Il buio oltre i social 

 

Benedetta Muscato 

 L’incubo di Mark Zuckerberg: in poco più di sei ore persi sei miliardi di dollari. 

Il 4 ottobre 2021 smette di funzionare la “roba digitale” dell’impreditore statunitense: Whatsapp, Facebook e Instagram. 

 “Stavo mandando un messaggio alla mia amica Clara quel pomeriggio, erano le 16, ci stavamo mettendo d’accordo per fare colazione al bar il mattino dopo. Mai avrei potuto pensare che un’ora dopo sarebbe scoppiato il caos sui social”- racconta Claudio, della generazione Z- “A dire la verità a me non è dispiaciuto disconnettermi per un po’ dalla vita digitale. Ho dedicato il tempo che avrei passato a scorrere la home di Instagram ad una buona lettura, le pagine di Pavese si sa che si divorano in un sol boccone. Questa disintossicazione forzata dai social per me è stato un sollievo, dovremmo farlo più spesso. Mi sono organizzato con Clara per telefono, ho riesumato sms e chiamate che non usavo da un bel po’.”  

“A causa di questo blocco ci siamo resi conto, ancora una volta, che i social sono ormai parte integrante della nostra vita, il telefono è diventato il prolungamento della nostra stessa mano. Penso però che sbagliano quelli che condannano del tutto i social”- spiega Lorena, anche lei nata degli anni ’90 e ora studentessa di Informatica a Roma- “Molti utenti oggi sfruttano Instagram, ad esempio, per condividere messaggi politici, anche l’attivismo si è evoluto al passo con i social.  

Femminismo, rispetto dell’ambiente, razzismo sono tutti temi affrontati quotidianamente su queste piattaforme. Negli ultimi giorni giravano diversi contenuti video sui cortei che hanno popolato le piazze italiane la scorsa settimana grazie al movimento Friday for Future.  

I social sono stati utilissimi anche per la campagna di sensibilizzazione rispetto al tema dei vaccini, parlando di temi caldi. Inoltre ormai offrono anche tantissimi posti di lavoro quindi non sono solo una forma di intrattenimento alternativo, c’è chi ci paga le bollette.” 

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