martedì, Febbraio 24, 2026

Catania

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Catania – Una domenica al Midulla

Ieri dalle undici del mattino alle sette di sera, si è tenuta una festa per inaugurare il Midulla riconsegnato alla città. Non l’ennesima autocelebrazione di un’amministrazione che inaugura per mettersi medaglie al petto, ma un’inaugurazione dal basso dove semplici cittadini hanno festeggiato la riapertura del centro polifunzionale, facendo le attività più disparate e coinvolgendo la gente del quartiere.

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Alla testa del corteo

Il bambino pedala allegramente una ventina di metri avanti al corteo e ogni tanto si ferma e mette in mano al passante una copia dei Siciliani che è fieramente impegnato a distribuire. È un bambino del Gapa, uno di San Cristoforo, uno del doposcuola. Alle spalle, il corteo avanza lento, con lo striscione dei Siciliani in testa e un paio di centinaia di cittadini che marciano in silenzio.

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“Crediamo molto nella nostra protesta”

Il portone del liceo Boggio Lera è barricato, anche di sera quando ci vai. Lo presidia un gruppo di studenti: “Parola d’ordine” chiedono a chi vuole entrare. Un via vai di ragazzi e ragazze. Fanno i turni, la notte dormono lì. Ogni giorno alle nove in punto fanno l’assemblea per discutere e decidere il da farsi. Il resto del tempo lo passano tra i gruppi tematici che hanno creato per parlare di ambiente, beni confiscati, fondi strutturali europei.

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Trent’anni di normalità

All’inizio dell’anno, il trenta gennaio, un po’ di associazioni sono scese in piazza: “Via i Bianco, via i Ciancio, fuori la mafia dal comune!”. Altre no. Per molta antimafia “perbene” in fondo va bene anche così. Inaugurare, commemorare, fare discorsi, questo sì. Ma in piazza, a fare opposizione e denuncia, questo no. Intanto la città muore un giorno dopo l’altro. Di mafia, parola screanzata, si parla raramente, e a voce bassa.

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