Sequestro Caronte e Tourist Spa. E se la montagna avesse partorito un topolino?

Sei mesi di amministrazione giudiziaria per rimuovere le zone d’ombra e le criticità che hanno favorito l’infiltrazione criminale all’interno di una delle maggiori società di navigazione in Italia. E’ quanto disposto il 21 gennaio 2021 dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria (presidente Ornella Pastore) nei confronti della Caronte & Tourist S.p.A., l’holding delle famiglie Franza e Matacena che ha assunto il controllo monopolistico del traghettamento di auto, camion e tir nello Stretto di Messina.

La “nuova” Sicilia di Mario Ciancio

“Cambiare tutto per non cambiare niente”, diceva il Gattopardo. Così a Catania, il lupo perde il pelo ma non il Ciancio: Mario e Domenico al giornale nonostante la confisca.

Il procuratore buono e quello cattivo

C’è lo Zuccaro coraggioso e tutto d’un pezzo, rigoroso e serio, uomo come pochi se ne sono visti nel tribunale di Catania: capace di arrivare dove mai nessuno era arrivato con le indagini. Un giudice finalmente al servizio della collettività contro i potenti, i massoni, i mafiosi. C’è l’altro Zuccaro, braccio giudiziario del fanatismo leghista, ossessionato dal trovare del torbido nella solidarietà.

I “Siciliani”: pronti a rimettere in piedi “La Sicilia”

La fine di Ciancio può e dev’essere l’inizio di un’era completamente nuova dell’informazione a Catania: non affarista, non collusa, non di bavaglio, ma onesta, antimafiosa e libera. E giovane, sull’esempio delle decine e decine di giovani giornalisti che in tutti questi anni sono cresciuti professionalmente e civilmente coi Siciliani, a Catania come a Napoli, a Napoli come a Roma. Noi dei Siciliani siamo in grado, professionalmente e civilmente, di assumerci l’incarico di traghettare il giornale “La Sicilia” dal giornalismo di Ciancio a quello di Giuseppe Fava.

Sogno di un mattino di fine estate

“Hanno sequestrato La Sicilia”. “Chi? Come””. “Mah, il processo…”. “E allora?”. “Beh, potremmo provare a prendercela noi giornalisti antimafia. I beni confiscati… Non c’è una legge?”. Ho sognato che stavamo uscendo dal palazzo di giustizia, giornalisti e avvocati, e qualcuno diceva: “E’ finito il processo”. “Alè!” ho pensato io, sempre nel sogno.