Andrà Bene - Ripartiamo dai Beni Confiscati alla mafia - I Siciliani Giovani

Andrà Bene – Ripartiamo dai Beni Confiscati alla mafia

Per troppi anni i beni confiscati alla mafia sono stati lasciati all’abbandono. Migliaia di appartamenti, terreni, depositi, automobili, barche, furgoni sottratti definitivamente ai mafiosi non sono utilizzati o sono ancora illegalmente nelle mani dei clan.

Proprio i beni confiscati alla mafia possono oggi essere, per tutta la società, strumenti per ripartire: terreni agricoli per progetti di economia solidale, sedi e mezzi per le attività sociali, appartamenti per l’emergenza abitativa. “Andrà Bene – Ripartiamo dai beni confiscati alle mafie” è la campagna di Arci Sicilia e Siciliani giovani per la valorizzazione sociale dei beni confiscati alla mafia oggi abbandonati. Una campagna sognata e creata proprio in un bene confiscato al boss Nitto Santapaola, Il Giardino di Scidà a Catania.

 

La mappa.

I beni confiscati alla mafia sono proprio dietro l’angolo ma quasi nessuno lo sa. Trasformare i numeri e le statistiche in luoghi fisici da vedere, toccare, controllare è il primo obiettivo della mappa dei beni confiscati alla mafia in Sicilia. Finora è stato possibile sapere quanti beni confiscati si trovano in un determinato comune ma non dove si trovano con esattezza. La mappa, consultabile facilmente con sul web e con l’app “mymaps di google” già installata nella maggior parte dei telefoni, consente di sapere la collocazione precisa dei beni confiscati, a chi sono stati affidati, di che tipologia sono: appartamenti, garage, ville, locali commerciali…

La mappa, partita in via sperimentale per il territorio di Catania, è stata realizzata incrociando i dati del portale Open Regio, i dati dei comuni della provincia, alcune delibere comunali che identificano i beni confiscati. Il lavoro di mappatura è stato perfezionato attraverso sopralluoghi virtuali tramite le applicazioni di mappatura del territorio e in alcuni casi attraverso sopralluoghi fisici. I dati immessi nella mappa sono innanzi tutto gli indirizzi, la tipologia dell’immobile, l’istituzione a cui l’immobile è affidato, l’ente a cui eventualmente è assegnato, la condizione dell’immobile: libero, gestito dalle associazioni o in vendita.

Alcuni di questi dati, a cui è assegnato un colore, costituiscono la leggenda per leggere la mappa e identificare subito le diverse caratteristiche del bene confiscato.

L’utilità di una mappa. Se in una bella piazza del centro storico c’è una bottega abbandonata che si scopre essere confiscata alla mafia e nella disponibilità del Comune, pronta per essere assegnata alle associazioni o alle cooperative che ne fanno richiesta, è più facile attivare un percorso di riappropriazione collettiva volto all’utilità sociale. Se ci si rende conto che un immobile confiscato alla mafia in un quartiere popolare, diroccato e abbandonato, viene usato come deposito temporaneo di droga, è più facile attivare una reazione sociale e istituzionale per la cura dei beni confiscati e la loro effettiva liberazione dal controllo mafioso. Se ci si accorge che nel centro della città ci sono appartamenti confiscati alla mafia, vuoti e abbandonati, sarà più facile chiedere che siano subito messi a disposizione per rispondere all’emergenza abitativa. Lo stesso vale per i terreni che potrebbero essere utilizzati per avviare virtuose esperienze di lavoro, lo stesso vale per i capannoni industriali, per le botteghe, per le ville. Vedere gli spazi, toccarli, collocarli nel contesto è fondamentale per comprendere quanto sia possibile una loro valorizzazione e una contestuale valorizzazione del contesto territoriale.

