Mafia a Seregno

Nella cittadina brianzola scossa dall’arresto del sindaco,  bisogna combattere fitti interessi e diffusa omertà

Mafia a Seregno. Su al nord – per l’ennesima volta – in una delle città più ricche della provincia di Monza e della Brianza. Il sindaco Edoardo Mazza è agli arresti domiciliari con ipotesi di corruzione: avrebbe favorito gli interessi di un imprenditore considerato molto vicino alle cosche di ‘ndrangheta, Antonino Lugarà, in cambio di voti. Una quantità di voti tale, sostengono gli inquirenti, da permettere la vittoria del centrodestra alle ultime elezioni amministrative avvenute nel 2015.

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Nell’indagine sono altresì coinvolti il vicesindaco Giacinto Mariani (indagato per abuso d’ufficio con richiesta di interdizione), e Mario Mantovani, ex vicepresidente in Regione Lombardia già noto alle cronache per gli scandali in sanità. Agli arresti domiciliari anche un consigliere comunale e un dipendente della Procura di Monza “infedele” tramite il quale l’imprenditore Lugarà si sarebbe aggiornato sugli accertamenti in corso.

Politica, mafia e affari. Un triangolo che funziona bene in un territorio sempre disposto a venire a patti con l’antistato in un clima di paura, interessi e omertà. Come plasticamente evidenziato da alcune considerazioni dei giudici: evidente l’asservimento di Mazza “agli interessi di Lugarà” al punto da informarlo costantemente “in una logica di restituzione del supporto politico-elettorale”. Come altro interpretare le parole intercettate che Mazza rivolge allo stesso Lugarà?: “Ogni promessa è debito, no?”. Sì, ma con gli elettori, vorremmo rispondere.

Ma il problema di Seregno, come di altre cittadine come questa, oltrepassa i fatti di cronaca. Supera il contenuto delle intercettazioni e va ben oltre anche alle stesse accuse dei Pm. Siamo di fronte a un caso sociologico, di come i cittadini di una comunità intendono vivere nel proprio territorio, su quali valori intendono costruire la propria cittadinanza e stare insieme.

Un osservatore attento, infatti, non può dirsi sorpreso di quanto accaduto in città. Una serie numerosissima di fatti di cronaca, resi pubblici dalla stampa locale, ma soprattutto da Infonodo.org, una valida esperienza di citizen journalism, restituivano, già da tempo, un quadro poco rassicurante. Già qualche hanno fa, la dottoressa Pierangela Renda, giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza, su Seregno aveva denunciato una “allarmante condizione territoriale, improntata a un regime opaco”: era la volta in cui il Gip aveva assolto il blogger Michele Costa di Infonodo.org dall’accusa di diffamazione nei confronti dell’ex sindaco Giacinto Mariani, oggi coinvolto nelle indagini.

Insomma, in pochi a Seregno hanno avuto il coraggio di denunciare e chi lo faceva, come minimo, si beccava una querela.  O gli insulti. Come è capitato alla senatrice brianzola Lucrezia Ricchiuti, membro della Commissione Parlamentare Antimafia, che quando, già nel 2015, aveva chiesto una commissione d’accesso in Comune, era entrata in scontro aperto con i dirigenti locali e provinciali di Lega e Forza Italia. Tentativi che hanno comunque smosso le acque, e qualche coscienza, tanto che nel marzo del 2016 Libera organizza una grande manifestazione antimafia nelle vie del centro alla quale partecipano anche altre organizzazioni come Acli, Cgil e Brianza SiCura. Chi c’era racconta di aver visto molta gente, ma pochi seregnesi. Oggi tocca a loro mettersi in prima linea per riprendersi la città. Senza paura.

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