“Posso darti un consiglio? Parla con gli sconosciuti”

Diventare couchsurfer: la scelta di Ivan

Sulla nave per Patrasso c’è Ivan: va all’est Europa in sella alla moto. Lui è un couchsurfer, uno che dorme da chi può dargli ospitalità, e così riesce a visitare tanti posti con pochi soldi. “Mi servono quindici euro al giorno, fra cibo, benzina e qualche birra. Cinquecento euro al mese: a Brescia ti prendi un monolocale e ci stai dentro, senza mangiare, senza pagare luce e acqua. Stai dentro una stanza e respiri”.

Iigoumenitsa

“Guarda, questi sono tutti i posti che ho visto”. E dallo smatphone fa vedere una mappa dell’Europa piena di puntini colorati. Ivan gira in moto da aprile 2016, quando ha lasciato il suo posto da web designer. “Un giorno ho ospitato un olandese che stava girando il mondo in bici. Giovanissimo, a ventidue anni questo ragazzo aveva girato gli Stati Uniti e quando è venuto a casa mia pedalava già da un anno. Perciò mi sono chiesto: io a ventotto anni che ho fatto?”. Tiene gli occhi ben aperti mentre parla di Brescia e del suo vecchio lavoro, poco stimolante e senza nemmeno troppo da guadagnare.

E ride, a denti stretti, sistemando il suo borsone con sopra il paraschiena. “Posso darti un consiglio? – dice chiudendo la cerniera – Parla sempre con gli sconosciuti. Non sai mai chi hai davanti e magari parlando con qualcuno scopri che ti può aiutare”. All’improvviso Gigi Buffon dà uno schiaffo al pallone e tutti si alzano in piedi, volano parole in bulgaro e greco contro la televisione appesa al muro. Di fronte ci sono le persone assonnate che riempiono la sala ristorante della nave: anziane coppie di tedeschi, studenti siciliani in gita, camionisti dell’Est Europa e qualche italiano. Grazie alla parata dello juventino, la palla finisce in calcio d’angolo per il Bayern Monaco e dopo poco l’arbitro fischia: due a zero per i bianconeri e i passeggeri tirano fuori le coperte per la notte. Uno si sdraia sulla moquette blu e tranquillo si addormenta sotto il grande televisore da cui spunta un giornalista di canale cinque. Ben pettinato, in giacca e cravatta, fa un gran baccano mentre presenta i servizi: alla Camera si discute se il padrone di casa può sparare ai ladri, in Puglia un vecciho è caduto sugli scogli e si è spaccato la testa.

Camionisti e tedeschi non lo stanno a sentire e si rigirano stanchi fra le poltroncine scomode. Al bancone del bar gli studenti siciliani comprano bottigliette d’acqua da un euro e sessanta e si muovono in gruppetti verso le camere, pieni di vita, le facce limpide e scaltre da sedicenni in gita pronti a spostarsi nelle camere dei compagni e fare festa. Verso le cinque di mattina li vedi con gli occhi pieni di sonno, appoggiati sulle spalle degli amici, mentre aspettano di scendere a Igumenitsa, una città di mare a trenta chilometri dall’Albania.

La Grecia si presenta così, a pezzi, divisa in isolotti pieni d’alberi: da lontano le punte dei rami, tutte unite, creano una linea morbida e confusa che separa il verde scuro delle piccole foreste dall’azzuro chiaro del cielo. È l’alba e il sole fatica a risalire le colline sopra Igumenitsa, mentre la nave si avvicina al porto. A terra, l’autista di un autobus lava lentamente il parabrezza immergendo uno spazzolone in un secchio. A ogni immersione, l’acqua straborda e macchia di scuro il piazzale di cemento, accanto le ruote della macchine posteggiate. Il portellone del traghetto si apre e spuntano le prime auto. Dall’altoparlante una voce femminile dice in quattro lingue di scendere, i baristi fanno segno ai ritardatari di sbrigarsi, poi uno suono forte e basso fa capire che è ora di ripartire verso Patrasso. Due gabbiani si rincorrono appena il marmittone della nave, attorno alla fumata bianca che viene dalla sala macchine. Igoumenitsa pian piano si allontana lungo la scia della nave e ora del porto si vede solo qualche container arrugginito.

 

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