Catania commemora (e dimentica) Falcone

“La mafia uccide, il silenzio pure”

A Catania, ieri pomeriggio, piazza Roma era piena di sole e di ragazzini in occasione della manifestazione di commemorazione di Giovanni Falcone. Scout di tutte le età esibivano striscioni e palloncini per “non dimenticare”.

“Cosa significa per voi essere qui oggi a commemorare Falcone? Secondo voi basta commemorare? Cos’altro bisognerebbe fare?” rivolgiamo queste domande innocue ai ragazzi più grandi, per tastare ciò che passa nelle loro teste.

È un onore commemorare il magistrato, ma tutti concordano nel dire che non basta. “Bisogna agire partendo dalle piccole cose, dai piccoli atteggiamenti quotidiani. Farsi rilasciare lo scontrino ad ogni acquisto, denunciare gli spacciatori, non pagare il pizzo ai parcheggiatori abusivi, evitare i locali gestiti da mafiosi” e tanti altri piccoli gesti che ci consentirebbero di essere “meno mafiosi”, meno complici.

“Giovanni è vivo e lotta insieme a noi”, uno degli slogan più urlati durante il corteo. E proprio perché lotta insieme a noi, ci sbilanciamo andando oltre le domande retoriche “Sai cos’è il concorso esterno in associazione mafiosa? Conosci Mario Ciancio?”. Ragazzi di sedici, diciotto, vent’anni assolutamente ignari di ciò che sta accadendo in città. Com’è possibile protestare contro la mafia chiudendo gli occhi di fronte a ciò che ci circonda? Ma questi ragazzi non hanno nessuna colpa se qualcuno li fa vivere in una bolla fatata che li protegge severamente dalla realtà.

Distribuiamo loro il nostro volantino, con la speranza che la loro curiosità si metta in moto e vadano a documentarsi. Non bastano gli aforismi degli “eroi antimafia” in una terra come la nostra.

Un capo scout sorride lieto quando gli porgiamo uno dei nostri volantini. Dopo averlo letto però ci individua tra la folla irritato: “Eravamo rimasti che si doveva svolgere tutto tranquillamente. State disturbando il corteo. Ci sono i bambini!”. Come a dire “Vergognatevi!”. E di cosa ci dovremmo vergognare? Del fatto che siamo stanchi di queste manifestazioni intrise di ipocrisia, dove invece di schierarsi apertamente verso coloro che puzzano di mafia si innalza la bandiera del silenzio indignato? È una vergogna spiegare agli adolescenti il concorso esterno in associazione mafiosa e di come si possono avvantaggiare indirettamente i mafiosi facendosi loro complici? È davvero così spregevole spiegare come Ciancio, il monopolista dell’editoria siciliana, sia stato assolto dai giudici catanesi perché per loro, magicamente, alla faccia di Falcone, il concorso esterno in associazione mafiosa non esiste più?

I “fratellini” più piccoli urlano a squarciagola che “la mafia fa schifo”. Sugli striscioni campeggia la scritta che “la mafia uccide e il silenzio pure”. E allora? Cos’è tutto questo silenzio da parte di questi adulti che sanno ma fanno finta di non sapere?

Per molti il “dialogo con le istituzioni” continua ad essere sacrosanto, pur sapendo delle intercettazioni sul Pua del sindaco Bianco con Ciancio, pur sapendo delle infiltrazioni mafiose nel consiglio comunale, pur sapendo della “sinergia” positiva tra clan e istituzioni.

Nessuno può combattere la mafia col silenzio. Se Falcone fosse stato tiepido o reticente forse sarebbe stato ancora vivo, e forse non avremmo avuto nessuno da commemorare. Rinnoveremo sino allo sfinimento il nostro invito ai movimenti sociali ad alzare la testa e la voce di fronte a questi episodi, in un unico coro che possa restituirci la dignità.

