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I Siciliani giovani - marzo 2015 - numero 24

I Siciliani giovani - marzo 2015 - numero 24

UNA GIORNATA PARTICOLARE. O meglio una giornata qualunque, scelta a caso. Prendiamo il due marzo, per esempio. Roma. Clochard pestato a sangue a Trastevere da cinque giovani annoiati. Vittima un italiano sulla cinquantina. Napoli. Immigrato preso a calci nella sede dei vigili urbani. Salta dalla finestra per scappare. Cirò Marina (Calabria). Divieto di circolazione per gli im-migrati. Il sindaco: “E' per evitare la scabbia”. Cosenza. Crolla un viadotto dell'autostrada. Muore, dopo un volo di 80 metri, l’operaio che ci stava lavorando su. Si chiamava Adrian Miholca, rumeno,e aveva venticinque anni. Milano. Secondo un studio condotto dalle università di Milano, Roma e Bari, molti italiani usano Twitter per insultare categorie “inferiori”: due milioni di messaggi l’anno, concentrati in Lombardia, Veneto e Roma. Di essi, circa metà sono insulti rivolti alle donne, centodiecimila agli omosessuali, centocinquantamila agli immigrati, 479mila ai disabili e infine gli ultimi seimila, per non dimenticare le tradizioni nazionali, sono per gli ebrei.

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I Siciliani - dicembre 2014

I Siciliani - dicembre 2014

L'assemblea dei Siciliani giovani a Catania - il 5 gennaio, come sempre - quest'anno ha un'importanza particolare perché, mentre la situazione generale incancrenisce, le nostre capacità di reazione diminuiscono. Questo riguarda l’antimafia in genere ma noi dei Siciliani giovani in particolare, che ne ne siamo una parte piccola ma vitale. Il ruolo sempre più “politico” dei poteri mafiosi per noi - che deriviamo da Pippo Fava - non è certo una novità. Questa consapevolezza però non è mai stata fine a se stessa: per noi ha sempre comportato un impegno a combattere questo potere, non solo sul piano giornalistico e investigativo ma anche e soprattutto su quello “politico”: che per noi si traduce direttamente in “fare rete”. Ecco: la nostra piccola rete in questo momento è in crisi. Non per debolezza o egoismo, ma perché oggettivamente i compiti si fanno sempre più duri. L'asticella si alza, e noi- che siamo tutti precari, coi quotidiani problemi degli italiani comuni - abbiamo difficoltà a starle dietro. Speso viviamo, individualmente, questa situazione in maniera sbagliata, con sensi di inadeguatezza o con disilluso “realismo”, che di solito sono le due facce della stessa cosa. Noi rilanciamo, invece. Abbiamo sempre fiducia in tutti i componenti della nostra buffa armata Brancaleone, continuiamo a ritenerci all'altezza. Quindi, non lamentele ma nuovi obiettivi: nel corso del 2015 alzeremo il tiro con una serie di libri, con dei seminari specifici, di formazione, con delle assemblee operative per stringere e allargare le reti locali. E, ovviamente, col giornale. Questo non cambia il mondo, naturalmente: ma contribuisce a cambiarlo. E questo è quanto.

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I Siciliani - ottobre 2014

I Siciliani - ottobre 2014

Due storie dimenticate, apparse per un istante. A Milazzo, per una notte, la gente scappa di casa (“Scoppia la Raffineria! Di nuovo come nel '93!”) temendo di fare la fine di Fukushima. A Catania, da un giorno all'altro, decine di bambini dei quartieri poveri (San Cristoforo specialmente) si vedono togliere gli strumenti con cui avevano imparato a suonare Mozart e Vivaldi perché il Comune per loro posto non ne ha, e senza un posto per le prove nessuna orchestra può andare avanti. Entrambi i problemi sono stati ufficialmente “risolti”: a Milazzo non parlandone più (“Nessun motivo di allarme!”) e a Catania togliendo bambini e orchesra dall'agenda. Nei giornali non se ne parla, nelle tv nemmeno, e quindi non esistono. Tutto a posto. I pochi che cercano di non rassegnarsi (parrocchie, comitati di donne, associazioni senza soldi: poveracci, insomma) vengono rapidamente sommersi dal rumore di fondo e dai silenzi ufficiali. Noi, per quel che si può, siamo qui per loro, picchiamo sul tamburo di latta sperando che da qualche parte qualcuno stia a sentire. Ecco, se qualche volta ti chiedi come mai è ancora qui 'sto giornale, il motivo è questo: perché, se ci leviamo di mezzo noi e quei pochi altri, a difendere questa gente non resta più nessuno. Vorremmo dirlo con orgoglio e con immarcescibile fede nella Vittoria della Causa, lo diciamo con cinismo scettico, da veterani: rinforzi non ne arrivano, e ritirarsi non si può. Tiriamo avanti.

