Vite difficili. Namir

“Mi chiamo Namir, ho venticinque anni e sono venuto qui in Italia otto anni fa, da solo, lasciando parenti e amori in Egitto, la mia terra. Mi chiedono cosa sia cambiato rispetto a prima. Rispondo sempre che lavoravo lì e continuo a farlo qui”.

E la fabbrica? La portiamo in tasca.

“Ma sei libero, puoi scegliere tu quando lavorare”. Immaginate una fila di persone che aspettano davanti un cancello, tante mani alzate la mattina presto e uno col cappello che fa entrare i primi lì davanti: questo si chiama caporalato! “E il padrone?”, il padrone è quello che possiede l’applicazione.

“Zitta e lavora!”

La mia vita flessibile

Shhhhhhhh. Non diciamolo a nessuno che alcuni lavoratori hanno già accettato dietro al ricatto del trasferimento o del licenziamento. Shhhhh. Sii flessibile, sii elastico, ma soprattutto, sii silenzioso perché c’è la crisi. “Ah… dimenticavo, con questa crisi, non conviene neanche fare figli.”