Bitcoin come internet Cambierà il mondo?

Il punto sulla moneta elettronica: una moda, un passatempo per nerd, o una svolta?

Tante sono le notizie e le curiosità di questi primi anni di Bitcoin. Eventi pio­nieristici come le pizze vendute per bit­coin nel 2010. O il viaggio “da costa a costa” negli Stati Uniti nel 2011 con solo bitcoin “in tasca. Fino alla coppia di sposini che li accetta per fare un do­cumentario in cui vivono spendendo bitcoin. O ancora il satellite che lo svi­luppatore Jeff Garzik vuol far arrivare nello spazio per dare un altro accesso alla rete Bitcoin.

Bitcoin oggi ricorda ciò che era Internet negli anni Ottanta: un piccolo e inospitale posto per tecnici informatici, nerd, stu­denti universitari. Ma computer e internet in pochi decenni hanno toccato ogni aspetto della vita: dagli uffici agli smart­phone agli (imminenti) occhiali di Goo­gle.Un presidente ha vinto le elezioni, in America, con con tv e giornali ma comu­nicando su internet. Che è una risorsa per tutti: per contrastare le proteste spesso i regimi sono costretti a oscurare i sistemi per connettersi a internet.

Oggi non si spediscono più lettere come in passato – c’è l’email – ma vengono an­cora spediti pacchi. Amazon eredita la vendita per corrispondenza tipica dell’America dell’Ottocento, che da poco aveva scoperto la ferrovia. Sul protocollo internet sono basati basati Ftp, New­sgroup, Bbs; ma è la facilità del World Wide Web inventato da Tim Berners-Lee a estendere la possibilità di muovere in­formazioni aperte a tutti, in tutto il mon­do.

Decenni di sviluppi e invenzioni

Oggi Bitcoin porta a compimento de­cenni di sviluppi e invenzioni in ambito crit­tografico, dai Cypherpunk a Pgp (Pretty Good Privacy). Le invenzioni più avanza­te della crittografia hanno portato alla dif­fusione di tecnologie di utilizzo co­mune come la compressione di file. Da Zip e Rar alla musica in Mp3. E anche la tra­smissione dei file si è evoluta, da Nap­ster a Emule fino a Torrent. E Bitcoin? Può trasformare il mondo come ha fatto il Web? Ha provato a rispondere Richard Brown, Executive Architect for Banking and Financial Markets di Ibm. La moneta elettronica – dice Brown – cambierà il mondo, e sarà sempre più forte nel prossi­mo futuro, in particolare in nazioni dove l’accesso al sistema bancario è inesistente.

Semplicemente un protocollo

Ma Bitcoin è semplicemente un proto­collo. Molti degli apparati tecnologici che rendono Bitcoin funzionante in ogni aspetto del mondo reale ancora non esi­stono. “Possiamo già vedere dei bancomat Bitcoin, il che prova che una nuova tec­nologia sta emergendo. Ma non abbiamo idea di dove essa possa portarci”.

Brown immagina un mondo in cui la friggitrice o la lavatrice hanno un’identità nella blockchain (l’archivio distribuito di tutte le transazioni Bitcoin, pubblicamente disponibile a tutti) in modo da poter vede­re subito quanto ognuna consuma d’elet­tricità. Dare un contrassegno univoco a un contenuto (come i lettori di questo gior­nale sanno) era uno degli argomenti di cui parlarono Assange e Schmidt nel 2011, quando il fondatore di Wikileaks introdus­se al Bitcoin il presidente di Goo­gle.

“Un sofisticato sistema di transazioni”

Mike Hearn nel 2012 ha descritto dei possibili sviluppi delle applicazioni Bit­coin. “Bitcoin – afferma – non permette solo il trasferimento di denaro da una per­sona all’altra, ma possiede un sofistica­to sistema di transazioni a doppia firma che permettono la creazione di contratti elettronici complessi”. Così sono già allo studio sistemi di Crowdfunding decentra­lizzato: persino per validare il voto eletto­rale in maniera pubblica e senza contesta­zioni.

Come è già successo con Internet vedre­mo se hacker, pionieri, scienziati (Wiki­leaks, Eff, Cypherpunk) riusciranno a te­nere libero Bitcoin da multinazionali e Nsa

Ha a che fare col mondo in cui vivremo

Vi sarete chiesti più volte, in questi anni, come mai I Siciliani, che di solito si occu­pa di tutt’altre cose, abbia dato tanto spa­zio ad un argomento apparentemente avulso come Bitcoin. E come mai in Italia a parlare per primo di Bitcoin sia stato un piccolo giornale di militanza civile come il nostro e non qualche grande testata del mainstream. E’ che Bitcoin ha a che fare, e probabilmente avrà a che fare sempre più, con le nostre vite concrete, con la so­cietà in cui vivremo. Poco interessante per l’infotainment, e molto invece per un gior­nalismo serio, e perciò diverso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.