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I Siciliani - settembre 2014

I Siciliani - settembre 2014

Fra feste, dibattiti e convegni ai nostri colleghi della stampa perbene è sfuggito il principale segnale sulla crisi dell'informazione in Italia: quest'estate, per la prima volta, non s'è svolto il festival del Giornalismo di Modica, quello organizzato per cinque anni di seguito dai giovani giornalisti de “Il Clandestino”. Era diventato un appuntamento nazionale nel nostro mestiere, con gente come Mazzetti, Bolzoni, Roccuzzo, Beha e compagnia bella, e lo era diventato dal nulla, solo grazie alla passione e alla serietà di quella trentina di studenti che nel 2007, partendo da una bella esperienza di movimento per l'acqua, s'erano inventati uno dei migliori giornali locali del Sud e ne avevano fatto il leader della loro zona. Il giornale non esce più, i ragazzi sono dispersi ai quattro angoli d'Italia e nei cortili di Modica, col loro barocco solare non s'è vista la solita folla di giornalisti e di giovani ma il vecchio tradizionale passìo paesano.

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I Siciliani giovani - giugno 2014

I Siciliani giovani - giugno 2014

Nei giornali italiani non si fanno più contratti da professionisti. La maggioranza dei contenuti è fatta da precari pagati (sui quotidiani!) 20.80 euri. Si chiama “equo compenso” e non prevede alcun diritto redazionale. Il giovane giornalista non può sperare più in un inserimento ma al massimo in un tesserino di “pubblicista”, pagato caro e soggetto di fatto a un costoso esame che ormai sostituisce, nella generalità dei casi, il vecchio esame di praticantato che dava pienamente accesso alla professione. Questo “equo compenso” è stato accettato dalla Federazione della Stampa (il sindacato) e contestato dall'Ordine dei Giornalisti. Su entrambi sono frequenti le polemiche, più o meno demagogiche (Grillo, ad esempio,non ha mai aiutato la stampa libera né contestato, in Sicilia, quella collusa) e completamente inutili. Nè sindacato né Ordine infatti contano più di tanto, nella totale deregulation in cui l'unico soggetto rimasto è il non-ufficiale ma potentissimo Ordine dei Padroni: contro il quale nessuno invece osa protestare. Noi, con la nostra storia, abbiamo idee chiarissime su tutto que- sto. Non c'è da fidarsi da nessuno dei grandi editori né “di sinistra” né di destra. Bisogna fare da sè, non isolatamente ma tutti insieme, il più possibile uniti, possibilmente in rete. I Siciliani giovani, da questo punto di vista, sono un buon modello.

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I Siciliani giovani - aprile 2014

I Siciliani giovani - aprile 2014

D'accordo, è una foto “vecchia” (del cinque gennaio) ma va bene così. I ragazzi sono ancora là, i loro amici pure. I ragazzi, nei poverissimi quartieri in cui vivono, continuano a fare musica alla faccia di tutti. E i loro amici più vecchi continuano a dargli una mano. Che volete di più? Se v'interessa la politica, la politica – quella vera – è proprio questa. A gennaio come ora. In realtà, il ritardo della foto (e del giornale) è colpa del segretario di redazione, del fattorino e di altri personaggi importanti che hanno avuto la pessima idea di mettersi a star male proprio al momento di dover lavorare per il giornale. Del giornale, comunque, dovremo discutere tutti insieme a inizio estate, a Napoli (molti di voi lo sanno già: se n'era parlato all'assemblea del 5 gennaio). S'è fatta tanta strada, che è arrivato il momento di far due conti: siamo soddisfattissimi di quel che s'è fatto finora, e perciò – giustamente – ne siamo insoddisfatti. Bisogna volare più alto, ma sempre senza padroni. Si pone perciò il problema di passare a qualche forma (ma sempre nostra, libera e collettiva) di “azienda”. Stiamo già raccogliendo progetti e idee.

