Emigranti. Vacilla il muro di Dublino

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Il Regolamento di Dublino stabilisce che il migrante deve rilasciare la propria impronta digitale nel primo Paese di cui varca la frontiera. Rilasciare l’impronta digitale significa richiedere automaticamente l’asilo. Questo designa la responsabilità di accoglienza del tale Paese e, di conseguenza, la forzata permanenza del migrante in esso. Rifiutarsi di rilasciare l’impronta significa diventare automaticamente clandestino.

I nostri passi

Foto I. Sciacca

Cominciano ad arrivare gli amici ancora prima delle dieci, ora fissata per la colazione. Nel covo seminterrato senza citofono di Nitto Santapaola, oggi ci sono i nostri passi. “È qui che siamo arrivati” e siamo radiosi.

Beni confiscati in Calabria

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“Mantenendo un centro di aggregazione minorile – spiega padre Demasi – abbiamo allargato gli orizzonti del progetto iniziale introducendo un laboratorio clinico per conto di Emergency e un ostello sociale per i giovani che lavorano nei campi per l’associazione Libera”.

I fiori del giardino di Scidà

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Un giardino dove passare le calde serate d’estate: guardando un film, o ascoltando musica, o vedendo spettacoli teatrali, o funamboli e giocolieri circensi. Ma sarà anche un luogo per ricordare le vittime uccise dalle mafie, ma soprattutto le vittime vive e innocenti che vivono nei nostri quartieri popolari oppressi dallo “Stato mafioso”. Inoltre, ci sembra naturale che in questo giardino potremmo mettere radici per una libera informazione, presupposto per essere cittadini consapevoli.

Il mestiere di giornalista

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Sino a che punto in Italia è possibile assolvere un ruolo d’inchiesta e di denuncia con tutti i rischi che ne derivano? Fino a che punto i mezzi d’informazione sono disposti a “rischiare”, tenendo presente che spesso i giornalisti “con la schiena dritta” si trovano a confrontarsi con fascisti, mafiosi, violenti massoni, politici, magistrati, con il dubbio, che spesso diventa paura di rimetterci la pelle?

Caso Saguto

L’allegro e criminoso modo, portato avanti dalla Saguto, di mettere sotto sequestro aziende alle quali, in qualche modo spesso solo indiziario, si attribuiva una patente di mafiosità per procedere alla loro requisizione e affidarne la gestione agli avvocati o economisti che facevano parte del cerchio magico. L’amministrazione giudiziaria di questi beni ha arrecato danni irreversibili all’economia siciliana, poiché le aziende sono state smantellate e non più restituite, anche quando i proprietari sono stati penalmente assolti da ogni imputazione.

Beni confiscati nel Lazio

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“I pochi beni confiscati che abbiamo qui, non vengono dati in affidamento”, dice Marco Carducci, che con la cooperativa Sinergie ha gestito Villa Sandra durante la fase di sequestro. “Solitamente le assegnazioni avvengono dopo la confisca definitiva e una volta terminato l’iter giudiziario. Lì è accaduto il contrario, è bastato il primo grado di giudizio”.

Catania. Il Circo sociale a San Cristoforo

Associazione culturale Clatù, foto Eleono Tavella

Creare momenti di socialità e collaborazione è importante per la città e ancora più importante per un quartiere disertato dalle istituzioni che in tal modo diventa fulcro di nuove energie, rete di  idee, sperimentazione e creazione. Il Circo, essendo un insieme variegato di abilità e ruoli, è per sua natura inclusivo e valorizza la diversità: ciascuno, a seconda delle sue propensioni o delle sue qualità, trova posto all’interno di questo pittoresco mondo.

L’amministratore amministrato

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Elio Collova, un amministratore giudiziario con una carriera di tutto rispetto di dottore commercialista, di revisore dei conti, di perito del tribunale sia della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, incaricato di consulenze tecniche e di amministrazioni giudiziarie distribuite tra le procure di Trapani, Palermo, Agrigento, Caltanissetta, Messina e persino Cuneo.