Ciancio, la mafia e i poli commerciali di mezza Sicilia

Decine e decine di ettari di terreni agricoli trasformati d’incanto in aree ultra-fabbricabili; progetti a pioggia per realizzare centri commerciali di medie e grandi dimensioni; investimenti per centinaia di milioni di euro con denaro di dubbia provenienza. Sono solo alcune delle vicende a tinte fosche rilevate dalla Procura della Repubblica di Catania nel corso delle indagini sul potente editore ed imprenditore Mario Ciancio Sanfilippo, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. “Rapporti stretti e decennali” quelli intrattenuti da Ciancio con Cosa Nostra, come ha dichiarato la sostituta procuratrice generale Miriam Cantone al processo in corso in Corte d’appello sul provvedimento di sequestro e confisca dei beni nella disponibilità dell’editore. Sotto i riflettori i parchi commerciali “Tenutella, “Porte di Catania” e “Sicilia Outlet Fashion Village” realizzati nel catanese e nell’ennese e il “Mito” di Misterbianco, arenatosi alla vigilia dei lavori per presunti attriti tra le cosche: operazioni tutte che per gli inquirenti avrebbero avuto come dominus proprio il potente personaggio siciliano.

Il quinto cavaliere

Ci piace immaginare che questi centocinquanta milioni di euro, più quelli nascosti in Svizzera, più quelli ancora da scoprire, vengano amministrati da un commissario approvato dal basso, dalla comunità civile. Che siano risarcimento agli uomini e donne, ai bambini e bambine, agli anziani che vivono nel disagio e nella povertà, dei quartieri del centro storico e delle periferie.

Sogno di un mattino di fine estate

“Hanno sequestrato La Sicilia”. “Chi? Come””. “Mah, il processo…”. “E allora?”. “Beh, potremmo provare a prendercela noi giornalisti antimafia. I beni confiscati… Non c’è una legge?”. Ho sognato che stavamo uscendo dal palazzo di giustizia, giornalisti e avvocati, e qualcuno diceva: “E’ finito il processo”. “Alè!” ho pensato io, sempre nel sogno.

Davanti al giudice il re è nudo

Il processo a Mario Ciancio non sarà l’analisi giurisprudenziale su quanto sia lecito il lobbismo in terra di mafia, non sarà nemmeno la disamina di quanto il padrone de La Sicilia fosse consapevole di stare favorendo dei clan mafiosi. Sarà un processo ai meccanismi di potere che dominano Catania da sessant’anni. Avvocati e magistrati diranno di fermarsi alle prove, ai capi d’imputazione, alla verità processuale. Ma tremeranno lo stesso le stanze di Confindustria, i saloni di palazzo degli Elefanti, le redazioni dei giornali di famiglia, gli studi in radica dei padroni della città: davanti al giudice, il re è nudo.

Richiesti sei ergastoli per l’omicidio Di Domenico Noviello

È durata più di quattro ore l’articolata requisitoria del sostituto procuratore antimafia Alessandro Milita al processo contro gli organizzatori ed esecutori dell’omicidio dell’imprenditore casertano Domenico Noviello, trucidato il 16 maggio del 2008 a Baia Verde Castel Volturno, perché sette anni […]