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I Siciliani giovani - dicembre 2013

I Siciliani giovani - dicembre 2013

Questo numero del giornale, interamente dedicato a riflessioni e testimonianze sui “Siciliani” e Giuseppe Fava, non contiene i consueti servizi e inchieste, che riprenderanno dal prossimo numero. Le pagine del Direttore e del professore D'Urso, nella sezione centrale del giornale, sono riprese foto- graficamente dai “Siciliani” del 1983, con le inevitabili imperfezioni tipografiche di cui ci scusiamo.

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I Siciliani giovani - novembre 2013

I Siciliani giovani - novembre 2013

Trent'anni fa in Sicilia c'era un solo editore, che monopolizzava tutto, e dei giornalisti giovani che cercavano di opporsi al monopolio e fare un' informazione indipendente. Per questo essi contavano (ingenuamente) sul sostegno delle forze “progressiste” (sindacati, politici, leghe cooperative), che però li lasciarono soli. Andarono avanti lo stesso, alla meno peggio, ed eccoci ancora qui. Se ci fosse davvero un dibattito politico e sull'informazione, in Sicilia e altrove, in queste settimane si occuperebbe certamente del caso del “Clandestino”. Di che si tratta? Un gruppo di liceali di Modica, cinque anni fa, decide di impegnarsi (società civile) per la de-privatizzazione dell'acqua (sinistra); e riescono, nella loro provincia, a conseguire il risultato (concretezza). Fanno pure un giornale (libera informazione), che rapidamente diventa il più importante della città (professionalità) e denuncia intrallazzi e padrini (antimafia), organizzano dei festival del giornalismo di portata nazionale (cultura) e partecipano con grande efficacia alla rete dei Siciliani (unità). Di tutte queste belle cose -società civile, sinistra, informazione, professionalità, antimafia e cultura- che pure in teoria sarebbero importanti per mezza Italia, oggetto di grandi chiacchiere in dibattiti e convegni, nessuna è riuscita a salvarli dal bavaglio. Non erano semplicemente abbastanza importanti per avere diritto di parola. E quindi, pur rimanendo uniti e organizzati e non rinunciando affatto a fare tutto quello che possono e a dir la loro, il giornale non riescono materialmente a farlo più. Ecco: la crisi italiana è tutta qua. La sinistra, il centrosinistra, la mezzasinistra o come la volete chiamare, di quelli del “Clandestino” semplicemente se ne fotte. È pronta a pagare il presso dell'inciviltà, della destra, della disinformazione, del dilettantismo, della mafia e dell'incultura, pur di non dover mettere la mano in tasca e fare il proprio dovere. Che fra l'altro sarebbe nel suo interesse: l'informazione, la cultura, l'antimafia e tutto il resto aiutano materialmente tutti, non sono affatto un bel lusso o un simpatico fiore all'occhiello. Va bene. Per carità di patria, non abbiamo voluto parlare pure dei Siciliani, di cui i nostri colleghi del “Clandestino” sono una delle componenti. Ma ci siamo capiti.