Noi de I Siciliani siamo stati segnalati alla Digos perché non ci siamo trattenuti tra i ragazzi con le canzoncine e i palloncini ma abbiamo preferito parlargli di ciò che sta accadendo in città. Non abbiamo commemorato in allegria perché l’ipocrisia ci intristisce. Ma ieri Falcone c’era, e lo abbiamo scorto nelle parole di una ragazza di vent’anni: “Ciancio avrebbe dovuto essere condannato. Assolvere una persona che per anni in Italia ha sfruttato un mezzo di informazione pubblica come una testata giornalistica per fare clientelismo, per uno così il minimo è la galera. Per non parlare della sua brutta coscienza perché non so come questa gente poi vada a dormire la sera. Purtroppo Catania è una città che è malata dentro, Catania è una città omertosa dove si ha paura di dire ciò che si pensa. È una città in cui un giovane, come è capitato anche a me, non ha la possibilità concreta di esprimersi se non è “amico di…”. E se non combattiamo questo sistema è inutile che facciamo queste giornate commemorative. Chi sta in silenzio non è complice dei mafiosi, è più mafioso dei mafiosi!”.

6 thoughts on “Catania commemora (e dimentica) Falcone

  1. Da caposcout mi sento profondamente addolorato nel leggere che noi teniamo sotto una bolla fatata i ragazzi. Per uno come me che dedica tanto tempo nel cercare di educare, con il metodo scout, future generazioni libere di pensare con la propria testa dispiace leggere certe parole. La libera informazione è anche accertarsi di che si parla, di chi si parla. Etichettare tutti gli scout così è qualunquismo e mi dispiace leggerlo da chi ha fatto della libera informazione il proprio cavallo di battaglia. Apprezzo la vostra storia e il vostro impegno ma bisogna anche conoscere la storia altrui. Sappiamo bene che una marcia non è la sola risposta, sappiamo bene che si può fare molto di più, so bene chi sono i mali di questa terra ma non voglio inculcare i miei pensieri ai ragazzi che educo(probabilmente male) ma mi piacerebbe che loro possano ben conoscere chi e che che cosa ha portato in queste condizioni la nostra terra. Ci sarà occasione per incontrarci, resta comunque spiacevole il fatto dell’identificazione, ma io da caposcout penso di dare il mio contributo, come voi, come i volontari del gapa, come altri volontari…..ognuno con il proprio specifico e sarebbe bello non pensare che è giusto solo ciò che faccio io

  2. Amareggiato, confuso ma soprattutto triste è come resto leggendo queste parole. Dovremmo collaborare invece ci attacchiamo. Ciascuno ha il suo carisma e con questo cerca di fare del proprio meglio per portare tante persone lontano dalla mafia. Io abito in un quartiere periferico e faccio servizio in un altro e so che significa combattere la mafia. Per mafia intendo la mentalità volta all’ illecito. Ogni ragazzo che riesco a togliere al “soldo” dei delinquenti è una mia ma anche vostra vittoria. Ci vorrebbe più tempo libero da donare……. Che ne sapete di sedi vandalizzate o addirittura bruciate perché il ragazzo quella sera serviva a loro invece era con me??…. Non mi voglio incensare e non me ne frega ma se pensate che solo le parole servono vi sbagliate. Serviamo noi con i giochi apparentemente “assurdi” e servite voi per risvegliare le coscienze. Ritirate le accuse assurde e lavoriamo insieme, vi aspetto. Io sto contro chi dite voi e continuo a lavorare nel silenzio a modo mio…..

  3. Articolo molto strumentale.
    In quella piazza dai modi buffi e colorati, piena principalmente di scout, ci sarà stata molta gente poco consapevole, sopratutto e giustificatamente tra i bambini e le bambine. Ma sicuro non erano mafiosi o omertosi.
    E poi giusto per mettervi al corrente c’eravamo realtà non scout che ogni giorno combattiamo la mafia in tutte le sue forme.
    Alla sinistra, e all’antimafia come dimostrate nell’articolo è rimasta solo il frammentarsi e attaccarsi l’un l’altro è questo fa male.

