze, nel web, coi free press, dentro i quartieri di Catania. È ora di metterle insieme

“Quanti eravamo stasera?” La sera del 5 gennaio una ragazza e un ragazzo esco­no, tra la gente dal salone della chiesa di San Pietro e Paolo a Catania. “Hai visto quante persone, la sala non bastava”. Si tengono per mano. Lei si chiama Giusi, ha venticinque anni. Qualche mese fa è stata tra gli organizzatori dell’Onda, il movi­mento di protesta contro i tagli alla scuola e all’università.

“Mi viene il freddo, se penso che io na­scevo e lui, quel giorno moriva”, dice al suo fidanzato.

Le persone escono e si salutano. Tra la gente, ci sono Ada e Grazia. Ada è in pen­sione, ma per decenni ha fatto in questa città la giornalista. Grazia con Salvatore Resca, Città Insieme e tutti gli altri anti­mafiosi organizza da oltre venti anni que­sta giornata in memoria di Giuseppe Fava. Poi ci sono altre storie, così diverse tra di loro.

C’è Marco di Catania Possibile, con i suoi quarant’anni. Le sue inchieste, insie­me a quelle di Piero, in questi ultimi anni hanno fatto il giornalismo di Catania e gli interessi della povera gente. Marco per vi­vere ha fatto l’operaio e Piero il tipografo.

Manuale di giornalismo

Claudia scrive per il giornale telematico dell’università, che si chiama Step1, l’inchiesta che ha scritto sui Rom a Cata­nia ha portato alla scarcerazione di una donna, accusata ingiustamente; poi ci sono state le rettifiche dei giornali nazio­nali, e la vicenda è diventata un caso da manuale di giornalismo.

Claudia ne ha dovuto parlare tante vol­te, in diverse occasioni e le brillavano gli occhi quando spiegava di come Gianfran­co le ha insegnato a barcamenarsi tra le notizie. Stasera Gianfranco stava ad ascol­tarla alla fine della sala. A pensarci è sem­pre stato così anche ai tempi in cui faceva il caporedattore ai Siciliani Nuovi.

Veloce come una saetta Scatà sorpassa la gente. Anche Carlo Ruta sfugge tra la folla. Poi tanti altri che uno dopo l’altro escono dall’incontro, con i giornali sotto­mano e le domande di sempre nei loro volti. Alcuni velocemente, altri silenziosi, altri si fermano a parlarsi.

Giusi, insieme al suo fidanzato, parla con altri giovani appena usciti. Ce ne sono tanti stasera di diversi gruppi. Ci sono i ragazzi del Gapa che lavorano a San Cri­stoforo.

C’è Addiopizzo, c’è l’Onda.

Ci sono quelli di Addiopizzo. Ci sono quelli dell’Onda. Ci siamo noi. Ci sono di­verse generazioni che si parlano tra di loro, mentre si mettono d’accordo sul da fare nel prossimo mese. La generazione di Salvatore e Grazia e quella di Elena e Giovanni, Toti e Paolo e Marcella, e quel­la di Gianfranco, Rosalba, Ester o di Lu­cio e Luca e Carlo e Mauro, e quella di Cristina, Leandro e Mirko, Luciano, Mas­similiano e Giovanni , di Arturo e France­sco e Marco, o anche di Claudia e di Lau­ra e di Giovanna.

Sono i nomi della gente che vive nel nome di Pippo Fava.

“Il prossimo appuntamento in program­ma è a metà gennaio.”

– Di che si parla?

“Tecniche di informazione”.

“Poi il 19 si parlerà di come stampare i diversi giornali, creando delle sinergie nella produzione dei diversi formati”.

– Sapete che giorno 26 viene Morrione?

“Chi è?”

– Un giornalista che fa il sito di “Libera informazione”. Vuol dare una mano al no­stro giornale di Librino, La Periferica.

Le voci della gente si confondono

Le voci della gente adesso si confondo­no e quasi formano un unico dialogo, che fa eco all’incontro di questa sera. Sono le parole sulla storia della libera informazio­ne a Catania, questa città con un un unico quotidiano locale e le trasmissioni di in­trattenimento la sera. Qui, invece la me­moria di ognuno aiuta la ragione comune, che è quella di non dimenticarsi delle cose importanti. E di sapere denunciare tutto quello che ci toglie la dignità. Ecco per­ché stasera siamo stati qui, ecco il motivo di questa partecipazione, ecco perché ab­biamo bisogno ancora di fare delle do­mande.

