“Giochiamo a guardie e ladri?”

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“È un anno che sono qui in Grecia”. Uno di loro si ferma a parlare alla fermata dell’autobus, ansima a bocca aperta mostrando i denti, eccitato dalla corsa. “E da un anno provo a scavalcare quella rete”. Saif è scappato dall’Iran tempo fa. Ha il viso rettangolare con un pizzetto scuro attorno a un sorriso bianchissimo e tiene i capelli lunghi raccolti da un elastico. È alto, ha un fisico da cavaliere, potrebbe avere trent’anni. Il sole non lo aiuta a recuperare il fiato e l’asfalto davanti al porto di Patrasso gli butta in faccia l’aria umida e calda.

Sulla rotta balcanica dei migranti

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È uno strano miscuglio quello che si è creato sull’isola. In questo limbo c’è anche del potenziale: tutte le persone passate per la Grecia e incontrate nelle tappe precedenti ne raccontano le enormi difficoltà, ma parlano anche del lavoro dei volontari e di tutte le persone che li hanno aiutati durante il percorso. Anche i rifugiati lasciano la propria impronta su questa terra e sulla vita delle persone che la abitano: gli esperimenti comunitari come il Mosaik o il centro di Pikpa ne sono la testimonianza più positiva.

Il parco giochi della democrazia “partecipata”

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Sul cancello di legno del Bastione c’è un cartello che informa come il Comune di Catania stia effettuando lavori di “riqualificazione area verde e arredo urbano”. Il committente è sempre il Comune, direzione Ecologia e ambiente. Ci sono i nomi dei direttori dei lavori. Ma nessun responsabile della sicurezza. Nessun progettista. Nessun coordinatore. Tutte le altre sezioni sono vuote, comprese le date di inizio e fine lavori. I soldi da spendere sono invece indicati: 255.175, 81 euro.

Maggio all’infanzia a Napoli

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Le “recite” di fine anno scolastico sono una prassi stucchevole, ormai consolidata in tutte le scuole del regno. Ma qui siamo in un territorio diverso. Gli spettacoli sono l’esito di un percorso durato un anno: sotto l’etichetta TSVF (teatro scuola vedere fare) i bambini hanno innanzitutto visto teatro (ogni classe almeno tre spettacoli) di compagnie italiane. Alcuni spettacoli decisamente belli. Esiste un teatro per i più piccoli in Italia, in evoluzione, che va ben oltre la maledetta “animazione per bambini”.

Per sopravvivere Ridge deve inventarsi qualcosa

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Ai richiedenti asilo non è concesso di lavorare fino all’ottenimento del soggiorno. Il decreto Minniti, approvato pochi mesi fa, introduce – tra la presentazione della domanda e l’ottenimento del permesso – il rilascio di un documento che permette ai migranti di essere impiegati in lavori socialmente utili, ovvero senza ricevere alcun compenso.

Milano sta a sud

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Siamo a Calvairate, quartiere di Milano che pochi milanesi saprebbero indicare sulla mappa. Zona 4, sud est, tra due circonvallazioni e due radiali, a tre km dal Duomo. Per esteso Molise-Calvairate-Ponti. È uno dei più grandi insediamenti di case popolari della città, con tremila alloggi dai ventidue agli ottanta mq, racket degli abusivi incluso. Qualcuno lo chiama “manicomio diffuso” perché dopo la legge Basaglia molte abitazioni sono state destinate ai malati psichici, con la media di uno su dieci a caseggiato.

Paola è morta di fatica nei campi

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L’esodo in corso nutre un serbatoio di forza lavoro a basso costo che va a riempire i cantieri e i campi di tutta Italia. Dietro al caporalato esistono dinamiche difficili da sradicare. È un sistema che risulta conveniente ai più. Tramite i “caporali”, che nella loro organizzazione sono suddivisi in una gerarchia ben precisa (dai “capineri”, ai “caporali mafiosi”, ai “capi amministratori delegati”, ai “venditori”, agli “aguzzini” e tanti altri: la rosa di ruoli e compiti evidenziata dagli studi è ampia), viene arruolata e organizzata la manodopera per conto di imprenditori e proprietari di aziende agricole.

 

Torino, la lotta quotidiana nelle case popolari

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Francesca era tra i casi più gravi. Le era stato diagnosticato un ritardo nell’apprendimento, un disturbo della personalità e diversi problemi fisici. Il giudice le aveva revocato i diritti civili, ma poteva vivere da sola, purché seguita dai servizi. I servizi spesso, però, latitavano. I ragazzi dell’associazione non mancavano di segnalare alle strutture di riferimento i problemi, da quelli di indigenza ai guasti tecnici di luce o acqua. La risposta era però spesso tardiva e oziosa.

“Vogliamo il pane e anche le rose”

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Il quartiere, costruito nei primi anni Settanta, è frutto di un tentativo di sperimentazione architettonica finito male che ha lasciato in piedi palazzoni di tredici piani, le Vele, con muri doppi e grigi. Le tante case popolari ammassate hanno conosciuto un po’ di colore solo con l’arrivo di Pignataro, degli attivisti e dei murales.

“Posso darti un consiglio? Parla con gli sconosciuti”

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La Grecia si presenta così, a pezzi, divisa in isolotti pieni d’alberi: da lontano le punte dei rami, tutte unite, creano una linea morbida e confusa che separa il verde scuro delle piccole foreste dall’azzuro chiaro del cielo. È l’alba e il sole fatica a risalire le colline sopra Igumenitsa, mentre la nave si avvicina al porto.