E ora Paternò ha una nuova Voce

Alessandro Paternò 

“Cultura”, “lotta alla mafia”, “socializzare i beni confiscati”: c’è caldo in piazza, ma ogni tanto passa una ventata di roba fresca…  
 Sotto il gazebo all’ombra dei 41 gradi un gruppo di ragazzi propone ai passanti una raccolta firme, proprio come si faceva una volta. Qualche curioso si avvicina, ma non appena nota il contenuto della petizione torna indietro con nonchalance. Qualcun altro si ferma, scambia qualche parola ,chiama amici. Ed ecco le prime firme per la petizione. Che petizione? Si chiede al comune di Paternò di darsi un regolamento per la gestione dei beni confiscati.

“Ma che è ‘sta cosa che mi stai facendo firmare Giusé?”, chiede uno dei volenterosi.
 “Firma che è ‘na cosa buona, no come quelle cagate sull’Irped”. fa Giuseppe. “Stiamo presentando una petizione – rincalza salvo, che ci tiene alla precisione – per chiedere al comune di Paternò di dotarsi di un regolamento per la gestione dei beni confiscati ai mafiosi, così da avere delle regole chiare per poterli dare in gestione a chi ne ha bisogno”.
 “Ahà mih! Ma perché, ce ne sono a Paternò?” chiede l’amico.
 “Certo! E sono pure un bel po’, ci si potrebbero fare progetti di utilità sociale anziché lasciarli a prendere muffa  nei cassetti!”, spiega soddisfatto Salvo, guardando la paginetta che si va riempendo.
 Fa davvero caldo in piazza, è quasi mezzogiorno e gli unici rimasti all’aperto sotto il sole cocente, sono un gruppetto di scout. Che infine, pur diffidenti per il retrogusto “politico” della faccenda, decidono infine di avvicinarsi al gazebo, attratti dall’ombra e anche dalla parola
mafia, nemica degli scout di ogni tipo e colore.
 Il caposcout, che del gruppo è quello più navigato, conosce già i volti degli abitanti del gazebo, ragazzi attivi in politica e nel sociale, però di diversi partiti e di varie bande. “Strano vedervi insieme, che succede, vi hanno cacciato?!” fa, e getta un’occhiata a Pierpaolo, famoso per aver litigato con tutti i segretari di partito con cui ha avuto a che fare. La risposta arriva fulminea dalla ragazza che ha in braccio un peluche che anzi no, è un gattino (lei, Giulia, è la più giovane del gruppo, e di cose “politiche” non s’era mai occupata. “Non ci piace come tutti gli altri fanno politica, ognuno pensa solo per sé stesso e i propri vantaggi. Noi non ci stiamo. Perciò abbiamo creato la nostra realtà “politica”, libera da senatori, onorevoli e sindaci che creano gruppi e liste solo per il proprio tornaconto elettorale. Perciò ci chiamiamo Voce, per dare spazio alle nostre idee e a quelle di chi vuole unirsi a noi o collaborarci e non chi vorrebbe solo comandare”. Giulia è un po’ timida e arrossisce un pochino mentre dice queste cose. Di solito quelle come lei tendono a tenerla in fondo alla politica all’antica, ma qui a quanto pare è un’altra cosa. “E oraà ce la date una mano con la petizione?”. Il capo scout  sorride e tutto il gruppo firma per chiedere al comune di darsi la regolata.
 A Paternò parlare di mafia in termini concreti (ciò che non si fermino alla passerella di una volta all’anno) è ancora un evento raro. In effetti, una bozza di regolamento esisterebbe già: è stata stilata dall’amministrazione Mangano sette anni fa, ma non è mai stata rettificata dal consiglio comunale. Anche consiglio di adesso, presieduto da Filippo Sambataro, nonostante i pareri positivi degli uffici competenti e le richieste di alcuni cittadini e consiglieri, non ha mai provveduto a calendarizzare la discussione.
 Da qui la scelta dei giovani che hanno costituito il gruppo politico Voce: proporre la petizione e farne la loro prima battaglia. Prima di salutare gli scout, Luca e Peppe, universitari, porgono ai neo-firmatari un volantino che è il manifesto del gruppo Voce, sul quale campeggia la frase “NOI RESTIAMO” e che contiene punti come “lotta alla mafia”, “cultura”, “infrastrutture digitali”, “libertà di espressione e confronto”. Samuele regge anche un salvadanaio fatto alla buona, sorride: “Sapete, noi non ci finanziamo con il business dei festini scolastici e non abbiamo patrozzià quindi al vostro buon cuore”.
 Soffia scirocco a Paternò, e per scendere sotto i quaranta gradi bisogna aspettare che il sole cominci a tramontare. I ragazzi di Voce sono in piazza ogni fine settimana. Credono ancora in una politica diversa e in una città migliore. Ogni tanto, tra le folate di scirocco, sembra di sentire una piccola ventata di speranza fresca.

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