Le informazioni si ripetono per avere una memoria comune. L’eco di queste pa­role ci ricorda che noi siamo il popolo di Pippo Fava.

– Questa sera, chi avrebbe potuto pensa­re a tutte queste testimonianze, e a tutta questa gente.

Strumenti per informare tutti

“Una volta che la gente è chiamata a es­sere protagonista, allora risponde, perché capisce quanto sia importante “.

Conta ancora di più, acquisire gli strumenti per infor­mare tutti, ecco perché c’è bisogno di lavorare insieme.

“Pensate se riusciamo davvero a fare un giornale insieme”.

– Pensate se i ragazzi che fanno i gior­nale dell’università danno una mano a quelli che fanno il giornale a Librino.

“Pensate al coraggio di Pippo Fava”.

– E al coraggio di fare informazione a Catania”.

“Pensate a Pino Maniaci, il giornalista di Teleiato, famoso per il suo impegno an­timafia in Sicilia”.

– È davvero coraggioso, nel suo paese a Partinico ha fatto un salto di qualità con la televisione.

“La gente potrebbe difendersi meglio”

“Pensate se un progetto di televisione locale partisse da noi, dagli interessi della gente”.

– Cambi canale…

“E dal talk show passi ad una rete che ti spiega, in modo approfondito, i fatti della vita reale”.

– Senza restare in silenzio.

“Senza aspettare che le notizie vengano raccontate quando più non se ne può fare a meno”.

– La gente avrebbe modo di difendersi meglio”

“Potrebbe reagire davanti ai soprusi e alla criminalità”.

– Poi però succede anche che i giornali­sti si prendono le querele.

“Succede che i mafiosi vengono e ti pic­chiano come hanno fatto a Pino Maniaci”.

– Oppure il giornale viene sequestrato come stampa clandestina, per il fatto di non essere ancora registrato. È successo al giornale “Catania possibile”.

– Oppure, semplicemente il giornale chiude, perché rimane isolato. Come è successo per Casablanca, a Graziella Pro­to. E poi rimangono migliaia di euro da pagare.

“Ce ne vuole di coraggio, quando si fanno piccoli giornali”.

– Ecco Maniaci che rimane stupito dei nostri giornali.

” E poi ci sono persone che non hanno mai smesso di lottare.

– Il pomeriggio di ognuno di questi ven­ticinque anni davanti alla Lapide.

“Ognuno di tutti questi anni”

” Via Fava: la lapide l’hanno messa i ra­gazzi di Siciliani giovani”.

– L’idea era stata discussa in una riunio­ne dell’Associazione I Siciliani.

” Era del professore Giuseppe D’Urso.

Con Orioles aveva realizzato l’inchiesta su mafia e massoneria.”

– Alla lapide non manca mai Giambatti­sta Scidà, il vecchio presidente del tribu­nale dei Minori di Catania. Scidà è parte della storia di questa città.

“Ha sostenuto le lotte della redazione del giornale “I Siciliani” dopo la morte del direttore”.

– Poi tutta la vita a lottare, per la città e la giustizia. Il caso Catania.

“Non basta il sacrificio di qualcuno”

“E i giornalisti dei Siciliani?”

– Erano giovani, quanto molti di noi. Al­cuni son diventati dei giornalisti impor­tanti, altri hanno scelto di cambiare me­stiere, con coerenza silenziosa. Ognuno ha fatto la sua parte, ognuno con la sua re­sponsabilità e la sua vita.

“Davvero forse il senso della memoria sta tutto qui?”

– Ognuno ha la sua storia, ha un conte­sto preciso, questo non toglie che ci si possa impegnare insieme.

“Sono poche le persone, che davvero sono coerenti fino alla fine.”

– La consapevolezza di esse, poi diventa patrimonio di tutti.

“Non può bastare il sacrificio di qualcu­no”.

– Quando la memoria diventa di tutti, al­lora la lotta non è finita.

“Ma in questa città la gente dice che le condizioni non cambiano e peggiorano. La gente esce la mattina, e si compra La Sicilia”.

– Ti saresti immaginato qualche anno fa, un giornale a San Cristoforo, e un altro a Librino per raccontare le cose belle e la vita reale?

” Non possiamo rimanere dei cittadini sottomessi a un sistema mafioso”.

– Quanti colpi di pistola hanno ucciso Giuseppe Fava?

(9 gennaio 2009)

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