Ragusa, indagati per aver protestato contro Forza Nuova

Cinquanta persone sarebbero state denunciate dalla Digos per le proteste dello scorso 7 gennaio contro Forza Nuova. Tra queste, anche Simone Lo Presti di Generazione Zero

Cinquanta persone sarebbero state denunciate per le contestazioni a Forza Nuova avvenute nel mese di gennaio a Ragusa. Tra loro, secondo quanto riporta Repubblica Palermo, ci sono tre giornalisti “che stavano documentando le due contrapposte manifestazioni e l’ex presidente del tribunale di Ragusa Michele Duchi”, oltre ad attivisti ed esponenti di varie associazioni che, secondo quanto si apprende, risultano adesso indagate dalla Digos.

A sinistra, Simone Lo Presti

I fatti risalgono al 7 gennaio scorso: Forza Nuova stava sfilando per l’anniversario di Acca Larentia quando, all’arrivo in Piazza San Giovanni, si è fronteggiata con le proteste del movimento antifascista, che non sarebbero tuttavia sfociate in scontri ma solo in insulti e slogan.

“Concedere simili spazi a gruppi neofascisti è fuori da ogni logica costituzionale, oltretutto con il silenzio delle istituzioni democratiche della città, il Comune innanzitutto”, è il commento di Simone Lo Presti, tesoriere dell’Associazione Generazione Zero e punto di riferimento del presidio di Libera Ragusa, anche lui iscritto nel registro degli indagati. Il giovane ritiene “ancora più grave” il fatto “che le denunce abbiano colpito anche dei giornalisti locali, presenti sui luoghi per documentare i fatti. Non so se sia un attacco alla libertà di stampa ed al diritto di cronaca – evidenzia – preferisco pensare si tratti di un errore. Se però così non fosse, sarebbe un problema che le istituzioni dovrebbero affrontare”.

Anche Lo Presti si trovava nei luoghi delle manifestazioni per documentare e riprendere quanto stava accadendo. A conferma di ciò, alcuni video pubblicati sulla pagina Facebook di Generazione Zero – webmagazine, dove il giovane ha trasmesso pure l’arrivo della manifestazione di Forza Nuova in diretta. L’associazione, nell’esprimere il proprio rammarico, in una nota difende Simone e gli altri 49 coinvolti: “Ciò che è avvenuto – si legge – rappresenta qualcosa di incomprensibile, nella misura in cui le spinte di stampo neofascista dovrebbero essere frenate non solo sul nostro territorio, ma in tutti i paesi democratici. Il fascismo, nell’accezione più larga del termine, è una scelta politica che non può trovare spazio in un Paese che l’ha combattuto molti anni fa, con sacrificio e fatica, e che l’ha bandito con la Costituzione Italiana”, scrive Generazione Zero, aggiungendo che fin dalla fondazione “ha portato avanti con impegno e orgoglio una lotta a qualunque forma di fascismo, avvalendosi di strumenti democratici e civili e confidando nella trasparenza e nel buon senso delle Istituzioni”.

Indagato anche Peppe Scifo, segretario provinciale della Cgil. A rivelarlo è Repubblica. “Se qua c’è un reato è quello di apologia al fascismo. È un problema non solo formale, ma anche sostanziale perché l’avanzare di queste forze in Europa stanno minando le nostre democrazie”, ha detto. 

Intanto il pm Fabio D’Anna ha chiesto l’archiviazione.

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