Senzacase a San Cristoforo

Catania. Protesta delle famiglie nel b&b di via Juvara

San Cristoforo non è un quartiere di proteste, ma di silenzi e occhiate furtive. Ma ieri, verso le sette di sera, le famiglie che alloggiano da mesi e anni nel b&b Le Coccole in via Juvara hanno fissato striscioni sui balconi, sono salite sui tetti e hanno cominciato a urlare dal megafono “Siamo stanchi di stare in un b&b, vogliamo le case, qui ci sono bambini!”.

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I bambini intanto sono cresciuti. Alcuni nel frattempo si sono anche ammalati. Ma ieri grazie a loro sembrava quasi una festa nel quartiere. “Vogliamo i nostri diritti” dicevano zampettando da un balcone all’altro. Ogni famiglia ha una sola camera e lì devono farci stare tutta la loro vita.

“La situazione è precipitata stamattina” dice la signora Enza (la chiameremo così)  “siamo andati ai servizi sociali a parlare con la dottoressa Campione e ci ha detto che l’ufficio Patrimonio assegnerà soltanto ventiquattro miniappartamenti. Io con la mia famiglia siamo ventottesimi nella graduatoria, e quindi non ci rientreremo. Ci hanno detto che dobbiamo tornarci tra una settimana per una soluzione, ma è da due anni che ci torniamo!”.

“Nel b&b non volevano comprarci nemmeno la bombola per cucinare, poi per fortuna ce l’hanno portata. Siamo con la fogna rotta da giorni” dice Veronica “Non possiamo continuare a stare così, non ci ascolta nessuno, siamo esausti”.

Un gruppetto di persone si avvicina da Piazza San Cristoforo: rimane affacciato da via Plebiscito senza avvicinarsi, finché poi se ne va. Arrivano anche le volanti dei Carabinieri e i Vigili del Fuoco. Ma anche loro se ne vanno. Qualcuno passa in motorino e urla “O circativi u travagghiu! Anzi ca vu desuru u b&b!”.

“Chi vi fa credere che a noi piace stare qui così? Non ci piace per niente!” dice il marito di Enza al megafono “I bambini stanno crescendo in queste quattro mura, se avessimo un lavoro saremmo qui secondo voi?”. Ma il quartiere, la sua gente, il suo silenzio e i suoi sguardi rimangono furtivi.

“Non è vero che non ci sono le case. Ci sono i miniappartamenti, ci sono edifici abbandonati che noi siamo disposti pure a ristrutturarci da soli, ci sono i beni confiscati alla mafia… Ma al Comune non sbloccano niente, mentre noi continuiamo a stare così!”.

Per arrivare in via Juvara dall’interno si può percorrere via Delle Calcare che è una strada lunghissima che unisce varie zone del quartiere. Nel bel mezzo, c’è un palazzo di quattro o cinque piani che è stato confiscato alla mafia. È solo uno dei tanti a San Cristoforo. È chiuso.

In via Juvara, davanti al b&b, c’è un vecchio basso col tetto sfondato e alle sue spalle tante piccole abitazioni ammassate l’una sull’altra. “Ma come fanno a non capire che non stiamo bene qui?” chiede una delle bambine. Ha otto anni, e ne ha già trascorsi due nel b&b.

Mentre i bambini continuano a fare domande, a Catania continuano a consumarsi i reati per abuso d’ufficio. Qualcuno continua a specializzarsi nell’affitto e nella gestione di immobili di proprietà o in leasing, grazie ad amici e parenti che dalla poltroncina conquistata chiudono un occhio elargendo favori a destra e a manca. “Ci dicono che siamo persone di bassi fondi!” dicono stizzite le mamme del b&b.

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