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I Siciliani giovani - settembre 2013

I Siciliani giovani - settembre 2013

Stiamo uscendo in ritardo e ce ne scusiamo, ma le cose da fare quest'estate (fogli,manifestazioni, interventi) sono state veramente tante, e non accennano, per fortuna, a diminuire. Il mondo in cui viviamo noi è molto vivo, e si fa davvero fa- tica – chi non vuole dormire - a corrergli appresso. Questo numero, peraltro, comprende tre pezzi nel nostro mestiere esemplari: un'inchiesta, un dossier e un piccolo saggio. L'inchiesta – quella di Antonio Mazzeo su Messina – è un rapporto completo su affari e politica in una città sici- liana. Il dossier sul caso Manca è un contributo civile a una vicenda dolente - oltre che probabilmente importante negli equilibri di potere - che un giornalista come Mirone (il pri- mo a sollevare nella sua interezza la storia degli otto gior- nalisti siciliani uccisi) non poteva ignorare. Il breve ma den- sissimo saggio su mafia e chiesa è del massimo studioso ita- liano di mafia, Umberto Santino. Speriamo così di essere riusciti a farci in parte perdonare, dai nostri affezionati ma esigenti lettori, per il ritardo. L'atmosfera generale di queste, e temiamo delle prossime pagine del giornale non è però giornalistica ma di paura. Dietro le immagini combattive e allegre dei ragazzi del No- Muos e delle mamme di Niscemi si staglia infatti un'ombra orribile,che non è morta col vecchio secolo e che minaccia ancora. Battono le ali nere della guerra, e non sono lontane. Ogni volto di giovane, ogni risata di bambino ha questo feroce battito sospeso sopra.. Noi reduci del Novecento li guardiamo con affetto e pena, stringendo i pu- gni, decisissimi a non mollare.

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I Siciliani giovani - giugno 2013

I Siciliani giovani - giugno 2013

Abbiamo perso 3,8 milioni di posti di lavoro in 5 anni. La produzione industriale è calata del 12 per cento. La disoccupazione giovanile è al 40,5 per cento. Ci sono (secondo Confindustria) almeno 20 miliardi di evasione fiscale. E più della metà degli elettori, nella capitale d'Italia, non ha votato. Queste sono le cifre. Cantar vittoria ("viva le grandi intese!", "il moVimento va avanti!") è o da irresponsabili o da pazzi. Non c’entra la politica, è solo un sintomo di sfaldamento d’una classe dirigente (vecchia e nuova) profondamete inadeguata. L’unica forza sana sono i movimenti. I movimenti reali, quelli che ogni giorno lavorano nella società civile. Non si esprimono urlando, non hanno ambizioni palingenetiche né ansia di potere. Vogliono semplicemente vivere, e fare sopravvivere il loro Paese. Nessuno li rappresenta. Ecco, il problema è questo. Non servono improbabili (e puerili) nuovi partiti ma un sistema di obiettivi e contatti che unisca le forze vere. Un comitato di liberazione, avremmo detto una vola; oggi, più sommssamente, una rete. Operai, beni comuni, giovani coraggiosi sono i soggetti di essa. Il terreno comune, il collante più forte, può essere l’antimafia - presa sul serio, senza ritualità e fino in fondo. Il nostro infatti è, prima di tutto, un paese caratterizzato dal potere mafioso.

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I Siciliani giovani - maggio 2013

I Siciliani giovani - maggio 2013

Fra i tanti premi giornalistici che si danno ogni giorno in Italia uno - per fortuna non dei più importanti - è andato a finire da noi, nelle persone di alcuni compagni che, a pensarci un momento, sono un condensato preciso dell'intera nostra banda. C'è Claudia, la giornalista giovane, ma già professionista e “regolare” con le sue inchieste fatte a norma di manuale. C'è Ester, che in poco più d'un anno s'è vista piombare addosso sindaci, 'ndranghetisti, politici collusi, e tutti li ha affrontati bravamente, né impaurita dalle minacce né confusa dai tentativi di corruzione. Ci sono - onnipresenti - Enrica, Daniela, Francesco, Angela, Antonio, quelli del “Clandestino”, questi Asterix siciliani che dalla loro piccola città in fondo all'Italia non hanno paura di niente e di nessuno. C'è infine Fabio, il più ragazzino di tutti nel ricordo ma ormai un uomo fatto e maturo, che da più di vent'anni (non ne aveva sedici quando venne ai Siciliani) segue la nostra strada. Una strada difficile, specialmente per lui: solo, non sostenuto da nessuno, eppure professionalmente agguerrito, difficile da smontare. Ci piacerebbe che i colleghi “importanti”, fra i loro molti e importantissimi pensieri, ne trovassero uno anche piccolo per lui. Per dirgli “grazie”, magari, visto che è grazie a lui, e a quelli come lui, che i Siciliani – cioè il giornalismo libero, cioè Giuseppe Fava – sono ancora qua.

