Un eroe del nostro tempo

E il Senatore ordinò: “Affondateli tutti!”

Elio Lannutti, molti anni fa, è stato nell’amministrazione di Avvenimenti. Una storia tutto sommato senza infamia e senza lode, a parte qualche attrito con coloro che portavano avanti l’azienda, e a parte il tesserino di professionista che riuscì in qualche modo a ottenere alla fine, pur non essendo redattore. L’avevano avuta a fatica, ma con ben diverso merito e sacrifici, tutti i giovani redattori che avevano portato il giornale di Fracassi a sfondare le sessantamila copie, entrando col loro direttore nella storia del giornalismo italiano.

Avvocati - Honoré Daumier
Avvocati – Honoré Daumier

Poi, una carriera politica su varie sponde, l’ultima i Cinque Stelle. Io l’ho seguita solo fino a un certo punto, non essendo particolarmente interessato al Palazzo, che per lui invece era molto importante. I nostri rapporti personali, finché ci siamo frequentati, sono stati buoni; quelli politici né buoni né cattivi, dato che vivevamo su pianeti diversi. Seguivo con una punta d’ironia i suoi successi, il suo seggio senatoriale difeso, da un partito all’altro, con le unghie e coi denti. È uno di quei personaggi  nati per essere Senatori, con la Legion d’Onore all’occhiello come in una pochade di Sardou: un brav’uomo, nel vasto significato della parola.Perciò mi sono stupito vedendolo, nella sua qualità di Senatore del Regno e di Gran Camerlengo del Vaffanculo, esortare all’affondamento, all’arrembaggio, alla strage di mare dei poveracci che “invadono” il Belpaese. Lo fanno per un complotto ben definito, organizzato da Soros e dal capitalismo internazionale, che vogliono – maledetta massodemoplutocrazia – impadronirsi così del dominio assoluto su noi bianchi ariani; che però vigiliamo, con Salvini e Lannutti e la loro marinaresca artiglieria, metaforica e non.

Povero Lannutti. Non avrei mai pensato di scrivere cose così su di lui, di sorridergli acidamente per vincere quest’improvvisa malinconia. Era un brav’uomo, in fondo, e avrebbe potuto continuare ad esserlo – tronfio dei suoi successi e tutto sommato inoffensivo – se non fosse incappato nella tempesta, in questo cupo e fetido ventaccio nero che tutto trascina con sé, cattivi e buoni. Volteggiano come foglie nell’aria oscura, agitando le braccia e urlando frasi dissennate.

 

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