Il solare termodinamico e la centrale “Archimede”

La centrale solare di Priolo: un supplemento di informazione

Ho cominciato un mio precedente articolo intitolato “L’eredità scientifica e tecnologica di Archimede” (I Siciliani giovani, gennaio 2012, p.90) riportando un comunicato stampa dell’ENEL del 14 luglio 2010 con il quale si annunciava la inaugurazione avvenuta quel giorno della centrale termodinamica “Archimede” di Priolo. Il comunicato conteneva informazioni abbastanza precise sulle caratteristiche della centrale, nulla tuttavia era detto sull’attività prevista dopo l’inaugurazione. Poiché quando stavo redigendo quell’articolo erano trascorsi circa 17 mesi dalla inaugurazione della centrale, e volevo dare anche informazioni più recenti, ho inviato all’ufficio stampa dell’ENEL una e-mail nella quale dicevo ciò che stavo facendo e chiedevo notizie più aggiornate. Fino al giorno della pubblicazione del mio articolo, avvenuta il 24 gennaio 2012 non ho avuto risposta. Il 29 febbraio 2012 ho ricevuto da parte dell’ENEL una risposta e la principale ragione del presente supplemento di informazione è quella di far conoscere questa risposta. Nel frattempo ho svolto sull’argomento altre indagini e ho raccolto altre informazioni, a quanto mi risulta non reperibili nei media a larga diffusione, e ho ritenuto opportuno inserire nel presente supplemento le più significative di queste informazioni.

La risposta che ho ricevuto da parte dell’ENEL è contenuta nella e-mail che riporto:

Gentile Diego Gutkowski,
in qualità di referente per i rapporti con i media di Sicilia e Calabria mi è stata girata questa sua richiesta di informazioni sull’impianto solare termodinamico “Archimede” che ENEL ha realizzato a Priolo Gargallo (SR).
Per rispondere alle sue domande ritengo importante ricordare che “Archimede” è, ad oggi, l’unico impianto solare termodinamico a sali fusi con tutte le caratteristiche e la complessità di un impianto industriale. Viene quindi utilizzato principalmente per testare e validare componentistica innovativa da utilizzare successivamente per impianti industriali di taglia maggiore e per sviluppare know-how sull’esercizio e sul sistema di automazione e controllo.
Viste anche le pessime condizioni ambientali di questi ultimi mesi in Sicilia, l’impianto di Priolo è attualmente in esercizio parziale, per test funzionali. Al momento, infatti, si stanno sperimentando soluzioni innovative che sono state proposte dai principali costruttori presenti sul mercato. In particolare, su una stringa di specchi, si stanno apportando delle modifiche che con-sentiranno di utilizzare per testare miscele diverse di Sali, che rimangono fluide a temperature molto più basse e che potrebbero consentire un maggiore accumulo di energia termica e, quindi, di aumentare l’efficienza globale dell’impianto.
Più che sulla produzione dell’energia elettrica, l’attività dei tecnici e dei ricercatori Enel è quindi focalizzata soprattutto nello sviluppare know-how per ridurre i costi ed aumentare affidabilità delle varie parti dell’impianto. Non è quindi tanto sulla sua attuale capacità produttiva (5 MW) che ci si concentra ma sulle enormi potenzialità che questa tecnologia innovativa può avere, se applicata, su larga scala, in aree del mondo ricche di spazio e di sole.
L’orgoglio di avere in Sicilia questo impianto pilota, più che in chiave di immediata resa produttiva (5 MW), deve essere pertanto legato al fatto che quest’impianto farà da modello per una futura espansione del solare termoelettrico di ultima generazione.

Resto a sua disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti.

Distinti saluti, Luigi Di Fiore

Passo ora ad alcune notizie riguardanti il solare termodinamico in Sicilia .

