Catania – Uniti per la casa

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Il palazzo di Via Calatabiano a Catania da due anni è occupato da famiglie come quella di Mauro, che lottano per avere una casa. Un signore di mezza età e un ragazzo colorano di verde il portone di ingresso del palazzo scherzando con i pennelli in mano. Si cerca di abbellire l’edificio, e di tenere pulito il quartiere e il parco dove giocano i bambini. Antonella, sua sorella e la loro amica Debora, puliscono le panchine del parco e poi le pitturano, con l’aiuto di altri volontari. Un segno di gratitudine verso un quartiere che li ha accolti. 

Napoli – Traiano on the beach

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Per qualche tempo la stampa e l’opinione pubblica si ricordano dell’esistenza di questi enormi ghetti, ne denunciano la massiccia presenza malavitosa, si mostrano indignati per le condizioni di abbandono in cui operano la scuola, le associazioni e tutte le persone che provano a restituire a quei luoghi una dimensione più umana. Ma il quartiere e i suoi problemi passano di moda nel tempo necessario a chiudere la pagina di un giornale, come se quelle vite trovassero senso solo all’interno del racconto predeterminato che del quartiere si intende fare.

La “legalità” che viola i diritti umani

foto Mario Spada

La Procura della Repubblica il 17 luglio scorso ha notificato a un numero imprecisato di famiglie un’ordinanza di sgombero che prevede la liberazione dell’area di Cupa Perillo entro l’11 settembre, ha posto sotto sequestro le aree, in particolare sotto la linea dell’asse mediano, e il giorno seguente ha provveduto all’abbattimento di diverse baracche ritenute erroneamente disabitate. Tradotto: alcune famiglie che la mattina si erano allontanate per andare a lavorare, sono tornate e non hanno più trovato la casa.

Fuori di casa

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“È na picciridduzza di sei misi cchi si cucca fora, ‘nterra o Garibaldi, lei u sapi chi vol diri? Abbiamo bisogno di una casa, basta chiacchiere! Finemula!” dice uno dei padri di famiglia presenti. Stamattina, prima davanti al Palazzo degli Elefanti e dopo all’Assessorato ai servizi sociali, erano tante le famiglie e le persone esasperate nel non avere una casa. Tante mamme e papà con al seguito i loro piccoli, hanno avuto un colloquio prima con l’avvocato Spampinato, subito dopo con la dottoressa Campione, responsabile ai servizi sociali.

Il pentito Melo Bisognano a giudizio per false dichiarazioni

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Bisognano, come collaboratore di giustizia, si era impegnato a rilasciare dichiarazioni più favorevoli nei confronti di Marino, rispetto a quelle in precedenza rese nell’ambito dei vari procedimenti che lo riguardavano e Marino lo avrebbe aiutato a rilanciare l’attività di un’azienda, la Ldm Costruzioni Srl, costituita dallo stesso Bisognano attraverso dei prestanome nel 2013.

I nuovi senzacasa di Catania

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Il 26 febbraio di quest’anno un’esplosione alle due notte in via Francesco Crispi 103 ha svegliato tutti. Un edificio sventrato dalla deflagrazione di una bombola del gas. I danni provocati sono stati tanti e a distanza di cinque mesi ancora non ci sono soluzioni per chi in quella notte ha perso tutto.

AIUTIAMO GIACOMO!

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Segnalateci case vivibili, in regola, con un affitto basso. Segnalateci ogni possibilità di lavoro per Giacomo che ha vent’anni ed è fortissimo coi suoi muscoli! Se avete giardini da sistemare, scantinati da ripulire, o qualcuno che vi vada a fare la spesa o qualcuno a cui lasciare il vostro cane, fatevi sentire! Abbiamo bisogno di voi, abbiamo bisogno di tutti!

Napoli – Verità e giustizia per Ibrahim

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Si dispongono dietro tre striscioni, prendendo a turno la parola al megafono e urlando la loro rabbia, per lo più in francese. “Basta razzismo”, è tuttavia il coro secco, più frequente, che parte dalla pancia del corteo. Un tizio un po’ agitato urla qualcosa riguardo Allah, ma viene allontanato bruscamente “Qui abbiamo un problema!”, gli grida uno dei rappresentanti della comunità senegalese. “Ci lasciano morire per strada come i cani, non c’entra niente, adesso, Allah!”.

Omicidio Ciro Esposito: ridotta la pena a De Santis

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Martedì 27 giugno, a poco più di un anno dalla sentenza che condannava Daniele De Santis a ventisei anni di reclusione per l’uccisione di Ciro Esposito, la Corte d’appello ha ridotto la pena al militante neofascista ed ex ultras della Roma a sedici anni, motivando la decisione con l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi e con l’assoluzione del reato di rissa. Entrambe le parti hanno annunciato un prossimo ricorso in Cassazione.

 

L’appartamento afghano

da L'appartamento afghano, di Anıl Yurdakul

Dopo nove anni di guerra, iniziati con l’intervento dell’Unione Sovietica nel 1979, l’Afghanistan è entrato in un nuovo periodo di turbolenza politica e intensi conflitti. Oggi, la principale speranza delle persone fuggite dai loro paesi, è di raggiungere la Turchia. Una volta arrivati vengono condotti in vecchi edifici desolati intorno alle aree di trasformazione urbana di Istanbul.

Tra di loro moltissimi giovani in cerca di una vita normale e di nuove possibilità.