Vietato parlare dei nostri affari. Censurato il figlio di Ambrosoli

Il 21 marzo la Regione Lombardia ha commemorato le vittime di mafia proiettando, in presenza di studenti ed esponenti della società civile, “Un eroe borghese”, il film che racconta la storia di impegno e sacrificio del liquidatore della Banca di Michele Sindona. Ma il figlio di Giorgio Ambrosoli, Umberto, reo di aver commentato gli ultimi scandali che hanno travolto il Pirellone, alla cerimonia non è stato invitato

Parlarne è male. Esprimere la propria opinione può essere causa di spiacevoli conseguenze. Dove? Sarà in qualche paese africano non democratico o la Siria di Assad, si dirà. E invece no! Invece, è la Regione Lombardia la protagonista. Qui, dove ancora una volta si verificano scandali tra uomini d’affari ed esponenti delle istituzioni, non sembra consentito pretendere che gli amministratori della cosa pubblica adempiano con rigore alle loro funzioni.

Alla luce delle ultime recentissime indagini che hanno coinvolto diversi membri del Consiglio Regionale e dell’Ufficio di Presidenza della Regione, in un’intervista su “Repubblica” il figlio di Giorgio Ambrosoli, Umberto, aveva invocato un intervento da parte del Governatore lombardo, Roberto Formigoni. «Quattro su cinque, appunto, nominati, per restare solo all’ufficio di presidenza… C’è una sfacciataggine condivisa, in queste vicende. Si ha la sensazione che sia venuto meno il controllo reciproco, quello per cui non compio atti illeciti non solo perché è reato, ma anche perché chi mi sta accanto potrebbe scoprirmi. Da cittadino non sono il solo a provare disagio per questa situazione, fermo restando che certamente in Regione ci sono anche tante persone per bene. Mi chiedo cosa si aspetti per prendere provvedimenti radicali», si legge nell’intervista. E forse ha osato troppo l’avvocato Umberto Ambrosoli quando ha chiesto un passo indietro a tutti coloro che sono stati toccati dalle indagini di questi giorni, sperando anche che Formigoni ritenesse opportuno azzerare la giunta regionale perché «in questa fase una titubanza potrebbe essere interpretata come assenza di autorità. In una azienda privata, in situazioni analoghe, se la proprietà non cambiasse un cda corrotto, rischierebbe di passare per collusa».

Questa intervista evidentemente ha disturbato gli umori al Pirellone. Il verdetto: l’esclusione di Umberto Ambrosoli dalla cerimonia per la giornata regionale dell’impegno e in ricordo delle vittime di mafia durante la quale è stato proiettato il film “Un eroe borghese”, proprio per celebrare l’onestà di suo padre.

Escludere il figlio di Ambrosoli dalla cerimonia in ricordo del padre è quanto mai indegno. Si vogliono forse ridimensionare le vicende – giudiziarie ed etiche insieme – di questi mesi? O, semplicemente, non si accettano critiche? Non sarà per caso che un’ipotetica “cricca” intenda chiudersi a riccio, come a proteggere i suoi membri da chiunque osi indagarli? Sarebbe stato un segnale di apertura la presenza di Umberto Ambrosoli alla cerimonia di commemorazione; la sua assenza, invece, disegna un vuoto ancora più netto e getta ancora più dubbio su una politica regionale la cui lista di rappresentanti indagati si estende in modo impressionante. Il tutto con Expo alle porte e le organizzazioni mafiose che bussano con prepotenza crescente, non solo a Milano ma in tutta la Lombardia

Se non si parte dalle più piccole azioni tanto simboliche quanto significative, se al contrario si tentano di oscurare opinioni contrarie, come si farà a smascherare le alleanze tra mafia politica e imprenditoria? Come farà la politica a rendersi davvero responsabile?

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