5 novembre 1986, Mario Ferrillo, l’impresario teatrale scambiato per un camorrista

Lui, con la camorra, non c’entrava nulla. Di lavoro faceva l’imprensario teatrale e a 41 anni la sua vita sembrava arrivata a un buon punto. Dal punto di vista professionale andava tutto bene e Nicola Ferrillo, nel tempo libero, si godeva la famiglia, composta dalla moglie, Maria Rosaria Trinchillo, e dai loro quattro figli. Di certo non pensava che sarebbe morto il 5 novembre 1986 a Licola, in provincia di Napoli, per mano della criminalità organizzata.

Eppure successe. Non finì in modo casuale, come altre vittime innocenti, in mezzo a un regolamento di conti. Mario, che era originario di un paese poco distante, Calvizzano, fu invece scambiato per un affiliato che, si disse, gli somigliava fin troppo. Come già accaduto in casi analoghi, però, sulle prime, si ipotizzò qualcos’altro. Si ipotizzò per esempio che la camorra volesse ammazzare proprio lui perché si era rifiutato di pagare il pizzo sugli eventi culturali che organizzava in zona.

Invece i killer cercavano Gennaro, il boss predestinato. Glielo chiesero, mentre Mario era all’interno di un salone di parrucchiere, se fosse lui. Ma l’impresario non fece in tempo a rispondere che venne aperto il fuoco contro di lui. Otto colpi dopo i quali gli assassini scapparono mentre la vittima restò a terra. Dal punto di vista giudiziario, Gennaro sarà identificato come Gennaro Troise, soprannominato Tromba, in seguito ammazzato davvero. Ma autori materiali e mandanti dell’omicidio di Mario Ferrillo non saranno mai trovati.

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