Mafia

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Il signor Mario Ciancio, proprietario di quattrocentomila catanesi nonché di un numero indefinito di centri commerciali, sindaci, giornali, politici, tv, massoni, imprese edili e rare monete antiche è stato rinviato a giudizio, poco fa, per concorso esterno in associazione mafiosa. Il processo comincerà il 20 marzo 2018: dieci mesi dunque, ciascuno di 30 giorni, per un totale di circa 300 giorni durante i quali, dedicando alla lettura diciamo tre ore al giorno, potrà riuscire a rileggersi tutto ciò che i “Siciliani”, negli ultimi trentacinque anni, hanno scritto di lui. Non è una lettura noiosa, e con l’ausilio di essa riuscirà certamente ad arrivare in gran forma al giorno del processo. Buon lavoro.

Gli articoli del mensile I Siciliani

dalla Rete:

Processo Saguto, +18: si alza il sipario

Non siamo d’accordo con la definizione che oggi leggiamo su La Repubblica, a firma di Salvo Palazzolo, che è “alla sbarra l’antimafia malata”. L’antimafia non c’entra niente. L’operato dei giudici, nella lotta contro la mafia, è lo stesso loro lavoro, non può definirsi “antimafia”. Il processo è fatto ad alcuni settori della magistratura e di tutto l’apparato legale che la circonda, nella misura in cui, dietro il cappello dell’antimafia, costoro avevano messo in opera un sistema paramafioso utilizzando i beni di alcuni imprenditori per trarne un personale profitto.

Il mare “cristallino” di Catania

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“Chiederemo un immediato intervento da parte del Comune e invieremo la documentazione alla Procura della Repubblica per individuare un responsabile: non è possibile che si scarichino le fogne a mare e nessuno sia responsabile!” dicono i comitati che ieri mattina, sull’ex lido Nettuno, hanno tenuto una conferenza stampa sulla questione. ““Se si vuole creare turismo, si deve riqualificare l’ex area di sviluppo industriale, abbandonata da anni. Se qualcuno vuole investire, investa lì. Qui, dal faro all’inizio della zona industriale, vogliamo un parco. Nient’altro”.

“Giochiamo a guardie e ladri?”

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“È un anno che sono qui in Grecia”. Uno di loro si ferma a parlare alla fermata dell’autobus, ansima a bocca aperta mostrando i denti, eccitato dalla corsa. “E da un anno provo a scavalcare quella rete”. Saif è scappato dall’Iran tempo fa. Ha il viso rettangolare con un pizzetto scuro attorno a un sorriso bianchissimo e tiene i capelli lunghi raccolti da un elastico. È alto, ha un fisico da cavaliere, potrebbe avere trent’anni. Il sole non lo aiuta a recuperare il fiato e l’asfalto davanti al porto di Patrasso gli butta in faccia l’aria umida e calda.

Dalla “democrazia partecipata” alla “formazione ristretta”

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Le case abusive a ridosso del Bastione “sono state espropriate dal Comune nel 1966, solo che ancora sono là… Quindi la staccionata è stata messa per distinguere il bello dal brutto. Sono state date le case popolari, nonostante l’espropriazione si sono inserite altre persone che sono ancora lì”. Garanzia. Riqualificazione. Rivalorizzazione. Progetto compatibile col sito in sé stesso. Ci rendiamo sin d’ora disponibili.

Perché a Catania le aree verdi fanno paura

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“Il Bastione degli Infetti c’è stato un tempo in cui veniva usato per buttarci le carcasse dei cavalli morti”. Poi è nato il Comitato Antico Corso e qualcosa è cominciato a muoversi. L’hanno ripulito, sradicato le erbacce, e hanno cominciato ad aprirlo alla città “A me non piace parlare di quartieri” dice Salvo Castro “perché questo posto non è solo del quartiere ma della città, è alla città che deve tornare, non al quartiere. Perché questa logica dei quartieri è come se ogni quartiere si autogovernasse per conto suo, ognuno con proprie regole e con un boss a capo… Non può continuare ad essere così”.

Sulla rotta balcanica dei migranti

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È uno strano miscuglio quello che si è creato sull’isola. In questo limbo c’è anche del potenziale: tutte le persone passate per la Grecia e incontrate nelle tappe precedenti ne raccontano le enormi difficoltà, ma parlano anche del lavoro dei volontari e di tutte le persone che li hanno aiutati durante il percorso. Anche i rifugiati lasciano la propria impronta su questa terra e sulla vita delle persone che la abitano: gli esperimenti comunitari come il Mosaik o il centro di Pikpa ne sono la testimonianza più positiva.

Il parco giochi della democrazia “partecipata”

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Sul cancello di legno del Bastione c’è un cartello che informa come il Comune di Catania stia effettuando lavori di “riqualificazione area verde e arredo urbano”. Il committente è sempre il Comune, direzione Ecologia e ambiente. Ci sono i nomi dei direttori dei lavori. Ma nessun responsabile della sicurezza. Nessun progettista. Nessun coordinatore. Tutte le altre sezioni sono vuote, comprese le date di inizio e fine lavori. I soldi da spendere sono invece indicati: 255.175, 81 euro.

Maggio all’infanzia a Napoli

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Le “recite” di fine anno scolastico sono una prassi stucchevole, ormai consolidata in tutte le scuole del regno. Ma qui siamo in un territorio diverso. Gli spettacoli sono l’esito di un percorso durato un anno: sotto l’etichetta TSVF (teatro scuola vedere fare) i bambini hanno innanzitutto visto teatro (ogni classe almeno tre spettacoli) di compagnie italiane. Alcuni spettacoli decisamente belli. Esiste un teatro per i più piccoli in Italia, in evoluzione, che va ben oltre la maledetta “animazione per bambini”.

Quale società civile?

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Da dentro si sente l’orchestra suonare inni alla patria. Gli interventi si susseguono l’uno dopo l’altro, senza tante differenze. Si ricordano i vecchi tempi, quando la PamCar di Santapaola venne occupata e trasformata nel parco Falcone. Invece della discoteca Empire, per fare un esempio, nessuno dice nulla. I comunicati stilati con cura durante gli ultimi anni, contro un’Amministrazione che si trincera nel proprio silenzio, si polverizzano come pezzi di carta al vento. Adesso è il momento degli applausi, e non c’è spazio per altro.

La beatificazione di “u zzu Totò”

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Nel nostro caso il perdonismo si incrocia con il garantismo e, davanti al diritto di essere curato o incurato, viene aggiunto quello, sinora non previsto da nessuna disposizione, di morire nel proprio letto. E qua è di prassi l’alzata di scudi. Si ha l’impressione che tutto il fumo sollevato da questo caso sia stato fatto deliberatamente per sollevare un’alzata di scudi, una sana boccata d’antimafia, dal momento che è giusto che il nostro povero zzu Totò possa esser lasciato morire in pace nella sua cella, senza che qualcuno lo butti fuori da quella che oggi e da molto tempo è la sua casa.