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I Siciliani giovani - marzo 2013

I Siciliani giovani - marzo 2013

Oltre al solito mensile (questo che state leggendo, e che speriamo di portare in edicola prima o poi), adesso facciamo anche una specie di foglio, una coserella senza pretese, che un vecchio tipografo ci stampa e i ragazzi distribuiscono in giro per le città. Come sempre nella storia dei Siciliani, le lodi e la solidarietà sono tante ma gli aiuti concreti pochi. E, come sempre, noi andiamo avanti lo stesso. Questo è un altro piccolo passo avanti. In tempi di cicale, servono ancor di più le formichine.

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I Siciliani giovani - febbraio 2013

I Siciliani giovani - febbraio 2013

Risultati elettorali: internet batte tivvù. Tolleranza batte autodafè. Acqua pubblica batte acqua privata. Emilia batte Brianza. Sorridere civilmente batte toccare il culo. Humphrey batte Rambo, e Totò batte on.Trombetta. Sono tutte maggioranze, molto larghe, dal cinquanta per cento in su. Il fatto che nessuno se ne accorga (compreso chi ne fa parte) non vuol dire che questa maggioranza non faccia storia. I partiti reali, dell'Italia reale, ora come ora sono questi. Gli altri, quando va bene, gli corrono dappresso. Anche il Sessantotto e il divorzio, a suo tempo, arrivarono “all'improvviso”. Eppure...

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I Siciliani giovani - gennaio 2013

I Siciliani giovani - gennaio 2013

Questo numero è dedicato ad Aaron Swartz (Chicago, 8 novembre 1986-New York, 11 gen- naio 2013). Avremmo avuto difficoltà a fare il giornale senza di lui: è stato lui a inventare una cosa che si chiama RSS e che ci permette di far circolare facilmente i contenuti della nostra rete. Quanto c'è costato? Niente: l'ha messo a disposizione gratis. Lo usiamo noi, lo usano i grandi giornali, lo usano milioni di siti in tutto il mondo - un regalo di Swartz al progresso umano. S'è ucciso due settimane fa, per sfuggire a una galera di venti o trent'anni: aveva messo in rete testi vietati, di altissimo valore culturale ma copyrightati dalle varie società. Aveva ventisei anni ed è un gran peccato che regali del genere non possa farcene più. Noi, qui nella lontana Sicilia, gli siamo grati.

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I Siciliani giovani - novembre 2012

I Siciliani giovani - novembre 2012

Sedriano, tranquillo di paesino dell'alto milanese. Saponara, ridente località tirrenica in provincia di Messina. E la periferia di Catania, e quella di Bucarest. Non sappiamo che cos'hanno in comune tutti questi luoghi - tranne che appartengono parita- riamente al ventunesimo secolo – ma cerchiamo di raccontarli; in maniera diversa da come si fa di solito. Vogliamo continuare a farlo, non solo qui in rete ma anche su carta, come quando s'è iniziato. Per questo chiediamo la vostra solidarietà, perché siamo fuori da qualsiasi potere e abbiamo dunque bisogno - per il lavoro che facciamo - del vostro aiuto.

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I Siciliani giovani - ottobre 2012