Una mappa viva e in continuo movimento. La fase di sperimentazione del lavoro di mappatura si è concentrata su Catania e la sua provincia. Adesso la mappatura dei beni confiscati va estesa a tutta la Sicilia, con l’ambizione di sviluppare mappe analoghe su tutto il territorio nazionale. Il team che ha sperimentato la mappatura su Catania potrà essere al servizio di tutti i territori che avranno necessità di supporto e coordinamento. La mappa è una cosa viva: i beni confiscati aumentano giorno dopo giorno, i processi di assegnazione ad associazioni aumentano, alcuni beni vengono abbandonati, altri ristrutturati, altri ancora vengono assegnati a nuove associazioni. Inoltre la mappa può sempre più completarsi. Ogni singolo puntino sulla mappa, che corrisponde a un indirizzo di un bene confiscato, può essere riempito di link con attività svolte in quel bene, fotografie dello stato dei luoghi, planimetrie, articoli di giornale che ne parlano, delibere circa la loro destinazione, testimonianze di come era usato prima della confisca. Un lavoro che offre opportunità infinite di ampliamento e che può essere aperto al contributo di associazioni, cittadini, enti.

 

Per una nuova gestione dei beni confiscati.

Andrà Bene, significa purtroppo che adesso il sistema di gestione dei beni confiscati non funziona e che bisogna intervenire per farlo funzionare meglio. Il progetto Andrà Bene ha quindi l’obiettivo di incentivare il dibattito pubblico e istituzionale sulla gestione dei beni confiscati alla mafia, dagli enti locali, che dovrebbero curare materialmente la maggior parte dei beni, alla Regione e al Parlamento, che dovrebbero dotare degli strumenti necessari a una migliore gestione. Passando per Prefetture e forze dell’ordine che spesso hanno assegnati beni confiscati che però sono lasciati all’abbandono.

Sui beni confiscati alla mafia serve un percorso partecipato di riflessione ed elaborazione volto a sviluppare proposte concrete che possano facilitare assegnazioni, gestione e che possano risolvere il problema dell’abbandono dei beni confiscati, anche tramite meccanismi di affidamenti temporanei.

Le aziende confiscate alla mafia.

Non basta una mappa, non bastano gli interventi dei Comuni né delle associazioni del territorio per affrontare la questione delle aziende confiscate alla mafia. Per la gestione di tali aziende si incrociano piani e problemi diversissimi, che bisogna finalmente affrontare in maniera complessiva e coraggiosa. Occorre partire dalle risposte ad alcune domande, e occorre farlo insieme, attori sociali, istituzioni, organi di controllo: le aziende confiscate hanno davvero tutte una prospettiva? Cosa si fa delle aziende che servivano solo a riciclare denaro, come si agisce nei confronti dei dipendenti delle aziende che non possono avere vita nell’economia legale? Qual è il ruolo degli amministratori giudiziari, come avviene la loro nomina, esistono zone grigie nella gestione delle aziende confiscate? Come si coniugano i diritti dei lavoratori con le esigenze di ripulire le aziende dai legami con ambienti criminali? Occorre finalmente aprire un ragionamento comune e trovare delle risposte.

 

I beni confiscati alla mafia nella crisi economica

Nel pieno della pandemia ci siamo ripetuti che sarebbe andato tutto bene. Non è stato così, non è stato così per tantissime e tantissimi. I beni confiscati in questo contesto non rappresentano soltanto un simbolico riscatto verso la giustizia sociale e la legalità. Essi possono anche avere un ruolo, per la ripresa non solo economica ma anche sociale e culturale del nostro territorio. Ogni appartamento confiscato alla mafia può diventare un alloggio di emergenza, la sede di un’associazione, un esperimento di coesione sociale, un laboratorio creativo, una banca del tempo. Ogni terreno può essere consegnato a chi vuole cimentarsi nel lavoro agricolo, agrituristico, nella creazione di fattorie didattiche. I locali commerciali confiscati possono essere ossigeno per tante associazioni e tanti enti che non riescono più a sostenere costi esorbitanti. Mettere al centro della ripresa i beni confiscati, sottraendoli all’assurdo dibattito circa la loro inutile vendita, significa cogliere l’occasione per trasformare nel profondo il nostro territorio. Un altro tassello nella lotta alla mafia. Un passo in avanti affinché possa andare, tutto, meglio.