Parliamo la stessa lingua o no?

Benedetta Muscato

Quando i social diventano mezzo di informazione: su Instagram circola da diciannove ore il video di una giovane attivista, Riphuda, che ha assistito e ha raccontato un episodio di razzismo a Milano.

“Ragazzi vi chiedo solo di condividere questo video, parlate con la vostra famiglia, con i vostri amici del fatto che in Italia il razzismo esiste” dice Riphuda (nickname su instagram) di una giovane attivista milanese.

“Quello di domenica mattina è stato un episodio di discriminazione raziale e i giornali non ne parlano. Mi è stato chiesto di contestualizzare la storia e lo faccio”- spiega in un ig tv pubblicata su Instagram diciannove ore fa.

“Era domenica mattina, le sei, e ci siamo recati al Mc Donald in zona Navigli per fare colazione. Avendo pagato il conto ci siano seduti nei tavoli all’esterno scherzando tra noi. Un ragazzo del gruppo, di colore, prende un dot (quella sorta di monopattini elettrici affittabili in città) e inizia a suonare il campanello, a mo’ di scherzo. Il rumore che emetteva non disturbava la quiete pubblica. Ad un certo punto passa una volante della polizia e si ferma per dirgli “Se non smetti di suonarlo, ti arresto”. Si aggiungono altre pattuglie, in totale sei… per un campanello.”

“I ragazzi erano tutti di colore, chi africano e chi arabo, c’era solo una ragazza bianca nel gruppo. Alcuni di loro attaccano la musica ed è allora che la polizia ha iniziato a strattonarci e a spingerci. Un ragazzo viene gettato a terra, preso a manganellate; interviene una ragazza, sua sorella, la quale viene colpita da un manganello dritto in testa. La polizia si è giustificata dicendo “Magari è caduta, magari si è fatta male sola”.

“L’ambulanza l’abbiamo dovuta chiamare noi”- continua Riphuda- “Dopo di che ci hanno chiesto i documenti e noi glieli abbiamo consegnati senza discutere, tutti tranne una ragazza che non li aveva con sé. La polizia inizia a trattarla come se non fosse italiana, come se non capisse la lingua e le urlano “Tornatene al tuo paese!”.”

 

 

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