I Siciliani giovani - ottobre 2012

Abbiamo qualche difficoltà a coordinare le iniziative che ar­rivano dalle varie città, e che tendono a supe­rare le nostre ca­pacità di risposta. Poco male: non siamo una re­dazione cen­tralizzata ma una rete, perciò la maggior parte delle deci­sioni posso­no es­sere tranquillamente prese dai vari gruppi lo­cali, che non sono diramazioni di un centro ma testate e sog­getti autonomi. Nodi di rete appunto, il cui coordina­mento non è af­fidato a una improbabile disciplina ma al senso di responsabil­ità e di condi­visione di cia­scuno. Finora ha fun­zionato, e non c'è niente di strano, perché è il modello (vincen­te) di internet e non quello (obsoleto) delle vecchie aziende, im­prese e (persino) par­titi. Bisognerà vedere adesso se funzionerà nella fase seconda, quel­la più propriamente “industriale”, che si aprirà con l'anda­ta in edi­cola del prodotto stampato. Quando? Da dicem­bre, se vo­gliamo (le condizioni tecniche ci sono), o da su­bito dopo (se i test preli­minari dureranno qualche giorno in più). L'edicola, di per sè, non è importante: la forza di questo gior­nale, come di ogni altro giornale vero, è oramai prevalen­temente nel­la rete; la carta è in più. Ma per noi è importante sentimentalmente (e dunque “politicamente”): la parola “I Si­ciliani” è una bandiera, e s'ha da vedere dappertutto. La settimana scorsa a Napoli (scel­ta non casuale) ab­biamo aperto la campagna per l'andata in edicola del giornale. La riprendere­mo a Bolo­gna, al “festi­val” (dal 27al 30) di Diecieventicin­que, che festeg­gia un anno e che dall'ini­zio fa parte, molto brillante­mente, della nostra rete. So­spettiamo che voglia­no emu­lare i loro amici di Modica (il Clandestin­o), col loro Festival del Gior­nalismo estivo, ormai na­zionale. Stringe il cuore pensare fra quale povertà e con che sacrifici tutti que­sti ragazzi, al nord e al sud, portino avanti quest'impresa di tutti, questa rete. E con quale allegria, e con che felicità di risultati. Davvero, è un mondo nuovo. Un giornale precario, organizzato da precari, scritto da pre­cari, in una generazione spietatamente condannata al precaria­to. Ma che non hanno domato, che ancora ha speranze e ricor­di, e che probabilmente alla fine vincerà. “Voi avete portato alla rovina l'Italia – disse quel tale – ma noi la ricostruiremo”.

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I Siciliani giovani - settembre 2012

I Siciliani giovani - settembre 2012

Corleone, piccolo paese in provincia di Palermo, ha avuto un certo peso nella storia d'Italia. Così oggi Barcellona, nel messi- nese. E' il centro di molte cose, e non tutte di mafia. Da lì parto- no i nuovi corleonesi. Il “principe nero” Rosario Cattafi non è stato solo un boss di mafia. E' stato un organizzatore politico, un trafficante, un abi- tué dei servizi, un esecutore affidabile di operazioni coperte. In breve, un interlocutore dello Stato. Forse - secondo le voci fil- trate ad arte - una controparte di una trattativa. Ma la verità è che in Italia la trattativa era permanente. La guerra esterna fra America e Russia e quella interna fra grandi proprietari e contadini è stata la sfondo vero della nostra storia. E in guerra non si sottilizza sui mezzi. In guerra anche un Catta- fi può essere usato - da generali e ministri assai perbene – come un male necessario. E dunque acquisire potere.

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I Siciliani giovani - luglio-agosto 2012

I Siciliani giovani - luglio-agosto 2012

Una barca fatta con le parole di carta dei nostri giornali, che raccontano le storie di verità, quella che ben descriveva il nostro direttore. Quei ragazzi che si abbracciano - solidarietà, stare insieme, tutto l'amore che c'è. Quella ragazza che guarda l'orizzonte, non per trovare una terra qualunque o l'isola che non c'è, ma una terra dove poggiare i piedi per percorrere un cammino collettivo. Quel mare dal colore inverosimile esiste! E' il mare – con quel colore – che bagna Lampedusa e non nasconde le tragedie e le cadute nè il sangue che vi è caduto, né le speranze. Infine, la barca di carta è abbastanza robusta da tenerci dentro tutte e tutti. E' pronta a collegarci con le varie sponde, srotolando una matassa di filo che parte da via Fava a Catania per arrivare a Bologna. Per poi andare a Milano, a Napoli, a Trapani, a Modica, ritornare su a Roma e poi ancora a Palermo, fra mille giri. E alla fine viene fuori questa gran bella rete che si chiama "Siciliani giovani".

