7 ottobre 1982, il carabiniere Elio Di Mella e l’evasione di Mario Cuomo

Trent’anni compiuti il 29 maggio precedente e una divisa dei carabinieri addosso. Elio Di Mella, il giorno in cui muore, il 7 ottobre 1982, è in servizio e sta viaggiando sulla Napoli-Bari per il trasporto di un detenuto, Mario Cuomo, uno dei luogotenenti del leader della Nuova camorra organizzata, Raffele Cutolo. L’uomo, che deve comparire a processo ad Avellino, è in catene, affidate proprio a Elio, e all’improvviso, all’altezza dello svincolo per Avellino est, ecco sopraggiungere un commando.

È di quelli nutriti, il commando. È composto tra tre vetture con targa falsa, un’Alfa, una Fiat e una Ford, e da otto uomini armati che bloccano il blindato. Due carabinieri che viaggiano con Elio vengono fatti scendere e le loro armi prese in consegna dagli assalitori. I quali, per liberare il prigioniero, prendono di mira il retro del furgone ed esplodono un colpo contro il militare rimasto a bordo. È un avvertimento, un’intimidazione per far mollare a Di Mella le catene che legano Cuomo. Ma senza esito e altrettanto senza esito rimane il calcio di una pistola che gli viene calato addosso per farlo desistere. Solo un altro proiettile, stavolta alla testa, abbatterà alla fine la sua resistenza e porrà fine alla sua vita.

A quel punto il detenuto ha la possibilità di scendere dal mezzo e di fuggire insieme ai banditi. Ucciso 8 anni più tardi in un attentato, il 29 gennaio 1983 successivo sarà coinvolto a Roma nell’esplosione dell’auto di un altro camorrista di rango, Vincenzo Casillo. E se quest’ultimo muore subito, Cuomo viene ferito gravemente e trascorre l’ultimo scampolo della sua vita su una sedia a rotelle. Intanto Elio Di Mella ha lasciato tre figli piccoli e per lui solo nel 2010 giunge la medaglia d’oro al valor civile perché “con ferma determinazione ed eccezionale senso di abnegazione affrontava l’assalto” in cui sarebbe rimasto ucciso.

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