Milano da morire

Gente “normale” che traffica in eroina. Sparatorie per le strade. Muso duro ai vu cumprà e via libera agli speculatori, anche ai più collusi. L’arancione sbiadisce. E Formigoni che non se ne va…

Al semaforo osservo le automobili che sfrecciano lungo la circonvallazione: Audi, Bmw, Volvo, Bmw, Audi, Porsche Cayenne, Mini, Alfa, Panda, Mercedes, Bmw, Jaguar, Mini, Mini, Panda, Punto, Audi, Audi, Cayenne… in meno di trenta secondi mi è passato davanti l’equivalente su ruote di quasi un milione di euro

Guardo le targhe quasi tutte fresche di immatricolazione, vedo le facce al volante, facce comuni di persone comuni, e non posso fare a meno di chiedermi da dove vengano tutti questi soldi.

Una domanda retorica e anche un po‘ banale, però a Milano quella domanda non se la pone più nessuno, salvo poi sorprendersi se in una zona centrale un killer ammazza per strada una coppia all’ora dell’aperitivo. Gente apparentemente normale, a passeggio con in braccio la figlioletta di due anni. Invece è poi saltato fuori che trafficavano in cocaina e avevano un progetto di vita che parla da solo: aprire uno strip-bar a Santo Domingo.

L’esecuzione tra la folla, caso abbastanza raro a Milano, ha fornito alla destra l’occasione per montare il solito can-can sulla sicurezza e per chiedere che tornino per strada le pattuglie con i militari, dispendiosa ricetta messa in campo negli ultimi anni dal centrodestra nazionale e cittadino senza ottenere il benché minimo risultato, se non quello di sottrarre risorse alla lotta alla criminalità organizzata e al riciclaggio di denaro sporco, una vera e propria piaga per Milano, che del riciclaggio è la capitale indiscussa.

Un fiume di denaro che si distribuisce in mille rivoli, con un’infiltrazione dell’economia legale così capillare da rendere pressoché impossibile distinguere il bianco dal nero. C’è (quasi) solo un’enorme melassa grigia. Oggi chi ricicla non lavora tanto su grandi progetti e speculazioni su cui ci sono troppi occhi puntati e che, come testimoniano gli incredibili ritardi di Expo2015, rischiano anche di non decollare mai.

Imprese e cantieri di piccola e piccolissima taglia, invece, permettono una gestione ottimale dell’attività e riducono il rischio di essere scoperti: chi si metterà mai a ficcare il naso tra migliaia di negozi e negozietti, imprese edili e società di servizi per verificarne l’effettivo stato di salute e la congruità del patrimonio personale dei titolari in relazione all’andamento degli affari dell’azienda?

Un sistematico controllo preventivo risulterebbe forse troppo oneroso e quanto alla lotta all’evasione, beh meglio una bella passerella mediatica a Cortina e Portofino che mettersi a fare sul serio.

Così in piena crisi aprono in continuazione nuovi cantieri per costruire case che nessuno comprerà, mentre nei quartieri semi-periferici e periferici della metropoli tira un’aria sempre peggiore.

“Hanno spaccato i vetri del negozio di scarpe all’angolo, la vetrina del negozio di vestiti, quella della cartoleria e di un altro negozio di scarpe. Una proprietaria era fuori che piangeva e diceva che era la sesta volta che lo cambiava e che piuttosto che pagare se ne sarebbe andata. E‘ da maggio che va avanti questa storia…”.

A parlare è una testimone oculare; il fatto è successo pochi giorni fa nei pressi di Viale Monza.

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