The Valachi Files: in rete i documenti scaturiti dal primo pentito italo-americano

Joe Valachi - Foto di Wikipedia

Joe Valachi – Foto di Wikipedia

Da poche settimane hanno fatto la loro comparsa sul web in versione digitale. Sono i Valachi Files, quelli che si legano alla vicenda di Joseph Valachi, l’italo-americano che fu il primo vero pentito della mafia d’oltreoceano. Autore del progetto online è il giornalista Luca Rinaldi che dice: “Mi sono interessato alla vicenda nel 2013, anno in cui cadeva il cinquantesimo anniversario dell’avvio delle deposizioni di Valachi davanti al comitato McClellan dopo gli interrogatori condotti dall’agente dell’Fbi James P. Flynn. Comitato aperto con una relazione dell’allora ministro della giustizia Robert Kennedy che sembra scritta oggi: mentre qui erano tempi in cui ancora imperava ‘finché i mafiosi si ammazzano tra di loro non è un problema’ e partiva una già ingolfata commissione parlamentare antimafia, Kennedy definisce il crimine organizzato ‘uno dei più grandi business degli Stati Uniti d’America’”.

La pubblicazione dei documenti inizia a metà dello scorso dicembre con una citazione – “Cinquant’anni fa ‘la mela marcia’ svelava agli Stati Uniti (e al mondo) i segreti di Cosa Nostra” – e un link a un pezzo che Rinaldi ha scritto per il giornale online Linkiesta, Storia di Joe Valachi, il primo pentito della storia. Dopodiché si sono succedute le scansioni dei documenti originali, come l’albero della famiglia di Vito Genovese, di Carlo Gambino, di Joseph Bonanno o di Giuseppe Magliocco. E ancora altri “file” ricostruiscono l’impero di Stefano Magaddino o l’elenco degli arresti scaturiti dalle dichiarazioni di Valachi.

Ufficialissime le fonti a cui Luca Rinaldi sta attingendo. “Per portare a casa le audizioni integrali del comitato McClellan”, dice, “sono state sufficienti al massimo tre o quattro mail al Dipartimento di Stato e al NCJRS (National Criminal Justice Reference Service). Qui una funzionaria mi ha segnalato il link presso cui scaricare tutte le registrazioni digitalizzate. L’idea di aprire un progetto tramite Tumblr è nata in seguito proprio alla mole di carte raccolte e al contenuto, anche grafico, delle oltre 2000 pagine tra le audizioni della commissione e gli archivi online aperti dell’FBI. Sono tutti documenti di grande valore che dall’Italia, purtroppo, si è sempre guardato con sufficienza, poco approfondimento e la solita retorica che viene utilizzata quando si scrive del fenomeno mafioso”.

Perché? A spiegarlo è sempre l’autore del progetto online. “Basta vedere come a Palermo presero le intenzioni del procuratore Vigneri di andare a sentire Valachi: Vigneri riesce a ottenere il visto per andare a interrogare il pentito e visionare i documenti riservati in possesso dell’FBI. Fa di più riuscendo a farsi trasmettere le sentenze dei tribunali americani e le relazioni di polizia che provano il coinvolgimento della mafia siciliana nel traffico di stupefacenti con i boss dall’altra parte dell’oceano. A Palermo però l’intuizione e il viaggio di Vigneri, che prova a mettere nero su bianco come i fili del narcotraffico vengano tirati in realtà in Sicilia, vengono bollate come una ‘americanata’: si ritiene insomma che in virtù del fantomatico ‘codice d’onore’ dei boss Cosa Nostra non si sporchi le mani con la droga. Lo stop più pesante per Vigneri arriva dalla stessa procura di Palermo, che respingerà la richiesta di rinvio a giudizio per il capomafia Genco Russo. Rinvio a giudizio che avrebbe dato peso a quella riunione all’Hotel delle Palme di Palermo in cui i quadri di Cosa Nostra, siciliana e americana, si trovarono nel 1957 per organizzare al meglio il traffico di droga”.

Documenti dunque importanti anche per indagini successive, quando finalmente – ma saranno trascorsi quasi quindici anni dal lavoro del giudice Vigneri, sul quale si vedano due documenti, un articolo di fine 1965 e il documento dell’antimafia messo a disposizione dall’archivio Pio La Torre – si inizierà a risalire la scia lasciata dal traffico internazionale di droga e dal riciclaggio dei relativi proventi. “Il mio intento”, prosegue Luca Ribaldi, “è quello di avere un approccio soprattutto storico e asciutto per fare una ricostruzione che possa anche stabilire un ponte tra la mafia di quegli anni e quella di oggi”.

Infine non mancano alcune curiosità, come un memorandum del 1972 ottenuto da Governmentattic.org dopo averne fatto richiesta all’FBI in base al Freedom of Information Act. Si tratta del rifiuto a un’intervista a un giornalista italiano che lavora per la Rai. “Il documento è ancora omissato”, conclude Rinaldi, “e ho inoltrato una richiesta di ulteriore trasparenza su quel documento in cui si dice no al cronista perché ritenuto un ‘pro-communist’. Informazione, si legge di nuovo nel documento, trasmessa al Dipartimento di Stato direttamente da un ente italiano. Facendo delle ipotesi è probabile che quel documento riguardi una richiesta di intervista di Enzo Biagi e che la richiesta fosse diretta per intervistare lo stesso Flynn, l’agente che interrogò Valachi e che in quel periodo era a capo di quella stessa unità accademica dell’FBI che ha ricevuto la telefonata dalla RAI”.

Antonella Beccaria

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