Morire di precariato

Carmine Cerbera, docente precario senza cattedra di Casandrino (Napoli) non ha retto. A 48 anni ha detto basta. Nonostante le notevoli competenze, aveva paura di restare fuori. Già si sentiva fuori. Il tempo di un ultimo quadro: una croce col suo nome. Lui l’arte voleva insegnarla, ma aspettava un incarico come ogni anno scolastico e quest’anno non è arrivato; Carmine l’arte la praticava, restaurava anche e, ferito nell’orgoglio, ha deciso di prendere un’ attrezzo tagliente, che usava per tagliare le tele che dipingeva, e si è tagliata la carotide. Si è suicidato. Un pittore. Un insegnante di disegno e storia dell’arte ma soprattutto: un uomo. Con sentimenti, dignità. Ma. Un numero nelle maledette graduatorie che decidono se toccherà a te o no, l’incarico. Nuovo giro. Nuovo regalo. Un numero quando, parlando di scuola pubblica,si parla di. Spalmare. Tagliare. Razionalizzare. Mettere in mobilità. Quando finirà questo massacro? Quando finiremo di imbarbarirci per strappare i resti degli ultimi brandelli di carne dall’osso? Perché sono anni che ormai è partito il massacro nei confronti degli insegnanti precari. Cerbera è stato ricordato anche in un sit-in davanti alla sede del Miur in viale Trastevere. “Il precariato uccide. Precari uniti” era scritto su uno degli striscioni.  

[ ]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di verifica *

Si informano i lettori che i commenti troppo lunghi potrebbero essere considerati SPAM e cestinati in automatico.
Vi preghiamo pertanto di essere concisi nei vostri commenti.