  4. Noi stiamo collaborando. Ogni giorno, al G.A.P.A (centro di aggregazione giovanile, San Cristoforo, Catania), e a I Siciliani, lavoriamo esattamente contro le cose che dite voi. Di sedi attaccate abbiamo qualche esperienza pure noi, ma pazienza. La cosa che non ci piace è venire attaccati alle spalle (ovviamente, non da voi, non c’è bisogno di dirlo). Prendiamo Ciancio. Noi lo combattiamo da trent’anni, pagando prezzi alti. E non si tratta solo di belle teorie, si tratta della vita della gente dei quartieri, del continuo impoverimento, della miseria. Dopodiché, improvvisamente, arriva una magistrata catanese e dice “‘fanciullo Falcone, Ciancio può continuare tranquillamente  a fare quello che fa”. Arriva un signor sindaco e si fa intercettare al telefono mentre fa affari con Ciancio. Noi che dobbiamo fare, a questo punto, starcene zitti? Noi diciamo quel che bisogna dire, dopodiché aspettiamo che i nostri amici (Cittàinsieme, Libera, Addiopizzo, ecc.) si mettano al nostro fianco, ci aiutino in questa battaglia. Silenzio assoluto. “Nenti vitti e nenti sacciu”. Che cosa dovevamo fare? Noi ci siamo permessi di dirgli, amichevolmente e rispettosamente, che si devono muovere pure loro.
    Con voi non abbiamo nessuna accusa da ritirare, perché non ve ne abbiamo mai fatte. Con gli altri vorremmo sapere, prima o poi, se la lotta alla mafia si deve fare solo una volta all’anno e se Ciancio e gli amici suoi, mafiosi o no, si possono toccare o se bisogna starsene zitti.
    r.o.

    • Che strano io contro Ciancio mi sono costituiti parte civile ed ho presentato ricorso in Cassazione, ho seguito tutte le udienze non ho Mai visto un giornalista de i siciliani giovani, né’ letto una sola riga sul pricesso mentre ho avuto modo di apprezzare una campagna di disinformazione che racconta di nomine e incarichi mai ricevuti è mai cercati.
      Siamo riusciti, grazie alla tua assenza, a far saltare l’accordo su Repubblica tra Ciancio e De Benedetti e nel frattempo ci apostrofavi come mandato mirali dell’omicidio Fava. A volte ti scappa la penna
      A proposito Renato Camarda non è mai stato nominato dal sindaco presidente della fabbrica del decioro è stato, invece, eletto dalle associazioni. Alla fabbrica del decoro aderiva anche il gal e ti invito ad apprezzare la splendida foto che vede Giovanni Caruso abbracciato al sindaco,l.
      Riccardo io i nomi li faccio e con amarezza sono proprio il tuo e quello di Giovanni Caruso
      Per me l’antimafia sociale è creare delle relazioni tra pezzi della città che tra loro non parlerebbero
      Abbiamo un’idea diversa di antimafia sociale credo entrambe legittime ma diverse
      Anche se ritengo certe vostre logiche profondamente mafiogene
      Ovviamente sono sempre disponibile ad un incontro anche se so che tu come hai detto a Lirenzo Frigerio di libera informazione non sei interessato ad alcun confronto
      Per finire le polemiche sulla manifestazione e le presunte censure mi sembrano veramente ridicole
      Intanto grazie a voi proprio Bisnco e Ciancio si fanno grasse risate

      • Caro Dario, mi sembra di non poter condividere quanto tu scrivi. Ovviamente, questo non implica che io debba darti del “mafiogeno” come fai tu. Nè mi dà facoltà di mentire nei tuoi confronti, come fai tu quando descrivi un (non-vedente) Giovanni Caruso “abbracciato al sindaco”.
        Per il resto, non intendo polemizzare con un membro della famiglia Montana, comunque possano essere valutate le sue responsabilità individuali nel mantenimento del sistema di potere catanese.(r.o.)

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