La prima centrale solare realizzata in Sicilia fu la “Eurelios” di Adrano, messa in esercizio il 14 aprile 1981. Decine di specchi riflettevano la radiazione solare su una caldaia piena d’acqua posta sulla sommità di una torre. Il vapore ad alta pressione e temperatura che si otteneva azionava una turbina che a sua volta azionava un generatore elettrico che poteva fornire la potenza di un 1 MW. La centrale fu realizzata nell’ambito di un programma di ricerca e sviluppo della Commissione Europea, finanziato dalla Comunità Europea e dai governi di Francia, Germania e Italia. Costruita con la partecipazione di diverse industrie europee, Eurelios ebbe nell’ENEL il principale artefice. Terminate le sperimentazioni nel 1985, Eurelios rimase inattiva. E’ stata smantellata tra la fine del 2010 e marzo 2011. Secondo il Dottor Domenico Coiante, ex ricercatore ENEA, la centrale fu chiusa dopo circa 50 ore di funzionamento per la eccessiva frequenza dei guasti e non si è mai [l’affermazione è del 6 Ottobre 2005] conosciuto il dato di efficienza (http://www.aspoitalia.it/archivio-articoli/39-sistemi-solari-termoelettrici-alcune-considerazioni-tecniche-per-lapplicazione-in-italia).

Da comunicazioni private di tecnici e ricercatori che hanno lavorato in varie fasi per la centrale “Archimede” ho appreso che il progetto di questa centrale, basato su un’idea del Prof. Rubbia, ebbe inizio ai primi del 2001 e fu portato avanti con la determinante collaborazione dell’ENEA . Fino al 2007 fu sviluppata la tecnologia di base, si passò quindi alla realizzazione della centrale. Il 14 luglio 2010, come comunicato dall’ENEL, ebbe luogo l’inaugurazione. Dall’agosto 2010, in piena fase di collaudo dell’impianto, l’ENEA è stata esclusa e l’ENEL ha assunto in prima persona ogni attività di sviluppo prova e follow-on impiantistico. Secondo le opinioni che ho raccolto, la tecnologia Archimede è attualmente di maggior interesse per l’esportazione (Spagna, USA, Nord Africa) che per il mercato italiano, ove il fotovoltaico è ritenuto più adatto. Questo punto di vista mi sembra si possa ben conciliare con quanto mi ha scritto il Signor Di Fiore nella e-mail che mi ha mandato. Anche se gli sviluppi delle ricerche compiute con la centrale Archimede dovessero trovare applicazione più all’estero che in Sicilia, ritengo che vi sarebbe un beneficio per tutta l’umanità e per gli esseri viventi più simili all’uomo, perché la riduzione dell’emissione di CO2 dovunque avvenisse produrrebbe una riduzione dell’effetto serra in tutto il pianeta Terra.

Le innovazioni della centrale Archimede rispetto alla Eurelios che mi sembrano più importanti sono due: l’uso, invece dell’acqua, di una miscela di sali che fonde a una temperatura compresa tra 250 °C e 350 °C e che quando è allo stato liquido costituisce il fluido che trasporta il calore che genera vapore che aziona la turbina destinata a sua volta ad azionare il generatore elettrico; la seconda innovazione è l’accoppiamento della centrale solare con una centrale termoelettrica che produce il calore per prevalente combustione di idrocarburi. La prima novità permette un maggiore accumulo dell’energia proveniente dal sole, la seconda offre una alternativa all’impiego di costosi sistemi per immagazzinare l’energia da fornire all’utenza quando manca o è piccolo il contributo energetico della radiazione solare. Di conseguenza per attuare una soluzione come quella del progetto Archimede è necessario che la centrale solare si trovi in prossimità di una centrale termoelettrica a combustione, la cui potenza deve essere opportunamente dimensionata in rapporto alla potenza della centrale solare. Perciò una centrale solare del tipo di Archimede, per una data quantità di energia prodotta, consente di ridurre, ma non di eliminare totalmente, la quantità di CO2 prodotta per combustione.

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