Ricordatevi che questo è Stato

L’esistenza di Pio La Torre è stata contrassegnata dalla difesa del lavoro e dei diritti, dall’impegno per la pace e dalla lotta alle mafie. Dalle lotte contadine al lavoro da parlamentare (in commissione antimafia) fino all’impegno contro l’installazione della base missilistica della Nato a Comiso, l’obiettivo era uno soltanto: la difesa dei principi fondamentali di quella Costituzione vergata con il sacrificio e il sangue dei partigiani che hanno combattuto la barbarie nazifascista.

La Carta fondamentale è il testimone che i liberatori hanno lasciato nelle mani di chiunque volesse raccoglierlo facendosi carico di riaffermarne lo spirito e La Torre ha cominciato a farlo quando ancora i padri costituenti non l’avevano materialmente redatta, animando in Sicilia una splendida “resistenza” contadina. È innegabile la rilevanza, per la storia della lotta al crimine organizzato nel nostro Paese e non solo, della sua intuizione rispetto alla necessità di colpire il patrimonio dei mafiosi (intuizione poi diventata legge “Rognoni-La Torre”). Ma la lezione più importante di Pio La Torre è probabilmente un’altra: egli era consapevole che i suoi diversi fronti di impegno rappresentavano in realtà un’unica battaglia combattuta su più fronti. Una battaglia il cui “grido” racchiude in sé un messaggio semplice quanto rivoluzionario. Quei contadini che urlavano “La terra è di tutti” oggi forse direbbero “Noi siamo il 99 per cento”. La Torre ha analizzato e contrastato lucidamente e a viso aperto il legame tra potere politico e potere mafioso rappresentando un esempio di coerenza, coraggio di protestare (pagato anche con il carcere) e capacità di aggregare un vasto movimento democratico attorno a quelle rivendicazioni. Se non fosse irriverente si potrebbe sintetizzare così: “Ricordate che questo è Stato”. Buona Liberazione.

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