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I Siciliani giovani - giugno 2012

I Siciliani giovani - giugno 2012

Un'estate non banale Non sappiamo se sia stato il presidente Napolitano o l'appello degli studenti a salvare all'ultimo momento Telejato, la tv antimafia che rischiava di essere chiusa prima da Berlusconi e poi da Monti. Comunque è qua e, come si dice, “lotta insieme a noi” e a tutte le altre testate della nostra piccola rete. Che è qui ormai da un anno: alcune cose sui cui contavamo non ci sono state, e altre che non ci aspettavamo invece sì. Il giornale è diverso (migliore) da come l'avevamo progettato. Al solito (ma è un “solito” su cui siamo in pochi a voler navigare) i giovani ci hanno spinto avanti, facendo di un'idea perbene un'idea felice. Credo che a lui gli sarebbe piaciuto. A parte questo, i governi s'arrabbattano, gli esseri umani sopravvivono (chi ne ha il permesso), le opposizioni crescono – ma in posti lontani da quelli dove di solito le si va a cercare. Nei campi confiscati alla mafia, per esempio. Confiscati ai padroni che reggono ormai buona parte del Pil italiano. Questo porta lontano.

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I Siciliani giovani - maggio 2012

I Siciliani giovani - maggio 2012

Un attacco ferocissimo contro i ragazzi e le loro scuole, a Brindisi. Una fase politica che va sempre più a stringersi, alla fine di un ciclo storico lungo quasi vent'anni.Un'Italia sempre più in crisi, ma dove tuttavia qua e là spuntano, per lo più nascosti, dei segni di speranza. I giorni di Falcone, vent'anni dopo, sono stati questi. I più vecchi di noi hanno rivissuto momenti che credevano ormai rimossi per sempre. I giovani hanno fatto esemplarmente il loro dovere, di giornalisti e di militanti civili. Nelle città sono sorti dei movimenti. E questo è un altro numero dei Siciliani.

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I Siciliani giovani - aprile 2012

I Siciliani giovani - aprile 2012

Povero Fardazza, non è riuscito a chiudere Telejato. Invece il professor Monti sì. Hai visto che fa fare la cultura? Un poveraccio qualunque, un “don” di media tacca (ma a Partinico importante) aggredisce, minaccia, fa tutto il suo onesto lavoro di boss mafioso e non conclude un tubo: Telejato continua a trasmettere e il maledetto Maniàci è ancora là. Invece ti arriva il professore, non si agita, tutto compìto e sorridente, e in capo a un mese da oggi, pufféte, Telejato non c’è più. E’ vero che al professore una mano l’ha data, con una furba leggina, anche il buon Berlusconi. Ma per il punteggio non conta, vale chi segna il gol, non chi gli ha passato la palla. Anche perché la leggina di Berlusconi, il professore, sostanzialmente l’ha lasciata là.

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I Siciliani giovani - marzo 2012

I Siciliani giovani - marzo 2012

Il problema della Sicilia è la mafia, non ce ne sono altri. Lavoro, felicità, economia dipendono tutti da qui. Ma si preferisce far finta di essere a Stoccolma, chiacchierare di cose alte e “politiche” come se fossimo tutti gente civile.

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I Siciliani giovani - febbraio 2012

I Siciliani giovani - febbraio 2012

La storia delle mafie è anche una storia di donne, una questione di genere. Le loro vite servono a capire la natura stesse delle mafie, i “sentimenti” che le muovono, la cultura di cui sono portatrici, il sistema di “valori” che le caratterizza, il modello sociale di riferimento in cui hanno potuto farsi strada.

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I Siciliani giovani - gennaio 2012

I Siciliani giovani - gennaio 2012

“E i poveri sempre più poveri” Il duemila e dodici avanza faticosamente, ingenerando speranze (alcune), delusioni (un po') e dando luogo agli antichissimi mugugni sui ricchi che sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

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I Siciliani giovani - dicembre 2011

I Siciliani giovani - dicembre 2011

Questo numero dei Siciliani giovani è formalmente un “numero zero”, ma non è affatto un numero “di prova”; è un giornale completo, fatto per continuare, salvi i miglioramenti che l'esperienza e i lettori suggeriranno.

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