La solita solfa

Della città matrigna e dei suoi confini

A volte ci fanno notare che scriviamo sempre le solite cose, o se volete, “la solita solfa”. Forse è vero, ma è anche vero che se siamo costretti a scrivere sempre sugli argomenti che affliggono la nostra terra è perché non cambia nulla! Ed è per questo che noi insistiamo a scrivere le solite cose, perché non perdiamo la speranza. Quella concreta, e non quella che un’entità divina cambi le cose.

A cosa ci riferiamo? Sicuramente a una città matrigna dove cittadini e cittadine sono costretti a essere sudditi. A un’amministrazione comunale che pensa solo alle “cose di facciata” e inganna con bugie sulle cose che fa, ma che realmente non fa. E quando capita che le faccia, le rivolge solo alle classi privilegiate. Feste, lustrini, musei aperti.

trinacria guttuso

Una città divisa da un confine virtuale: da una parte la città perbene, che non vuole sapere nulla di chi vive oltre il confine, anzi, vorrebbe che tutti coloro che ci vivono stessero lontani dal salotto bene della città. “Giulia, vedi quei ragazzini? Stai attenta alla borsa! In via Etnea non si può più passeggiare in sicurezza! Fa bene il sindaco che ha fatto un’ordinanza per salvaguardare il decoro urbano! Questi ragazzi devono stare chiusi nei loro ghetti!”.

Quartieri ghetto, vere e proprie “repubbliche” non governate dallo stato legale, ma dai poteri mafiosi.  Unici presidi di resistenza: alcune associazioni e movimenti sociali che con pochi mezzi e tanta voglia di cambiare, provano, con difficoltà, a promuovere diritti e giustizia sociale tra il popolo, con il popolo.

Oh! Scusate, ci siamo caduti un’altra volta! Vi stiamo narrando la solita solfa e voi penserete “Che noia!”. Ma state sereni, adesso tutto cambierà! Ci sarà un nuovo governatore della Sicilia, un volto nuovo che sostituirà il vecchio, chissà, forse si chiamerà Gattopardo. E tra qualche mese anche il nostro governo cambierà e vedremo “il sol dell’avvenir”. E poi, un nuovo sindaco per Catania che non parlerà al telefono con il rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa. Che non saluterà dalla carrozza del Senato i suoi sudditi. Un sindaco bravo, bello, insomma, un volto nuovo per una nuova politica.

Una vera politica costruita dal basso. Un nuovo sindaco, che chiamerà a raccolta il popolo riunito in piazza Duomo. Scenderà dal palazzo per stare insieme alla gente, e poi dirà “Popolo di Catania, cosa volete che facciamo per la nostra città? Volete lavoro e giustizia sociale?” E il popolo in coro “Sì, è questo che vogliamo!”. Ma dall’alto u liotru guarderà e da sotto la sua proboscide nera, sorriderà sornione. Cosa vorrà dire quel sorriso?

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