Arrestata la sorella di Matteo Messina Denaro - I Siciliani Giovani

Arrestata la sorella di Matteo Messina Denaro

Imponente operazione, nella notte, a Castelvetrano, Campobello di Mazara e Palermo. Terra bruciata, ancora una volta, intorno a Messina Denaro: 30 arresti, tra cui il nipote e la sorella Patrizia. Arresti anche a Palermo. Tutti i particolari e gli aggiornamenti. Arrestato il fratello di Doriana Licata. Sequestrati beni per cinque milioni di euro. Tutti i particolari e gli aggiornamenti.
08,00 – Ecco i trenta raggiunti dal provvedimento di custodia cautelare: Antonella Agosta, Matteo Agosta, Francesca Maria Barresi, Girolamo Cangialosi, Lea Cataldo, Lorenzo Cimarosa, Aldo Tonino Di Stefano, Francesco Fabiano, Floriana Filardo, Giovanni Filardo, Valentina Filardo, Francesco Guttadauro, Girolama La Cascia (è accusata di favoreggiamento per non avere denunciato una presunta estorsione subita), Aldo Roberto Licata, Antonino Lo Sciuto, Francesco Luppino, Giuseppe Marino, Michele Mazzara, Mario Messina Denaro, Patrizia Messina Denaro, Antonella Montagnini, Vincenzo Peruzza, Giuseppe Pilato, Rosario Pinto, Nicolò Polizzi, Pietro Luca Polizzi, Francesco Spezia, Salvatore Torcivia, Vincenzo Torino, Giovanni Faraone.
07,40 – Sono stati arrestati il nipote, Francesco Guttadauro; la sorella Anna Patrizia; l’imprenditore Giovanni Filardo; Pietro Luca Polizzi, considerato il suo autista. L’operazione è stata condotta dai carabinieri del Ros, i colleghi del reparto operativo di Trapani, gli investigatori della Dia, i poliziotti dello Sco, delle squadre mobili di Palermo e Trapani, i finanzieri del Gico. Il blitz, coordinato dal procuratore aggiunto Teresa Principato e dai sostituti Marzia Sabella e Paolo Guido ha avuto una preparazione lunga un anno. A Palermo sono stati arrestati due ingegneri del Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, Giuseppe Marino e Salvatore Torcivia: il primo è figlio di un magistrato. Sono accusati di aver intascato mazzette per favorire una ditta di mafia, la “Spe.fra.”, nei lavori di manutenzione e ristrutturazione all’interno del carcere palermitano dell’Ucciardone.
Arrestata anche la vigilessa Antonella Montagnini, in servizio al Comune di Paderno Dugnano, provincia di Milano: di tanto in tanto, un mafioso di Campobello di Mazara, Nicolò Polizzi, suo ex cognato, le chiedeva di controllare qualche targa sospetta. Polizzi aveva l’incubo di essere pedinato dalla polizia. Suo figlio Nicolò, anche lui arrestato questa notte dal Ros, aveva invece una passione smodata per la politica: in cambio di una cifra non precisata avrebbe procurato un consistente pacchetto di voti a Doriana Licata, candidata (non eletta) nella lista dell’Mpa di Raffaele Lombardo alle Regionali 2012. I carabinieri hanno arrestato per voto di scambio anche il fratello di Doriana, Aldo Roberto.
Il nipote Francesco Guttadauro, classe 1984, è considerato il “portavoce ufficiale” di Messina Denaro. I Ros lo hanno visto muoversi con grande disinvoltura fra una rete ristretta di 17 persone fidatissime, tutte oggi arrestate: nel tempo libero, il rampollo di mafia se ne andava a passeggio con l’ex capitano del Palermo Fabrizio Miccoli.
Anna Patrizia Messina Denaro, invece, 43 anni, è accusata di estorsione: le intercettazioni della Dia l’hanno sorpresa a estorcere 70 mila euro agli eredi di una nobildonna (“Io qua sono, mi chiamo Messina Denaro e a me non mi rompe niente nessuno – così diceva – Ora io qua voglio le cose, ora voi uscite i soldi, perché a me i soldi mi servono”). Altre intercettazioni, della polizia, hanno ascoltato Anna Patrizia mentre riferisce al marito in carcere i desiderata del fratello latitante a proposito di Giuseppe Grigoli, l’ex patron dei supermercati Despar prestanome del superlatitante che aveva iniziato a fare delle dichiarazioni ai processi. “Che nessuno lo tocchi, lasciatelo… dice… più danno può fare. Di più, per dieci volte”. Questo fu il messaggio portato da Anna Patrizia in carcere.
Da questa notte, Matteo Messina Denaro non può contare più sul suo cassiere di fiducia, l’imprenditore Giovanni Filardo, che nonostante l’arresto aveva continuato a fare lavorare le sue aziende nel campo del movimento terra e dell’edilizia, intestadole alla moglie Maria Barresi e poi girando alcuni introiti alle figlie Floriana e Valentina. Le indagini della Guardia di finanza di Palermo hanno portato tutta la famiglia in carcere. A nulla sono serviti gli appelli alla prudenza lanciati dal padre: “Leva e scava”, diceva Filardo alle donne di casa, invitandole a mettere sottoterra i soldi. Quei soldi dovevano per forza girare nelle rete di Messina Denaro, per il sostentamento del latitante e dei familiari. A Patrizia, ad esempio, spettava uno stipendio di 1.500 al mese. I soldi non mancavano. A Filardo, con la sua “BF”, si affiancavano Lorenzo Cimarosa e Antonino Lo Sciuto, che gestivano la “Mg costruzioni”, impegnata in tanti lavori in provincia di Trapani, i più importanti quello per il parco eolico di Mazara e quello per realizzare il Mc Donald’s di Castelvetrano.
Il provvedimento di arresto, firmato dal gip Maria Pino, dispone anche il sequestro di tre società, che hanno un valore di cinque milioni di euro.
07,00 – Imponente operazione antimafia in provincia di Trapani. I provvedimenti di arresto, emessi dal gip di Palermo, riguardano esponenti di spicco del clan di Matteo Messina Denaro, considerato numero uno di Cosa nostra. Tra gli arresti anche alcuni familiari del boss trapanese. Le accuse nei confronti degli indagati sono di associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, intestazione fittizia di beni ed estorsione.
Le ordinanze di custodia cautelare, emesse dal Gip su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Palermo, riguardano in particolare le famiglie mafiose di Castelvetrano e Campobello di Mazara.
Secondo gli inquirenti e gli investigatori, gli indagati esercitavano da anni un controllo capillare e con modalità riconducibili a Cosa Nostra sulle attività economiche ed imprenditoriali della provincia di Trapani, con ingenti interessi nel settore dell’edilizia.

salvatore.ognibene

Nato a Livorno e cresciuto a Menfi, in Sicilia. Ho studiato Giurisprudenza a Bologna e scritto "L'eucaristia mafiosa - La voce dei preti" (ed. Navarra Editore).

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