Uno spettro si aggira sul vulcano

 

Lo strano caso del Circolo Anarchico di Ercolano

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In questi ultimi giorni è stata pubblicata dalla stampa locale l’ennesima versione del piano di evacuazione della zona vesuviana in caso di eruzione del vulcano. Zona rossa può diventare il titolo di un sequel che vedrà fine soltanto quando lo Sterminator Vesevo deciderà di rispondere alle sollecitazioni che provengono dalla maggior parte delle curve degli stadi italiani (Napoli esclusa). Ma al di là dei sommovimenti magmatici, nella zona vesuviana si attivano esperienze sotterranee di ben altra natura che riescono – talvolta – a salire agli onori delle cronache.

La mattina del 15 novembre 2016 alcuni quotidiani locali (Roma, Cronache di Napoli) e anche nazionali targati Caltagirone (Mattino e Messaggero) riportavano l’insorgere del pericolo terrorista e insurrezionalista nella tranquilla cittadina di Ercolano, già mortificata dal non essere diventata capitale della cultura Italiana per il 2017. Cos’era accaduto? Durante un presidio antisgombero di una palazzina occupata da famiglie locali, organizzato dal gruppo Golfo di Napoli dell’organizzazione neofascista Casa Pound, per cui erano intervenuti esponenti di caratura nazionale, il 14 novembre si erano verificate delle scaramucce tra i “fascisti del terzo millennio” e militanti anarchici e antifascisti genericamente ricondotti alla struttura del Circolo Anarchico Vesuviano, circolo libertario da qualche anno attivo nella zona di Resina. Si sarebbe trattato di un episodio abbastanza circoscritto se non fosse intervenuta in seguito la reazione spropositata da parte dei carabinieri della zona che avevano circondato in forze l’area antistante al circolo, assediando per più di nove ore una decina di militanti che vi si erano rifugiati. Dopo un’estenuante trattativa, calata la sera e formatasi una folla di residenti e solidali accorsi a vedere quanto stava accadendo, gli assediati decidevano di procedere a una rocambolesca fuga, correndo all’esterno della struttura in direzioni diverse. Complici la sera e la folla, i militi presenti, colti di sorpresa, riuscivano a fermare soltanto quattro fuggitivi. Inoltre, un colonnello della Benemerita cadeva nella corsa riportando alcune escoriazioni.

A uno dei quattro fermati è stata inflitta una pena (sospesa) di tre mesi per oltraggio a pubblico ufficiale e ad altri tre sono state appioppate denunzie per lo stesso reato e per l’interruzione di pubblico servizio. Il colonnello ha avuto una prognosi di guarigione di pochi giorni. La stampa ha individuato l’origine del fatto nell’attività di pericolosi elementi anarco-insurrezionalisti, attivi da tempo nell’area vesuviana. Si tratta, in effetti, di individualità della zona che da qualche tempo hanno avviato un’attività composita intorno al circolo, costruendo una biblioteca tematica, organizzando doposcuola per bambini e adolescenti della zona, dando vita a iniziative, concerti, presentazioni di libri. Attività che, fin dal principio, hanno riscosso un interesse da parte dei carabinieri locali, dal momento che gli stessi hanno esercitato pressioni sul proprietario dei locali per rifiutare gli affittuari (il Circolo Anarchico Vesuviano non è uno spazio “liberato”, ma uno spazio consapevole e autofinanziato senza compartecipazioni istituzionali); nonché hanno più volte provato a identificare gli attivisti.

A margine di quanto avvenuto il 14 novembre scorso, il circolo è stato messo sotto sequestro dall’autorità giudiziaria che ha provveduto anche a confiscare tutta la strumentazione e documentazione esistente all’interno (opuscoli, libri, un pc, una bicicletta e altri oggetti di uso comune). Dunque al momento il Circolo non esiste più (almeno fisicamente), è stato evacuato con successo. La zona vesuviana, da anni segnata da una preoccupante atarassia politica, è stata bonificata. Persiste la pubblicazione aperiodica Vesuvio Libertario, che pubblica interventi di natura diversa, alcuni dei quali di riflessione sul territorio di riferimento: i progetti di trasformazione urbana, lo stato della linea di costa, l’impatto dell’industrializzazione di vecchio e nuovo tipo alle pendici del Vulcano. In attesa che faccia pulizia, stavolta delle persone giuste.

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