Catania, mafia e politica: chi le combatte e chi no

Manifestazione 31 gennaio 2016 - foto Mara Trovato

Chiediamo di assumere una precisa posizione in questo momento drammatico per la storia della città. Noi siamo sempre qui, impegnati come sempre e come sempre pronti ad ascoltare le voci di chiunque intenda schierarsi apertamente a difesa non delle nostre organizzazioni ma dell’avvenire della città, e soprattutto dei quartieri del centro storico e delle periferie, oppressi dalla malapolitica e dal potere mafioso.

segue comunicato CittàInsieme

Gli articoli del mensile I Siciliani

dalla Rete:

La signorina Anna

la finestra sulla strada, foto Alberto Incarbone

Nel quartiere della Consolazione, a Catania, abita una vecchina di novantuno anni. Signorina, mai sposata, evangelista. Cammina col bastone, un po’ curva. Sta vicino alla casa occupata di via Calatabiano e qualche volta si vede mentre parla con gli occupanti del palazzo. L’altra volta discuteva con un ragazzo affacciato alla finestra che dà sul marciapiede, a livello della strada. Lei con una mano si teneva al muro e parlava.

Catania. Lo sbarco dell’ “Acquarius”

MSF-S.O.S. Mediterraneèe Acquarius

Stamattina sotto un forte temporale è approdata allo sbarco 22 la nave di MSF-SOS Mediterraneèe Acquarius. A bordo 551 migranti salvati al largo della Libia nei giorni scorsi.
Nonostante l’acquazzone le banchine erano blindate per impedire la presenza di occhi indiscreti. Cos’hanno da nascondere le autorità? E’ così fastidioso il semplice diritto di cronaca?

“Ciao, da dove scappi?”

cicatrici, foto Mara Trovato

Dal Gambia, dalla Guinea e dal Senegal: un lungo viaggio di terra e di mare.

Incontriamo un gruppetto di ragazzi dell’ Africa occidentale. Ci sediamo con loro sul prato attorno alla fontana della stazione di Catania. I vestiti estivi mostrano del corpo alcune ferite e uno di loro porta una brutta cicatrice sul volto.

Gli ipocriti e il sultano

Dino Frisullo, fonte web

Dino Frisullo l’aveva detto: “E’ una feroce dittatura”. Ma l’Italia preferì fare affari coi turchi

Fa sorridere lo stupore per quanto sta accadendo in Turchia. Erano il 1998 e il 1999 quando Dino Frisullo pubblicò L’Utopia incarcerata, Diyarbakir, Kurdistan: le “loro” prigioni e Se questa è Europa. Viaggio nell’inferno carcerario turco. In entrambi Dino racconta i quaranta giorni nelle carceri turche dopo l’arresto durante le celebrazioni del Newroz (il capodanno kurdo) 1998.

Catania, i soldi della mafia col bollo del comune

Villa_Pacini -  foto Francesco Nicosia

Villa Pacini gestita da un prestanome del clan Cappello

“Come mai il chioschetto è chiuso?” chiediamo a qualche anziano sulle panchine di villa Pacini. “Cose storte ci sono state! Che cosa non lo sappiamo, ma cose storte!”. Gli sguardi si incrociano pieni di diffidenza. È da mesi che il sindaco Bianco e la sua giunta sfuggono discretamente a tutte le malefatte di cui sono protagonisti. Una volta inaugurando solennemente un semaforo, un’altra volta una pista ciclabile. E intanto la città soccombe.

Il Nursind Sicilia si schiera a fianco dei lavoratori

logo_nursind

“Non ci faremo intimidire”

Dopo l’attacco dei dirigenti delle Asp locali ai danni dei rappresentanti del sindacato a Messina e Agrigento, il Nursind, sindacato delle professioni infermieristiche, decide di intervenire per verificare se vi sono i presupposti per un’azione legale.

Infilitrazioni mafiose a Catania

Il chiosco di Villa Pacini, foto Francesco Nicosia

Orazio Buda gestiva anche il chiosco comunale di Villa Pacini.

Orazio Buda, considerato dagli investigatori “elemento carismatico del sodalizio mafioso” e da alcuni collaboratori di giustizia “trafficante di droga per il Clan Cappello”, è oggi sotto i riflettori perché, in quanto dipendente della società Caffè Napoleon, gestisce i parcheggi delle spiagge libere. A seguito dell’operazione antimafia Prato verde, gli sono stati confiscati beni del valore di 600mila euro. Tra questi c’è anche il chiosco comunale di Villa Pacini.

Tutti al mare, tutti al mare…

in-fila-plaia

Le cose sono due. O questa giunta è proprio sfigata, e non sa fare il suo mestiere; oppure non gliene importa un cavolo perché, nella sua arroganza, si sente fraternamente protetta dall’alto