“Stamu fitennu!”

Operazione Gorgòni: come mafia, politica e imprenditoria gestiscono i rifiuti

Salendo per via Etnea il paesaggio urbano cambia. Siamo lontani dai quartieri popolari. Qua, oltre i semafori, si mantiene una parvenza di ordine. Strade pulite, con tanto di cestini e posaceneri a ogni incrocio. Le vetrine che cominciano a luccicare di Natale.

Nel suo ufficio un funzionario pubblico ci attende. Da dietro la scrivania, congeda un gruppo di cittadini che affolla la sua piccola stanza. Sulla parete destra una foto dove lui abbraccia il sindaco Bianco, una bottiglia di vino vuota in basso, appoggiata sulla stampante, come un altarino. Su quella destra una stampa di Botero: i rotolini di grasso sprigionano onnipotenza. Siamo da lui per parlare di monnezza.

archivio disegni napolimonitor monnezza

Avantieri la magistratura ha sequestrato la ditta Senesi. Il suo rappresentante legale, Rodolfo Briganti, è stato arrestato nell’operazione Gorgòni: i mostri però non sono per niente mitologici. Mafia, politica e imprenditoria. Insieme appassionatamente nel business dei rifiuti.

Il sindaco di Catania, Enzo Bianco, si è premurato a far redigere un comunicato con cui ringrazia la Procura e la DIA per la tempestività dell’intervento che “ha posto fine alle azioni criminali che coinvolgevano uno dei settori più delicati della Pubblica Amministrazione”. Ma la ditta Senesi, insieme alla EcoCar, appartiene al raggruppamento temporaneo di imprese che gestisce il servizio di raccolta di rifiuti anche a Catania. Quando venne fatta la gara pubblica per affidare il servizio, non si presentò nessun’altra azienda. Per ben due volte di fila.

Mese di giugno: il Comune di Catania firma sanzioni penali nei confronti delle ditte per 1200 euro. Mese di luglio e agosto, stessa cosa. “Io non sono tenuto a dare informazioni, non ho niente da nascondere. Al direttore, dovete rivolgervi al direttore!”.

Com’è possibile che il Comune di Acicatena presenta 12mila euro di sanzioni al mese, e il Comune di Catania, con 350mila abitanti, ne fa solo 1200?

“Questi dati che io firmo, li firmo sotto volontà dei sorveglianti che ci portano. I sorveglianti hanno sbagliato a scrivere cose che non sanno scrivere. Quando arriva il sorvegliante che segnala un disservizio alle 9.15, quando l’orario di lavoro finisce alle 10.15, la certificazione è nulla. E la ditta ci chiede il contraddittorio. In questi casi l’errore è dei sorveglianti, non di chi firma le sanzioni”.

Il Comune affida il servizio di raccolta rifiuti a delle aziende. Nel momento in cui lo fa, qualcuno deve sorvegliare che facciano bene il loro lavoro – pagato da noi cittadini. Quindi qualche figura comunale avrà il compito di sorvegliare i sorveglianti? Ma il direttore: “I sorveglianti si sorvegliano da soli. Se lei vede un vigile che invece di essere a un incrocio, se ne va al bar, mica si possono controllare tutti i vigili della città… Anche se ci fosse una figura preposta a farlo, nel momento in cui il vigile dice che si è sentito male in quel momento, che gli puoi dire? Quando il sorvegliante mi certifica cose errate, io posso guardare le carte ma non è che posso controllare tutti i sorveglianti con tutte le carte che mi ritrovo!” poi chiosa “La figura del sorvegliante è responsabile da sé”.

Ad Acicatena, un dipendente della Senesi al telefono con l’ex sindaco Ascenzio Maesano, dava indicazioni precise “Deve annullare le sanzioni. Deve dire rivista la sanzione”. A Catania ci sono quindici sorveglianti designati per controllare l’attività di raccolta rifiuti, pulizia delle strade, manutenzione dei cassonetti. “Ci sono stati abbassamenti e innalzamenti continui con le sanzioni”. Se gli abbassamenti coincidono con l’entrata della Senesi nella vicenda, può essere un caso anche questo.

“Se avete premura, ve ne potete andare!” il direttore si rivolge ad altre persone che bussano alla sua porta. In penombra rimangono i soliti nomi: i Laudani, i Cappello, i Carateddi, e altri che non vogliono cedere il mercato dei rifiuti alle cosche catanesi. Alle imprese serve un aggancio col mondo politico. Secondo gli inquirenti, lo trovano nel giornalista Salvo Cutuli – cronista dell’emittente tv Rei Canale 103 e collaboratore de La Sicilia.

Intanto a Catania la via crucis della differenziata porta a porta procede nella parte bene della città, gestita da questi personaggi. Nei quartieri popolari invece il problema non si è mai posto “Stamu fitennu!”.

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