“Vuoi parlare? Paga!”

Il 29 maggio gli studenti hanno inoltra­to una richiesta all’amministrazione cen­trale per l’orga­nizzazione di un evento informativo sulle proprie attività della durata di due ore, che si sarebbe dovuto svolgere il 5 giu­gno. A tale richiesta l’Ateneo ha risposto la mattina del 4 giu­gno, applicando per la prima volta il nuo­vo regolamento.

«Con­siderato il carattere dell’attività, nonché il tempo di svolgimento della stessa, è necessario un contributo di 300 euro per l’uso del suddetto spazio, il nul­la osta e la stipula di un’apposita conven­zione». Firmato Lucio Maggio, direttore ammini­strativo dell’Ateneo di Catania. La repli­ca del Movimento studentesco catanese non si è fatta attendere.

«Riteniamo che quanto accaduto sia un grave attacco alla democrazia, alla libertà di pensiero e di associazione», ha attac­cato Matteo Ian­nitti, portavoce del Msc.

Il problema vero, a detta degli studenti, sarebbe ancora una volta la gestione dell’Università da parte del rettore Rec­ca. «Questa – ha continuato Iannitti – è l’ennesima dimostrazione di quanto sia accentrato il potere nelle mani del rettore che agisce in modo antidemocratico e dovrebbe dimettersi».

Ma il caso del banchetto richiesto dai ragazzi di Inge­gneria non è il solo. Al di­partimento di Fisica è successo qualcosa di ancora più paradossale. In questo caso la richiesta di pagamento riguarda l’orga­nizzazione della tradizionale festa dell’ex facoltà di Fisica.

«Ci hanno chiesto 800 euro per i locali, cifra dimezzata quando il diparti­mento ha comunicato che si trattava di una cosa interna all’Ateneo», spiega Giu­liana Bar­barino del collettivo Gatti fisici.

Una strana situazione, dunque, per cui il dipartimento deve pagare l’università di cui fa parte. Così dai comunicati di pro­testa gli studenti sono passati all’occupa­zione simbolica dei Chiostri del mona­stero dei Benedettini e alle as­semblee pubbliche.

La mobilitazione ha indotto il rettore a fare un passo indietro in due tappe. Pri­ma, l’8 giugno, un comunicato in cui af­ferma che «gli spazi saranno concessi gratuitamente ogni qualvolta le manife­stazioni siano di interesse d’Ateneo o or­ganizzate da associazioni studentesche o sindacali».

Poi, tre giorni dopo, le revoca della ri­chiesta i pagamento all’associa­zione di Ingegneria. Ma gli studenti or­mai non si fidano. Temono che la situa­zione possa ripetersi e dunque chiedono un regola­mento «che disciplini in manie­ra chiara l’uso gratuito degli spazi per singoli e as­sociazioni dell’Ateneo».

 

Scheda

E NELLE ALTRE UNIVERSITA?

Studenti che pagano per utilizzare le aule? Paradossale, secon­do le associazio­ni studentesche catanesi, ma nel resto d’Italia la situazione è simile. E, se non per giustificati motivi didattici, il conto è salato. A cominciare da Palermo, dove hanno deciso di esternalizzare il servizio. «Per organizzare un evento nei nostri lo­cali bisogna contattare l’agenzia Feed­back», spiegano cortesi dal centralino dell’ateneo palermitano. Una decisione giustificata con i «costi inferiori per l’ate­neo», ma non è possibile conoscere le ta­riffe, «quelle deve richiederle all’agenzia». Ma un modo per organizza­re un evento gratuito all’interno dell’uni­versità più gran­de di Sicilia c’è: basta fare richiesta per una attività collegata alla didattica nelle segreterie di presiden­za delle facoltà: studenti o meno, saranno loro a decidere. Il guaio vero, a Palermo, sono però i tempi lunghissimi: secondo il regolamento approvato nel 2008, bisogna fare formale richiesta almeno 120 giorni prima dell’evento. Esattamente il doppio (due mesi) di quanto stabilito a Catania da pochi giorni. A La Sapienza invece di giorni di preav­viso ne bastano 30, e le salatissime tariffe sono ben evidenti sul sito. Per utilizzare le aule del prestigioso ateneo romano ci sono infatti quattro possibilità, a seconda del grado di coinvolgimento nelle attività istituzionali dell’ateneo: gratis per gli eventi interni, gratis più rimborso per gli eventi che richiedono attrezzature particolari, pagamento del 50 per cento per le cooperazioni e «tariffa commerciale» totalmente a carico degli organizzatori in tutti gli altri casi. L’uso dei locali è sempre gratuito per gli studenti, fatti salvi i giustificati motivi, mentre per l’attività convegnistica le tariffe partono da 400 euro per un’aula da 80 posti fino ad arrivare ai 5 mila euro dell’aula magna da 900 posti. Cifre a cui vanno sommate le eventuali spese. Anche all’Alma mater di Bologna la domanda di utilizzo va consegnata almeno 30 giorni prima, ma non basta essere studenti per usufruire dell’aula in comodato d’uso: si deve essere membri di un’associazione accreditata, ovvero iscritta in un apposito albo. Appena 15 invece i giorni di preavviso necessari a Venezia, Università Ca’ Foscari, dove a pagare sono tutti, studenti e docenti compresi. La differenza è che il tariffario vale solo per cortili e aule di rappresentanza, non per le aule ordinarie, secondo tre fasce di «pertinenza» all’attività didattica. Prezzi salati, che partono da un minimo di 150 euro per una serata alla sala conferenze Marcorà per gli interni – studenti e docenti – fino ai 5800 euro per un’intera domenica al salone del rettorato.

Leandro Perrotta

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