Napoli – Traiano on the beach

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Per qualche tempo la stampa e l’opinione pubblica si ricordano dell’esistenza di questi enormi ghetti, ne denunciano la massiccia presenza malavitosa, si mostrano indignati per le condizioni di abbandono in cui operano la scuola, le associazioni e tutte le persone che provano a restituire a quei luoghi una dimensione più umana. Ma il quartiere e i suoi problemi passano di moda nel tempo necessario a chiudere la pagina di un giornale, come se quelle vite trovassero senso solo all’interno del racconto predeterminato che del quartiere si intende fare.

Carcere – Galera dentro, galera fuori

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La via difficile della libertà È sera e Lucio aspetta davanti a un ristorante. Ha la faccia rasata da stamattina e i capelli corti e fra poco fa tre anni che è fuori dal carcere. Parla lento, si concentra, e […]

Perché a Catania le aree verdi fanno paura

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“Il Bastione degli Infetti c’è stato un tempo in cui veniva usato per buttarci le carcasse dei cavalli morti”. Poi è nato il Comitato Antico Corso e qualcosa è cominciato a muoversi. L’hanno ripulito, sradicato le erbacce, e hanno cominciato ad aprirlo alla città “A me non piace parlare di quartieri” dice Salvo Castro “perché questo posto non è solo del quartiere ma della città, è alla città che deve tornare, non al quartiere. Perché questa logica dei quartieri è come se ogni quartiere si autogovernasse per conto suo, ognuno con proprie regole e con un boss a capo… Non può continuare ad essere così”.

Il parco giochi della democrazia “partecipata”

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Sul cancello di legno del Bastione c’è un cartello che informa come il Comune di Catania stia effettuando lavori di “riqualificazione area verde e arredo urbano”. Il committente è sempre il Comune, direzione Ecologia e ambiente. Ci sono i nomi dei direttori dei lavori. Ma nessun responsabile della sicurezza. Nessun progettista. Nessun coordinatore. Tutte le altre sezioni sono vuote, comprese le date di inizio e fine lavori. I soldi da spendere sono invece indicati: 255.175, 81 euro.

“Vogliamo il pane e anche le rose”

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Il quartiere, costruito nei primi anni Settanta, è frutto di un tentativo di sperimentazione architettonica finito male che ha lasciato in piedi palazzoni di tredici piani, le Vele, con muri doppi e grigi. Le tante case popolari ammassate hanno conosciuto un po’ di colore solo con l’arrivo di Pignataro, degli attivisti e dei murales.

Come si sterilizza un quartiere

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Per chi arriva in treno a Bologna, e per chi non è di Bologna, questa sensazione è evidente a partire dalla nuova stazione dell’alta velocità, con la sua uscita che si chiama appunto “Quartiere Bolognina”, e che sembra presentarsi immediatamente al viaggiatore per il suo essere spoglia, incompleta, un ossimorico mix di novità e decadenza. Dalle piattaforme dei treni sotterranei si risale per un labirinto oscuro di scale mobili e spazi deserti, di vuoti che non sono stati riempiti dai negozi e dalle attività commerciali previsti nel progetto iniziale. Doveva essere una stazione moderna, futuristica, come quella di altre città: un’idea mai nata. O forse un’idea che semplicemente non c’era.

Resistenza popolare nel quartiere Antico Corso, Catania

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Il quattro dicembre si è inaugurato il centro “Comitato di Solidarietà Popolare” intitolato a Graziella Giuffrida. L’idea si basa su due parole, resistenza e solidarietà popolare. Già a partire dal nome a cui hanno dedicato questo centro, Graziella Giuffrida, un’insegnate catanese che trasferitasi a Genova entrò nelle SAP (Squadre di Azione Partigiana) per condurre la sua lotta contro il regime fascista.

Catania: il disastro umanitario è qui

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Dopo innumerevoli anni, decine di senza tetto, più di quaranta persone – catanesi e migranti, di norma stazionanti all’addiaccio nell’area del Corso Sicilia – che da sempre hanno passato le rigide nottate invernali distesi sul nudo asfalto, hanno avuto la civica occasione di essere alloggiati in un ambiente accogliente e riscaldato. Grazie ad un tendone gestito dalla Croce Rossa. Adesso, dopo una settimana, dicono che il tempo dell’accoglienza civile e solidale è finito.

Il centro polifunzionale Midulla ritorna alla città

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Scendendo da via Belfiore, la prima traversa sulla destra è via Zuccarello: una strada così stretta che sembra un vicolo, e proprio qui, dirimpetto al mercato rionale, c’è il Centro polifunzionale Midulla. Domenica 8 gennaio un gruppo di cittadini ha deciso di occuparlo e rimetterlo a disposizione del quartiere San Cristoforo e della città.

Liberiamoci!

la palazzina prima e dopo il murales-foto-Edoardo Manuguerra

Dipingere la libertà nelle periferie di Trapani

“Quale dei due pupi vorreste essere?” chiedo a due bambini. “Io non vorrei essere uno dei due pupi” risponde Daniele “io vorrei essere come Matteo Messina Denaro perché è furtuni. Lui quando passano gli sbirri gli fa ciao con la mano”. Invece Aria, di sette anni, dopo averci pensato un po’, risponde “Io sono il cavaliere verde, quello a terra, perché anche se sembra sconfitto in realtà taglia il filo a quello cattivo. E poi il verde è il mio colore preferito”.