Ultima fermata?

Durante la corsa si è soliti chiacchierare del più e del meno: “Certo che fa proprio caldo in questi giorni” dice l’autista stremato, con fazzoletto alla mano per asciugare la fronte e l’altra sul volante. “Mi scusi per la domanda, ma è vero che le linee Amt verranno sospese entro il primo di luglio?”.

La testa del vicesindaco

Sembra una barzelletta ma in realtà nella telefonata tra il candidato Sindaco del Movimento 5 Stelle e il vicesindaco di Catania Bonaccorsi c’è qualcosa di serio. Che ha a che fare col dissesto, col ruolo del Governo nazionale e con i tagli al Comune: la testa di Bonaccorsi.

Povero Salvo

L’elezione a Sindaco di Catania doveva essere la grande scommessa. Persa dopo soli sei mesi. Ci ha provato Pogliese a vincere, pensando che la cosa più utile a lui da Sindaco fosse costruire una connessione sentimentale col popolo catanese. Ma suo compito non era  più quello di fare incetta di voti e simpatie ma amministrare la città.  La dichiarazione di dissesto ha terrorizzato i cittadini che senza mezze parole hanno iniziato a definire il Sindaco “buono, ma scarso”.

“Povera piccola mia”

Gianni Morandi a quel Cantagiro 67 avrebbe dovuto portare “Povera piccola” ma non partecipò, si risparmiò i tumulti, gli arresti, la calca, il sequestro: l’automobile di Rita Pavone fu accerchiata dalla folla e ci vollero ore per liberarla. Ma è venuto oggi Gianni Morandi a Catania, cinquant’anni dopo, per festeggiare il suo compleanno. Una passeggiata in via Etnea, un selfie in piazza Duomo e rotta verso l’Etna con la moglie Anna. Non ha trovato la folla, il delirio dei fans ma il dissesto finanziario.

Dissestati

Gli impiegati a tempo indeterminato del Comune di Catania sono circa tremila. Quando è arrivata l’assunzione, ormai quasi trent’anni fa per tutti, hanno festeggiato. Il posto fisso al Comune in una terra dalla quale si fugge e dove due imprese su tre falliscono: una grande notizia. Per decenni il 27 del mese è arrivato puntuale lo stipendio. Adesso non più. Da dodici giorni nessuna notizia dell’accreditamento. Ora c’è il dissesto e non si sa come andrà a finire. “Che fine faremo noi? Noi siamo gente in carne ed ossa, non siamo numeri, non siamo cifre sui bilanci”.

Comune di Catania sul lastrico

La crisi finanziaria del Comune di Catania ha toccato il punto critico. Non è più questione di dissesto, non c’entrano più i creditori buoni o cattivi, non c’è tempo per misure di privatizzazione o svendita del patrimonio. Il Comune è rimasto senza soldi in cassa e non può più pagare. Niente e nessuno.

Il fallimento delle città povere

La Corte dei Conti dichiara il dissesto finanziario di Catania. L’inevitabile conseguenza dell’austerità. Sarebbe facile e comodo per chi negli ultimi anni a Catania ha contestato le Giunte di centrodestra e centrosinistra agitare la delibera di dissesto della Corte dei Conti come una bandiera alla ragione. Ma non sarebbe giusto. Chi difende i diritti delle cittadine e dei cittadini, chi chiede interventi per rafforzare i servizi sociali, chi reclama risorse per assicurare il diritto alla casa, alla scuola, alla felicità anche di chi è più vulnerabile e in difficoltà economica, non può tifare per la Corte dei Conti, per il rispetto dei vincoli di bilancio, per l’austerità economica. Perché a farne le spese non sono i potenti spendaccioni, i corrotti faccendieri ma la città intera e soprattutto chi sta peggio.