27 settembre 1960, Paolo Bongiorno: il contadino sindacalista contro la mafia

Trentotto anni e una vita segnata da una miriade di difficoltà: 18 mesi in carcere per un’aggressione avvenuta molti anni prima a un vicino di casa, il tentativo infruttuoso di emigrare in Francia alla ricerca di lavoro, il rientro in Sicilia con possibilità di occupazione sempre più scarse a causa del suo impegno sindacale e un esaurimento nervoso determinato anche da questa situazione. La vita di Paolo Bongiorno è segnata fin dall’inizio dalla precarietà, ma decide presto di non rassegnarsi e di continuare a lottare per una società più giusta, in cui tutti abbiano le stesse possibilità. Si ispira a ideali rossi, Paolo, e ogni volta che supera una difficoltà riparte sempre con maggiore pervicacia. Lo fa anche nel 1960, quando decide di candidarsi alle elezioni amministrative di quell’anno. Ma intanto un altro dei bersagli della sua lotta, la mafia, ha deciso che quel contadino, bracciante e manovale deve stare zitto.

Così il 27 settembre, mentre torna a casa, c’è qualcuno che lo attende. Sono passate da un pezzo le 22 e Paolo cammina insieme al nipote quando qualcuno gli spara alla schiena due colpi di lupara. L’uomo, nato nel 1922 a Cattolica Eraclea e dopo il matrimonio con Francesca Alfano trasferitosi a Lucca Sicula, non muore subito, ma agonizza per ore vegliato dalla moglie. Di lì a pochi giorni, il 1 ottobre, avrebbe dovuto esserci lo sciopero generale che Paolo stava organizzando suscitando non poche ire. E così si racconta nel libro Delitto alle elezioni di Calogero Giuffrida:

Il pubblico ministero di Sciacca che conduceva l’inchiesta fu lapidario: «Letti gli atti e ritenuta dalla compiuta istruzione – scrisse nella requisitoria – nessun elemento è emerso atto a porre alla identificazione degli autori del delitto. I sospetti manifestati da Alfano Giuseppe su Mulè Antonino rivestono carattere puramente soggettivo e, come tali non assurgono nemmeno a dignità di indizi. Mentre il Mulè stesso ha provato, a mezzo del teste Cortese Lucia, che allorquando si verificò il delitto, egli si trovava a letto con la moglie. Il pubblico ministero chiede che il signor giudice istruttore voglia dichiarare non doversi procedere per insufficienza di indizi».

Il giudice istruttore accolse la richiesta. Paolo Bongiorno fu considerato vittima innocente della mafia dalla prima commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno mafioso in Sicilia che stilò il primo elenco ufficiale dei sindacalisti uccisi per mano mafiosa. L’eco politica e l’indignazione suscitate dal delitto di Paolo Bongiorno, da considerasi il colpo di coda che la mafia diede al movimento sindacale in Sicilia, contribuirono alla nascita della commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno mafioso in Sicilia, istituita con la legge n° 1720 del 20 dicembre 1962.

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