Dalla parte di Rino Giacalone

La Cassazione “a un boss non si può dare del ‘pezzo di merda’”

La redazione dei Siciliani Giovani esprime solidarietà all’amico e collega Rino Giacalone, per la sentenza della Cassazione di questi giorni che ha annullato l’assoluzione per Rino, “colpevole” di aver dato del pezzo di merda al boss Mariano Agate, capo mandamento di Mazara condannato all’ergastolo per la strage di Capaci.

Ripubblichiamo la lettera che tre anni fa fu sottoscritta da diversi familiari di vittime di mafia, per chiedere alla vedova del boss, Rosa Pace, di ritirare la querela e riflettere sul concetto di “buona reputazione”.

Honoré Daumier, Giudice

Honoré Daumier, Giudice

Noi familiari di vittime della mafia manifestiamo stupore e indignazione per l’ultima paradossale esibizione di persone legate al mondo di Cosa Nostra. Ci riferiamo alla decisione della signora Rosa Pace, vedova del noto capomafia Mariano Agate, deceduto il 3 aprile 2013, la quale, querelando per diffamazione a mezzo stampa il giornalista Rino Giacalone, pretende di tutelare la buona reputazione del marito, un criminale condannato a vari ergastoli per i suoi truci delitti coinvolto in fatti di sangue disumani.
La querela si riferisce ad un articolo in cui il giornalista, dopo aver ricapitolato la carriera del boss, ha espresso con le parole colorite proprie del linguaggio comune il disprezzo che tutti noi proviamo per le sue imprese sanguinose.
La frase di Rino Giacalone incriminata è la seguente: “Le stragi dove furono uccisi Falcone, Borsellino, quelle di Roma, Milano e Firenze, portano la sua firma, così come le guerre di mafia più violente tra Trapani e Palermo. Oggi bisogna dire che la sua morte toglie alla Sicilia la presenza di ‘un gran bel pezzo di merda’”.
La frase è forte, non è elegante, ma non può essere considerata offensiva, poiché esprime una opinione fondata sui dati di fatto e di diritto. Come può danneggiare la reputazione di un criminale riconosciuto colpevole di omicidi truci e di vere e proprie barbarie? Di un uomo al quale il vescovo di Mazara del Vallo Mons. Mogavero ha rifiutato i funerali religiosi, con ciò attirandosi da parte della stessa signora Rosa Pace l’accusa di “fare propaganda giustizialista”, di aver fatto dalla sua famiglia “carne da macello”?
Invece di offendersi, la signora Rosa Pace, dovrebbe mettersi nei nostri panni, nei panni dei familiari delle vittime. Queste famiglie, non la sua, hanno il diritto di lamentare di essere state trasformate ingiustamente in carne da macello, come carne da macello sono stati uomini, donne e bambini strappati alla vita per responsabilità di quel capomafia, alcuni perché servivano fedelmente lo Stato, altri perché erano casualmente nei luoghi dove è stata seminata la violenza. La signora Pace abbia la dignità di prendere le distanze dalle imprese criminali del marito e ritiri questa querela che ci offende. Se non lo farà, la magistratura dimostri che esiste una giustizia giusta, pronta e incontaminata. Lo dimostri archiviando subito questa pretesa di difendere una buona reputazione inesistente, questo tentativo di abusare della giustizia per indirizzare messaggi intimidatori a Rino Giacalone, al quale esprimiamo solidarietà, e a tutti giornalisti che, come lui, di fronte all’indifferenza generale hanno il coraggio di ricordare gli atroci crimini di cui si sono macchiate determinate persone, e di dire che i cosiddetti uomini d’onore, in realtà, non hanno nessun onore.
Firmato: Margherita Asta, Francesco Bommarito, Anita Bonfiglio, Lucia Calì, Gabriella Carfora, Antonio Castelbuono, Maria Irene Ciaccio Montalto, Nando dalla Chiesa, Ferdinando Domè, Fabrizio Famà, Pino Fazio, Marisa Fiorani, Chiara Frazzetto, Michele Giordano, Teresa Giordano, Franco La Torre, Salvatore La Porta, Teresa Lacovara, Paolo Marcone, Viviana Matrangola, Angelo Mizzi, Matilde Montinaro, Filippo Palmeri, Michele Panunzio, Mariacarmela Rechichi, Liliana Riccobene, Carla Rostagno, Alberto Spampinato, Alessandro Tedesco, Piera Tramuta, Salvatore Borsellino, Maddalena Rostagno, Mario Catalano, Flavia Famà, Mara Fonti, Piero Invidia, Daniela Marcone, Federica Montalto, Annarita Rechichi, Claudio Fava.

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