18 settembre 2008, la strage dei migranti di Castelvolturno

Le vittime sono l’italiano Antonio Celiento e le altre sono tutte straniere senza alcun legame con la criminalità organizzata. Sono i ghanesi Kwame Antwi Julius Francis, Affun Yeboa Eric e Christopher Adams, i togolesi El Hadji Ababa e Samuel Kwako e il liberiano Jeemes Alex. Ma la strage avviene in Italia, a Baia Verde, Castelvolturno, in provincia di Caserta, attuata dai camorristi di Giuseppe Setola, a capo di un clan scissionista dei casalesi.

In quella zona da qualche giorno prima del massacro la situazione è tesa nei confronti dei migranti. E quando si passa all’azione, nella prima serata del 18 settembre 2008, a essere presa di mira è l’Associazione nigeriana campana, dove si trovano in quel momento 14 persone (4 sono i bambini che non subiranno conseguenze). Perché accade? Accade perché è divenuto intollerabile l’impegno di quella realtà contro lo spaccio di droga e lo sfruttamento della prostituzione, impegno rappresentato in primis dal presidende dell’associazione, Teddy Egonwman, che ormai ha attaccato un “virus” anche da altri: voler riqualificare il litorale domizio. E colpire lui o qualcun altro, per i camorristi della zona, non è importante. Più importante che il messaggio arrivi.

L’azione che si scatena quella sera, avvenuta in due fasi, è talmente clamorosa e vasta che, ai presunti autori, vengono contestati i reati di associazione mafiosa, ma anche le finalità di discriminazione e odio razziale, oltre a quelle terroristiche. Sono 125 i bossoli che sono repertati dagli investigatori della scientifica, tutti di grosso calibro, e le armi usate comprendono mitra, pistole mitragliatrici e automatiche e kalashnikov.

Un evento del genere non si era mai visto. E così grave è stato considerato che il giorno successivo, il 19 settembre, ne segue una rivolta popolare dei cittadini stranieri. Anche gli italiani reagiscono tanto da far temere che si arrivasse allo scontro etnico tra migranti ed autoctoni. Inoltre, per evitare che potesse ripetersi un episodio di questo calibro, per il quale a oggi si è giunti al secondo grado di giudizio, è stato inviato un contingente speciale composto da 400 uomini delle forze dell’ordine.

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