martedì, Gennaio 27, 2026
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Primo esame

“Voglio fare il medico”. Primi passi, selezione… Un aspirante su due. Ma come?

Primo appello per le prove accesso ai corsi di laurea in Medicina, Odontoiatria e Veterinaria. Tra gli iscritti al semestre cosiddetto aperto, ma così tanto filtro, abbiamo registrato una partecipazione pari all’87%. Numeri alla mano in Sapienza in queste ore stiamo valutando 3862 compiti per una disponibilità di accesso di quasi 2000 posti. Entrerà uno studente su due.

Considerazioni a freddo.

Ci aspettavamo molti più iscritti e molti hanno abbandonato strada facendo. Le aule, all’inizio abbastanza piene, sono diventate progressivamente più vuote. È plausibile che il rischio di buttare un semestre (e forse un anno) abbia difatti scoraggiato la partecipazione e indirizzato gli studenti su altre scelte. La stessa tendenza l’ho osservata anche tra gli studenti che hanno seguito in remoto. Alla fine per ottenere l’accesso alla selezione bastava una percentuale di frequenza superiore al 50%. Fino a ieri per i nostri studenti di medicina abbiamo preteso il 67% di presenza in aula. Riconosco che la governance di Sapienza abbia fatto uno sforzo titanico per garantire aule fino a 6000 studenti in presenza. E francamente l’ho apprezzato. Fare lezioni in presenza per un docente è tutt’altra storia e non ho dubbi che abbia tutt’altro impatto sul profitto. Fuori dalle aule molti studenti mi hanno manifestato stati d’ansia e preoccupazione per questa modalità di accesso. Non posso biasimarli.

Considerazioni a caldo.

I ragazzi erano chiamati nello stesso giorno a sostenere tre prove (chimica, fisica e biologia). Difatti un esame di 18 crediti da preparare in meno di mesi. Programmi molto vasti. La riforma prevede che le domande del test nazionale (meta a risposta multipla, metà compilative) venissero preparate da docenti in quiescenza.  Sono uno dei professori di biologia di Sapienza e come tutti ho insegnato al buio. Non sapevo che cosa avrebbero chiesto in sede di valutazione. Dove porre l’enfasi? Su quali argomenti? Eravamo come libri parlanti e un docente universitario, francamente, non è questo. Il compito del 20 novembre era abbastanza permissivo, perlomeno per raggiungere il 18. Oggi ho valutato 133 compiti e ci sono 75 insufficienti su 100. Anche gli altri colleghi in Sapienza hanno questi numeri. Ma con questi numeri non raggiungiamo la soglia prevista della programmazione.

È solo il primo appello chiaramente. È verosimile che i ragazzi sfrutteranno quello del 10 dicembre, l’ultima possibilità, per ottenere l’accesso. Ma 20 giorni per colmare programmi così vasti è possibile che non siano sufficienti. Che il problema sia a monte? Non entro invece nel merito delle polemiche sui compiti che circolavano in rete prima della prova d’esame, di telefonini accesi e proclami punitivi. Questo è circo, io al massimo scrivo canzoni.

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