debito – I Siciliani Giovani

Il fallimento delle città povere

La Corte dei Conti dichiara il dissesto finanziario di Catania. L’inevitabile conseguenza dell’austerità. Sarebbe facile e comodo per chi negli ultimi anni a Catania ha contestato le Giunte di centrodestra e centrosinistra agitare la delibera di dissesto della Corte dei Conti come una bandiera alla ragione. Ma non sarebbe giusto. Chi difende i diritti delle cittadine e dei cittadini, chi chiede interventi per rafforzare i servizi sociali, chi reclama risorse per assicurare il diritto alla casa, alla scuola, alla felicità anche di chi è più vulnerabile e in difficoltà economica, non può tifare per la Corte dei Conti, per il rispetto dei vincoli di bilancio, per l’austerità economica. Perché a farne le spese non sono i potenti spendaccioni, i corrotti faccendieri ma la città intera e soprattutto chi sta peggio.

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La leggerezza di chi amministra

“Prego, prego, accomodatevi!” i vigili urbani, davanti all’ingresso del palazzo degli elefanti, hanno accolto così i cittadini che hanno partecipato giovedì al consiglio comunale speciale sul piano di rientro. Non sembravano neanche gli stessi che qualche mese prima hanno impedito l’accesso allo stesso palazzo o quelli che guardavano compiaciuti i poliziotti perquisire gli stessi cittadini che volevano assistere al consiglio comunale di tempo fa indetto ad hoc per chiacchierare sui senza case.

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Librino, 22 milioni di euro ai Massimino
Con il debito, Comune (e inquilini) nei guai

Tre grandi torri a Librino, due delle quali vendute al Comune etneo nel 1989. Che, per un piccolo debito mai pagato, dovrà sborsare ora milioni di euro. «La scelta di non ricorrere in appello contro la decisione del giudice è stata voluta» spiegano i legali dell’amministrazione. Nel frattempo i proprietri, figli dell’ex presidente del Calcio Catania, non hanno ancora richiesto i soldi. Forse una strategia: «Cederanno il credito a una società più grossa, insieme alla terza torre disabitata». L’alternativa, lo sfratto di 138 famiglie. Che ignorano la storia. Guarda le foto

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